Voto: 6/10 Titolo originale: The Odyssey , uscita: 18-05-1997. Regista: Andrei Konchalovsky. Stagioni: 1.
Prima di Nolan c’era questa Odissea: 30 anni dopo, dèi e mostri hanno ancora qualcosa da insegnarci
27/08/2026 recensione serie tv The Odyssey di William Maga
La miniserie di Andrei Konchalovsky trasforma il poema omerico in tre ore di avventura spettacolare e sentimento, tra Armand Assante, creature di Jim Henson e un cast sorprendente

Prima che Christopher Nolan trasformasse L’Odissea in un kolossal da grande schermo, nel 1997 Andrei Konchalovsky aveva già affrontato l’impresa di comprimere il poema di Omero in una spettacolare miniserie televisiva. Due puntate, circa tre ore complessive, un budget enorme per la TV dell’epoca e un cast che oggi sembra quasi impossibile: Armand Assante, Greta Scacchi, Isabella Rossellini, Bernadette Peters, Vanessa Williams, Eric Roberts, Irene Papas e Christopher Lee.
Quasi trent’anni dopo, gli effetti digitali tradiscono inevitabilmente la propria età e alcune libertà rispetto al testo omerico faranno discutere i puristi. Eppure L’Odissea conserva qualcosa che molte trasposizioni più sofisticate faticano a trovare: il piacere primordiale di raccontare una grande storia di viaggio, perdita e ritorno.
Konchalovsky parte dalla nascita di Telemaco e dalla partenza di Ulisse per Troia, mettendo in ordine cronologico un materiale che nel poema emerge attraverso racconti e flashback. È una scelta poco filologica ma estremamente efficace per il pubblico televisivo: il viaggio dell’eroe diventa così una progressiva perdita di tutto ciò che credeva di controllare.
È proprio Armand Assante a tenere insieme l’intera operazione. Il suo Ulisse non possiede sempre l’astuzia ironica dell’eroe omerico, ma ha presenza, fisicità e soprattutto un’arroganza iniziale necessaria alla trasformazione del personaggio.
Dopo la vittoria di Troia, Ulisse provoca Poseidone e scopre rapidamente quanto poco valgano l’ingegno e il coraggio quando un dio decide di impedirti di tornare a casa. Ciclopi, tempeste, Circe, Ade, Scilla e Cariddi e Calipso smettono quindi di essere semplici tappe fantastiche e diventano prove attraverso cui un re convinto di dominare il proprio destino deve riconoscere la propria fragilità.
La voce narrante di Assante rafforza questa dimensione introspettiva. All’inizio, osservando le navi che vengono a chiamarlo alla guerra proprio mentre è appena diventato padre, Ulisse ricorda:
«In quel momento, il nostro mondo sarebbe cambiato per sempre».
La frase contiene già l’intera miniserie: la vera Odissea non consiste semplicemente nel percorrere il Mediterraneo, ma nel comprendere cosa resta dell’uomo che era partito vent’anni prima.
La produzione investì moltissimo nello spettacolo. Girata soprattutto tra Malta e Turchia, la miniserie alterna grandi scenari naturali, battaglie, palazzi, grotte e mari tempestosi. Per le creature intervenne anche il Jim Henson’s Creature Shop, combinando pupazzi, animatronica ed effetti digitali allora ancora relativamente primitivi.
Polifemo conserva una fisicità inquietante, mentre Scilla e Cariddi appartengono ormai inequivocabilmente all’estetica televisiva degli anni Novanta. Eppure proprio questa imperfezione possiede oggi un fascino particolare: le creature occupano davvero lo spazio insieme agli attori, invece di diventare semplicemente superfici digitali.
Konchalovsky può inoltre permettersi di introdurre una star quasi a ogni nuova tappa. Bernadette Peters offre una Circe volutamente sensuale e teatrale, Vanessa Williams è Calipso, Isabella Rossellini interpreta Atena e Christopher Lee presta la propria solennità a Tiresia nell’infuocato regno dei morti. Irene Papas, qui Anticlea dopo essere stata Penelope nell’Odissea televisiva del 1968, aggiunge un suggestivo collegamento tra due generazioni di adattamenti.
Ma è Greta Scacchi a garantire al viaggio il suo necessario contrappeso. Mentre Ulisse attraversa mondi impossibili, Penelope vive un’altra forma di Odissea: quella dell’attesa, della solitudine e della fedeltà. Il ritorno a Itaca acquista peso proprio perché la miniserie non dimentica mai ciò che l’eroe ha lasciato alle proprie spalle.
Naturalmente, tre ore non bastano per ventiquattro libri. Sirene, Lotofagi, Lestrigoni e Laerte scompaiono completamente; altri episodi vengono compressi o profondamente modificati. Circe trattiene Ulisse per cinque anni anziché uno, Calipso per due invece di sette, mentre Scilla e Cariddi assumono un ruolo decisivo nella distruzione dell’equipaggio.
Anche l’Ade viene trasformato in un inferno dominato dal fuoco, molto più vicino all’immaginario cristiano che all’oscuro regno dei morti descritto da Omero.
Sono semplificazioni evidenti, ma Konchalovsky conserva il nucleo dell’opera: un uomo che attraversa il mondo per comprendere finalmente quale sia il proprio posto al suo interno.
Non sorprende che la produzione abbia ottenuto nel 1998 due Emmy, tra cui quello per la regia e quello per gli effetti visivi.
A quasi trent’anni di distanza, L’Odissea del 1997 può apparire ingenua, kitsch e occasionalmente sopra le righe. Ma sarebbe un errore confondere la patina televisiva dell’epoca con mancanza di ambizione.
Dietro Ciclopi, divinità sospese nel cielo e mostri marini c’è infatti una lettura sorprendentemente limpida di Omero: il viaggio conta perché cambia chi lo compie. Itaca è importante, ma soltanto perché Ulisse deve perdersi prima di capire perché desidera davvero tornarci.
© Riproduzione riservata




