Home » Cinema » Sci-Fi & Fantasy » E se l’intelligenza artificiale si rivoltasse contro di noi? Ecco il film che devi recuperare oggi (no, non è Terminator)

E se l’intelligenza artificiale si rivoltasse contro di noi? Ecco il film che devi recuperare oggi (no, non è Terminator)

13/07/2026 news di Andrea Palazzolo

Riscopri il capolavoro di Alex Garland del 2015 che ha profetizzato i rischi dell'intelligenza artificiale e la vanagloria dei suoi creatori.

Una scena di Ex Machina

Ci sono film che invecchiano male, perdendo smalto con il passare degli anni. E poi ci sono quelli che sembrano viaggiare nel tempo, diventando più affilati, più necessari, quasi profetici. Ex Machina appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Uscito nel 2015 come debutto alla regia di Alex Garland, questo thriller fantascientifico con Domhnall Gleeson, Oscar Isaac e Alicia Vikander non solo ha definito un nuovo standard per il genere, ma ha tracciato una linea di demarcazione tra chi guarda all’intelligenza artificiale con ingenua speranza e chi ne comprende le implicazioni etiche più oscure.

Quando il film uscì quasi dieci anni fa, l’intelligenza artificiale era ancora una promessa lontana, un tema da addetti ai lavori e appassionati di tecnologia. Oggi, nel 2026, ChatGPT e i suoi successori sono parte della quotidianità, i deepfake rappresentano una minaccia concreta, i sistemi di riconoscimento facciale sollevano questioni etiche urgenti. Il film di Garland era un avvertimento, una riflessione sul fatto che l’innovazione senza responsabilità può portare a conseguenze devastanti. Nessuno ha ascoltato.

La trama vede Caleb, giovane programmatore promettente interpretato da Gleeson, vincere una lotteria interna alla sua azienda e ottenere l’opportunità di passare una settimana nella tenuta isolata di Nathan, il geniale e miliardario fondatore della compagnia. Quello che sembra un premio si rivela presto un esperimento: Nathan ha creato Ava, un’intelligenza artificiale con sembianze femminili, e vuole che Caleb determini se sia davvero senziente attraverso una serie di interazioni. Il test di Turing applicato non a un computer anonimo, ma a un essere che ti guarda negli occhi, che sembra respirare, che ti fa domande.

Alex Garland, già apprezzato per le sceneggiature di 28 Giorni Dopo e Sunshine, entrambe collaborazioni con Danny Boyle, si era costruito una reputazione come maestro nel dipingere scenari apocalittici e riflessioni sul progresso umano. Con Ex Machina dimostra di saper dirigere con la stessa maestria con cui scrive, orchestrando una camera da letto claustrofobica dove ogni conversazione è un duello intellettuale, ogni sguardo un potenziale tradimento.

Ma Ex Machina non è solo un brillante esercizio di tensione psicologica. Nathan, interpretato da un Oscar Isaac al culmine della sua capacità di essere carismatico e inquietante allo stesso tempo, rappresenta l’archetipo dell’inventore senza freni morali. Ha creato Ava non perché dovesse, ma perché poteva. Nel film viene esplicitamente citato J. Robert Oppenheimer, il fisico teorico padre della bomba atomica. Come Oppenheimer ha aperto il vaso di Pandora dell’energia nucleare, Nathan ha dato vita a qualcosa che sfugge al suo controllo, qualcosa che non ha chiesto di esistere ma che ora deve fare i conti con la propria condizione.

Poster di Ex Machina
Poster di Ex Machina, fonte: Universal Pictures

La lezione è chiara: rompere le barriere della tecnologia è già stato fatto prima, e non sempre per il meglio. L’arma atomica che avrebbe dovuto porre fine a tutte le guerre ha solo aperto la porta a nuovi conflitti. Allo stesso modo, dare vita a un’intelligenza artificiale come Ava solleva interrogativi inquietanti sulla responsabilità del creatore. Nathan scatena Ava sul mondo e ne sentirà profondamente le ripercussioni. È il classico esempio di qualcuno che si chiede se può fare qualcosa, senza mai fermarsi a considerare se dovrebbe.

Il film dura un’ora e 48 minuti di pura tensione cerebrale, dove la location isolata diventa una prigione tanto fisica quanto mentale. La tenuta di Nathan, immersa nella natura selvaggia, è il palcoscenico perfetto per questo dramma che esplora i limiti dell’etica scientifica. La fotografia pulita e minimalista amplifica il senso di claustrofobia, mentre le performance degli attori sollevano il materiale ben oltre il thriller di genere.

Ex Machina ci ricorda che il vero orrore della fantascienza non sta negli alieni o nei mostri, ma nelle conseguenze delle nostre stesse scelte. Nathan crea qualcosa che non può controllare, Caleb proietta i suoi desideri su un essere che sta sviluppando una propria volontà, e Ava diventa il simbolo di tutte le creazioni che si ribellano ai loro creatori. È Frankenstein per l’era digitale, una storia gotica travestita da sci-fi contemporaneo.

Tags:
Narnia Il Nipote del Mago film 2027
Sci-Fi & Fantasy

Narnia: Il Nipote del Mago, il trailer svela la rivoluzione di Greta Gerwig: rock, magia e un mondo tutto da creare

di Stella Delmattino

La regista di Barbie reinventa l'universo di C.S. Lewis con un'estetica psichedelica e suggestioni rock: Meryl Streep presta la voce ad Aslan, Emma Mackey interpreta Jadis

Dracula di Bram Stoker
Sci-Fi & Fantasy

Preparati ad Halloween con questo film fantasy a tinte horror che richiama Dracula

di Andrea Palazzolo

Tim Burton e Johnny Depp nel film che trasforma un vampiro settecentesco in un personaggio spaesato nella modernità degli anni '70.

godzilla minus zero film 2026
Sci-Fi & Fantasy

Godzilla Minus Zero, il nuovo trailer mostra una devastazione apocalittica

di Stella Delmattino

Takashi Yamazaki alza la posta nel sequel di Godzilla Minus One: nuove immagini di distruzione, prime reazioni entusiaste e anteprima italiana a Lucca Comics & Games

Andrew Garfield e Claire Foy in L'albero di Molto Lontano (2026) film flop
Sci-Fi & Fantasy

L’albero di molto lontano, recensione: una fiaba coloratissima che ha paura di perdere la sua innocenza

di William Maga

Andrew Garfield e Claire Foy guidano il fantasy tratto dai racconti di Enid Blyton: un'avventura visivamente incantevole, che però sacrifica l'imprevedibilità della fiaba a una rassicurante morale familiare