Voto: 5/10 Titolo originale: Pinocchio: Unstrung , uscita: 22-07-2026. Budget: $500,000. Regista: Rhys Frake-Waterfield.
Pinocchio: Unstrung, la recensione: il burattino assassino funziona meglio quando smette di prendersi sul serio
22/08/2026 recensione film Pinocchio: Unstrung di William Maga
Rhys Frake-Waterfield trasforma il burattino di Collodi in un killer brutale: effetti pratici convincenti, molto splatter e una sceneggiatura decisamente più fragile

Dopo Winnie-the-Pooh: Sangue e Miele, Peter Pan – Incubo nell’Isola che non c’è e gli altri esperimenti del cosiddetto Twisted Childhood Universe, era probabilmente inevitabile che arrivasse anche lui. Con Pinocchio: Unstrung, Rhys Frake-Waterfield prende uno dei personaggi più famosi della letteratura per l’infanzia e lo trasforma in un assassino sanguinario, costruendo uno slasher che non tenta nemmeno di nascondere la propria natura exploitation.
Il risultato è uno dei capitoli tecnicamente più riusciti di questo bizzarro universo condiviso, ma anche uno dei più contraddittori. Gli effetti pratici e l’animatronic di Pinocchio funzionano molto meglio della sceneggiatura, che continua invece a mostrare gli stessi limiti narrativi che hanno accompagnato il franchise fin dall’inizio.
La storia segue James (Cameron Bell), un ragazzo rimasto orfano che vive con il nonno Geppetto, interpretato da Richard Brake. Per dargli un amico, l’uomo crea una straordinaria marionetta capace di parlare e muoversi autonomamente: Pinocchio.
All’inizio il burattino è ingenuo, curioso e sinceramente affezionato a James. Ma proprio questa innocenza lo rende facile da manipolare. Una figura fatata tutt’altro che benevola e un Grillo Parlante decisamente maligno alimentano la sua visione semplicistica del bene e del male, convincendolo che eliminare chi fa soffrire James sia non solo giusto, ma parte del percorso necessario per diventare un vero ragazzo.
Il risultato è una progressiva carneficina nella quale Pinocchio comincia anche a raccogliere organi e parti del corpo delle proprie vittime, convinto di potersi costruire letteralmente un corpo umano pezzo dopo pezzo. Una dinamica che lo avvicina inevitabilmente alla tradizione dei giocattoli assassini, da Chucky in poi, ma con una componente fiabesca e grottesca tutta sua.
La scelta più intelligente di Frake-Waterfield è quella di non affidarsi eccessivamente alla CGI. Pinocchio è principalmente un pupazzo animatronico, fisico, rigido, ruvido e volutamente imperfetto. Il suo aspetto ricorda più una creatura scolpita frettolosamente nel legno che il bambino levigato entrato nell’immaginario popolare.
È proprio questa materialità a renderlo inquietante. I movimenti innaturali, il volto quasi inespressivo e il contrasto tra l’innocenza della voce e ciò che il personaggio compie funzionano molto meglio di molti dei jump scare inseriti lungo il percorso.
Lo stesso vale per il gore. Il film utilizza con convinzione trucco prostetico, sangue finto, animatronics e mutilazioni realizzate praticamente, e sotto questo aspetto rappresenta un evidente passo avanti rispetto ai primi esperimenti del Twisted Childhood Universe. Il backstage mostrato durante i titoli di coda conferma quanto lavoro artigianale sia stato impiegato per costruire il film.
Teste, denti, volti e arti diventano il materiale principale di una serie di set piece volutamente esagerati. Tra i momenti più riusciti c’è una sequenza ambientata in palestra, costruita quasi come una piccola parentesi alla Final Destination, tra tapis roulant, pesi e incidenti concatenati.
Nel cast vocale spicca Robert Englund, che presta la voce a una versione perversa del Grillo Parlante. Il personaggio agisce praticamente come il diavolo sulla spalla di Pinocchio, incoraggiandone gli impulsi peggiori anziché rappresentarne la coscienza morale.
Il film si concede anche un piccolo ammiccamento ai fan dell’horror: il Grillo arriva a indossare un cappello che richiama quello di Freddy Krueger, un riferimento particolarmente evidente considerando che a doppiarlo è proprio l’interprete storico dell’assassino di Nightmare.
Richard Brake riesce invece a conferire a Geppetto una sorprendente malinconia, dando al film un peso maggiore rispetto a quello suggerito dalla premessa. Il problema è che la scrittura non riesce quasi mai a sfruttare davvero queste interpretazioni.
Pinocchio: Unstrung dura poco più di ottanta minuti, ma trova comunque il modo di sembrare narrativamente disordinato. Motivazioni, relazioni e svolte vengono introdotte rapidamente per poi essere sacrificate alla necessità di raggiungere il prossimo omicidio.
Il dialogo è spesso elementare, il tono oscilla tra horror, commedia nera e provocazione gratuita, mentre alcuni momenti cercano deliberatamente lo shock senza che dietro vi sia una reale funzione narrativa. Anche la rappresentazione di alcuni personaggi femminili e della violenza esercitata contro di loro risulta più sgradevole che realmente trasgressiva.
Quando invece Frake-Waterfield accetta pienamente l’assurdità dell’idea, il film acquista finalmente energia. Lo splatter è abbondante ma volutamente caricaturale, e l’ironia impedisce alla violenza di diventare troppo pesante, rendendo la visione più scorrevole di quanto la premessa potrebbe far pensare.
Pinocchio: Unstrung non convertirà chi considera il Twisted Childhood Universe una trovata già esaurita. Ma dimostra che Frake-Waterfield e il suo team stanno affinando almeno il lato tecnico della formula. Il pupazzo, gli effetti pratici e il gore sono sensibilmente migliori della storia che li contiene. Resta un film imperfetto, spesso mal scritto e raramente spaventoso, ma anche uno dei capitoli del franchise in cui l’ambizione artigianale riesce davvero a vedersi sullo schermo.
In Italia direttamente in home-video dal 26 agosto.
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