Il cult anni ’90 da recuperare che mischia Lo Squalo con I Magnifici 7 (e c’è Kevin Bacon)
10/07/2026 news di Andrea Palazzolo
Il cult del 1990 che mescola natural horror e western, da vedere. Con Kevin Bacon, vermi giganti e un tono ironico.

Non si può mai avere abbastanza natural horror. I registi della fine del Ventesimo secolo lo sapevano bene, e continuavano a sfornare pellicole in cui animali reali si trasformavano in macchine di morte. C’è qualcosa di profondamente disturbante in questa formula: un essere vivente che conosciamo, che magari abbiamo incontrato, mutato in una minaccia letale. Un lupo mannaro terrorizza, certo, ma un cane rabbioso sembra molto più vicino alla nostra realtà quotidiana.
Eppure c’è anche qualcosa di divertente nel natural horror. Una sorta di giustizia poetica, un “chi la fa l’aspetti” cosmico nel vedere la natura ribellarsi all’umanità. Questo si traduce spesso in un tono ironico, tongue-in-cheek, che però non impedisce a questi film di essere spaventosi e splatter quanto basta. Lo Squalo potrebbe non essere il capostipite assoluto, ma ha certamente reso popolare il genere a livelli mai visti prima, codificando un ibrido tra mostro e natura che riecheggia ancora oggi nel cinema horror.
Tremors è esattamente questo tipo di film. Uscito nel 1990, deve moltissimo a Lo Squalo ma anche ai western classici, creando una miscela esplosiva che ancora oggi funziona alla perfezione. La storia si svolge ai giorni nostri, ma nell’isolata cittadina di Perfection, Nevada, un posto che sembra uscito direttamente da un film di Sergio Leone. Val McKee, interpretato da un giovane Kevin Bacon, è un tuttofare locale stanco di lavorare in quella terra dimenticata da Dio e progetta di andarsene alla prima occasione. Prima che possa farlo, però, una creatura invisibile che si muove sottoterra inizia a decimare gli abitanti del villaggio uno dopo l’altro.

Val e i suoi concittadini devono unirsi per salvare se stessi e la loro città, affrontando un mostro la cui identità rimane nascosta per gran parte del film, proprio come lo squalo di Jaws. Questa creatura potrebbe tranquillamente essere i banditi di Calvera de I magnifici sette, solo che invece di arrivare a cavallo, arriva dal sottosuolo. Il risultato è un’avventura spaventosa, divertente e sanguinolenta attraverso il deserto che vale ogni minuto dei suoi 96 di durata.
La particolarità di Tremors rispetto ad altri film di mostri sta nel bilanciamento perfetto tra animalesco e mostruoso. I Graboids, i vermi giganti che attaccano Perfection, sono creature uniche: un mix tra tartaruga azzannatrice, sandworm di Dune e Sarlacc di Star Wars. Non sono né completamente realistici né totalmente fantastici, e questa ambiguità li rende ancora più inquietanti.

Ma non è solo il mostro a rendere speciale questo film. Tremors presenta un tono distintamente casual e comico che funziona meravigliosamente nell’ambientazione spoglia del deserto. È come se i personaggi monosillabici di un western di Clint Eastwood fossero stati catapultati nel mezzo di Lake Placid. A differenza di Lo Squalo e di altri film di mostri che ne hanno seguito l’esempio, Tremors non è apertamente terrificante, se si escludono alcuni jump scare ben piazzati, ma i registi riconoscono questo limite e non cercano di nasconderlo.
Il franchise si è esteso dal 1990 al 2020, con Ron Underwood alla regia del primo capitolo, seguito da S.S. Wilson per il secondo e il quarto, Brent Maddock per il terzo, e Don Michael Paul per gli ultimi tre. Ogni film successivo capisce cosa attira le persone verso questo universo narrativo e, presi nel loro insieme, offrono un’esplorazione sorprendentemente profonda di un mondo popolato da creature che hanno più sfaccettature di quanto si possa immaginare.
Il primo Tremors rimane comunque speciale, un punto di riferimento difficile da eguagliare. È un esempio perfetto di come un’idea apparentemente semplice, un budget contenuto e un cast affiatato possano creare qualcosa di memorabile. Kevin Bacon e Fred Ward hanno una chimica naturale che rende credibile la loro amicizia e le loro battute nervose di fronte al pericolo. Il film non cerca di essere più intelligente di quanto debba essere, ma è costruito con una precisione artigianale che tradisce l’amore dei suoi creatori per il genere.
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