Un pianeta alieno, un mostro da sconfiggere e un fratello da vendicare: il film di fantascienza che devi recuperare
20/07/2026 news di Andrea Palazzolo
Questo film di fantascienza e azione è solo l'ultimo capitolo di una saga che affonda le sue radici negli anni '80

Su Disney+ puoi trovare il film che segna una rivoluzione per il franchise che da quasi quarant’anni terrorizza e affascina il pubblico. Predator Badlands, sesto capitolo della saga inaugurata nel 1987 dal film con Arnold Schwarzenegger, compie un’operazione narrativa senza precedenti: trasforma il cacciatore alieno da minaccia letale a protagonista assoluto della storia. Per la prima volta, uno Yautja non è solo il motore dell’azione ma anche il cuore emotivo del racconto.
Diretto da Dan Trachtenberg, già autore dell’acclamato Prey del 2022 e della serie animata Predator: Killer of Killers, il film si spinge oltre i confini tradizionali del franchise per esplorare un territorio inesplorato: la cultura, i codici d’onore e le contraddizioni della specie aliena che ha definito l’immaginario dell’action fantascientifico. Non si tratta di un sequel diretto di Prey, ma di un capitolo autonomo ambientato nell’universo principale della saga, concepito per espandere e ridefinire ciò che conosciamo sugli Yautja.
La storia si svolge in un futuro lontano, su un pianeta remoto chiamato Genna, un mondo ostile popolato da creature feroci e paesaggi letali. Qui incontriamo Dek, interpretato dall’emergente stuntman Dimitrius Schuster-Koloamatangi, un giovane Predator emarginato e bandito dal proprio clan dopo aver fallito la prova rituale che avrebbe dovuto consacrare il suo valore come cacciatore. Solo, disonorato e costretto a sopravvivere in un ambiente sconosciuto, Dek deve ridefinire il significato stesso dell’onore che la sua cultura gli ha inculcato sin dalla nascita.

Il destino lo mette sulla strada di Thia, un androide della Weyland-Yutani Corporation interpretato da Elle Fanning, candidata agli Emmy e ai Golden Globe. Thia è stata abbandonata dopo un incidente che l’ha privata delle gambe, ma conserva una mente lucida e una sorprendente determinazione a sopravvivere. Due esseri imperfetti, due paria appartenenti a mondi opposti, stringono un’alleanza inattesa per affrontare un pianeta popolato da minacce costanti: creature selvagge, androidi ostili e altri Predator decisi a eliminarli.
Attraverso questo viaggio di sopravvivenza, il film scava nella mitologia degli Yautja con una profondità mai vista prima. Trachtenberg e il co-sceneggiatore Patrick Aison hanno lavorato alla creazione di un vero e proprio linguaggio scritto e verbale per la razza dei Predator, affidandosi allo stesso linguista che ha sviluppato il Na’vi per l’Avatar di James Cameron. Questo investimento nella world-building testimonia l’ambizione del progetto: non limitarsi a raccontare un’altra caccia mortale, ma svelare dall’interno una civiltà aliena con le sue regole, le sue gerarchie e le sue zone d’ombra.
Il cast principale vede Elle Fanning in un doppio ruolo: oltre a Thia interpreta anche Thessa, un altro sintetico prodotto dalla Weyland-Yutani. Accanto a lei, Dimitrius Schuster-Koloamatangi veste i panni sia di Dek che di suo padre Njohrr, creando un ponte generazionale che arricchisce il sottotesto familiare della storia. Mike Homik interpreta Kwei, il fratello maggiore di Dek, mentre Rohinal Nayaran dà vita a Bud, una creatura nativa del pianeta Genna. Completano il cast Reuben De Jong e Cameron Brown.
La presenza di Elle Fanning porta una dimensione emotiva riconoscibile, un ponte tra lo spettatore e questo mondo estraneo. Il suo personaggio, un androide danneggiato ma resiliente, incarna temi di fragilità e determinazione che risuonano con l’arco narrativo del Predator protagonista. Due esseri incompleti, rotti, che trovano forza nell’alleanza reciproca: un nucleo drammaturgico classico applicato a un contesto fantascientifico estremo.
La sfida è stata quella di far funzionare un film d’azione dove il protagonista comunica in una lingua inventata, indossa una maschera per gran parte del metraggio e appartiene a una specie che per decenni abbiamo imparato a temere. Ma se Prey ha dimostrato qualcosa, è che il franchise Predator ha ancora molto da raccontare, a patto di osare.
© Riproduzione riservata




