Il fantasy che batte Il Signore degli Anelli: battaglie, misteri e un drago sovrappeso
31/08/2026 news di Andrea Palazzolo
Questo film è uno dei migliori fantasy che tutti hanno, però, ignorato. Ecco perché batte anche Il Signore degli Anelli.

Quando si parla di fantasy cinematografico, la mente corre immediata a Il Signore degli Anelli o agli universi consolidati che dominano le conversazioni degli appassionati. Ma cosa succederebbe se vi dicessimo che uno dei migliori film del genere degli ultimi anni è passato sotto il radar di quasi tutti, e andrebbe recuperato? Dungeons and Dragons: L’Onore dei Ladri è una lettera d’amore al fantasy classico, quella roba fatta di magia pura, creature straordinarie e mondi che esistono per il puro piacere dell’immaginazione.
Il film diretto da Jonathan Goldstein e John Francis Daley segue le avventure di un gruppo di eroi improbabili guidati da Edgin, un bardo ladro interpretato da Chris Pine, che insieme alla combattente Holga di Michelle Rodriguez deve recuperare una reliquia magica per salvare sua figlia. Nel mezzo ci sono maghi, paladini, druidi che si trasformano in gufi giganti, e un Chris Pine che canta davvero male ma in modo stranamente adorabile.
Ciò che rende Dungeons and Dragons: L’Onore dei Ladri così speciale è la capacità di bilanciare l’epicità del fantasy con un’autoironia mai eccessiva. Il film conosce gli stilemi del genere, li rispetta, ma non ha paura di giocarci. È il tipo di produzione che Netflix ha cercato di replicare con show come The Witcher, Arcane e Shadow and Bone, ma con una leggerezza narrativa che spesso manca alle produzioni seriali più cupe.
La differenza fondamentale rispetto ad altre pietre miliari del genere disponibili sulle piattaforme streaming sta nell’approccio. Mentre Il Signore degli Anelli cerca di costruire universi espansi e narrazioni che richiedono ore di investimento emotivo, Dungeons and Dragons: L’Onore dei Ladri si offre come esperienza autoconclusiva. Due ore di puro divertimento che non richiedono compiti a casa.
La sceneggiatura riesce nell’impresa di essere accessibile ai neofiti del franchise Dungeons and Dragons senza alienare i veterani che hanno passato decenni a lanciare incantesimi su fogli di carta millimetrata. I riferimenti ci sono tutti, dalla meccanica degli incantesimi al rispetto della geografia di Faerûn, ma non servono per godersi l’avventura.
Per chi non l’avesse ancora visto, questo è il momento perfetto per recuperare uno dei fantasy più divertenti e visivamente spettacolari degli ultimi anni. Non è necessario conoscere la differenza tra un tiro salvezza e un tiro per colpire, basta lasciarsi trasportare da un’avventura che ricorda perché ci siamo innamorati del fantasy in primo luogo.
E chi lo sa, forse un numero sufficiente di visualizzazioni in streaming potrebbe convincere qualche executive che Edgin, Holga e compagni meritano di tornare per un’altra quest. Dopotutto, nel mondo di Dungeons and Dragons, anche i personaggi morti possono essere resuscitati con l’incantesimo giusto. Perché non dovrebbe valere lo stesso per un franchise cinematografico?
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