Home » Cinema » Horror & Thriller » The Dog Stars, la recensione: Ridley Scott sopravvive all’apocalisse, ma non ai suoi cliché

Voto: 4.5/10 Titolo originale: The Dog Stars , uscita: 26-08-2026. Budget: $110,000,000. Regista: Ridley Scott.

The Dog Stars, la recensione: Ridley Scott sopravvive all’apocalisse, ma non ai suoi cliché

26/08/2026 recensione film di William Maga

Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley e Guy Pearce attraversano un'America devastata da una pandemia in un survival movie visivamente solido, ma troppo familiare e blando per lasciare davvero il segno

elordi e qualley the dog stars film 2026

C’è qualcosa di paradossale in The Dog Stars – Le stelle dopo la fine: Ridley Scott continua a essere uno dei registi più efficienti nel costruire mondi, ma questa volta sceglie un mondo che abbiamo già visto troppe volte. Adattamento dell’omonimo romanzo di Peter Heller del 2012, sceneggiato da Mark L. Smith (The Revenant), il film trasporta Jacob Elordi in un’America devastata da una pandemia influenzale che ha sterminato gran parte dell’umanità. Il risultato è un survival movie che possiede paesaggi, interpreti e mezzi produttivi considerevoli, ma fatica a trovare un’immagine o un’idea che gli appartengano davvero.

Hig (Elordi) è un meccanico e pilota che vive in un aeroporto abbandonato del Colorado insieme al cane Jasper e a Bangley (Josh Brolin), ex militare armato fino ai denti. I due hanno sviluppato strategie opposte per affrontare ciò che resta della civiltà. Bangley considera praticamente ogni estraneo una minaccia da eliminare; Hig continua invece a credere nella possibilità di incontrare qualcuno, ricostruire qualcosa e sottrarsi alla solitudine nella quale è precipitato dopo la morte della moglie.

Con il suo piccolo Cessna, Hig sorvola città divorate dalla vegetazione, recupera medicinali e rifornimenti e mantiene i contatti con una comunità mennonita. Poi una misteriosa trasmissione radio proveniente da Grand Junction diventa la possibilità di scoprire se oltre il suo minuscolo perimetro di sopravvivenza esista ancora qualcosa. Il viaggio lo conduce all’incontro con Pops (Guy Pearce) e sua figlia Cima (Margaret Qualley), aprendo il film a una seconda possibilità sentimentale e, almeno teoricamente, alla domanda che attraversa l’intera storia: sopravvivere significa semplicemente restare vivi oppure tornare a fidarsi degli altri?

È una dicotomia semplice, incarnata perfino troppo chiaramente da Hig e Bangley: comunità contro isolamento, speranza contro paranoia. Il problema è che The Dog Stars la enuncia molto più spesso di quanto riesca realmente a esplorarla.

Scott dissemina il paesaggio di automobili abbandonate, ospedali svuotati, edifici invasi dalla natura e resti di un’America improvvisamente interrotta. Sono immagini efficaci, ma ormai appartengono a un vocabolario post-apocalittico immediatamente riconoscibile. Da The Road a The Walking Dead fino a The Last of Us, uomini traumatizzati, comunità isolate, risorse da difendere e bande feroci sono diventati elementi quasi automatici del genere.

The Dog Stars prova a distinguersi rallentando. Per lunghi tratti preferisce osservare i gesti quotidiani della sopravvivenza invece di trasformare la fine del mondo in una successione di assalti. Ed è proprio qui che emerge il miglior Scott: Bangley che recupera e fabbrica munizioni, Hig che sistema il suo aereo, una pista improvvisata costruita nel bosco. La materialità del lavoro, degli strumenti e dei corpi restituisce per qualche momento quella precisione procedurale che aveva reso irresistibile The Martian.

Quando arriva l’azione, inoltre, il regista conserva intatto il mestiere. Un attacco filtrato attraverso la visione notturna e alcune improvvise esplosioni di violenza ricordano quanto Scott sappia ancora organizzare lo spazio. Ma sono parentesi: tecnicamente vigorose, drammaturgicamente molto meno incisive, perché gli avversari rimangono quasi sempre masse anonime da abbattere.

the dog stars film scott 2026Il problema più evidente resta però Hig. Elordi possiede una malinconia naturale perfetta per il personaggio, ma la sceneggiatura riduce gran parte della sua interiorità al lutto. I flashback della moglie morta dovrebbero dare forma alla sua incapacità di andare avanti, mentre finiscono soprattutto per ribadire qualcosa che abbiamo già compreso.

Nemmeno l’incontro con Cima risolve completamente la questione. Margaret Qualley introduce energia e ironia, ma la relazione fra i due procede perché il racconto ne ha bisogno più che per una reale tensione emotiva. Brolin, al contrario, sfrutta meglio la brutalità pragmatica di Bangley, mentre Guy Pearce riesce con pochi dettagli a suggerire un passato che la sceneggiatura lascia quasi interamente fuori campo.

È significativo che il film si risvegli soprattutto quando abbandona temporaneamente il proprio registro. Nella parte finale Scott introduce infatti una deviazione grottesca, quasi horror e sorprendentemente vicina alle eccentricità di Fallout: un’improvvisa variazione tonale che rischia di spezzare il film, ma almeno produce quella sensazione di imprevedibilità assente per buona parte del viaggio.

Girata in larga parte nell’Italia settentrionale trasformata nel Colorado, l’apocalisse di Scott rimane visivamente imponente. Erik Messerschmidt fotografa montagne, pianure e città svuotate con una freddezza coerente con l’isolamento dei protagonisti, mentre il regista continua a dimostrare una sorprendente capacità di governare produzioni di questa scala.

Ed è proprio questo a rendere The Dog Stars frustrante. Non sembra il lavoro di un autore che abbia perso il controllo del mezzo, ma quello di un grande cineasta alle prese con materiale che raramente sembra incuriosirlo davvero. Dietro la sopravvivenza di Hig ci sarebbero temi enormi – il trauma, la xenofobia, la necessità della comunità, il desiderio di ricominciare – che il film sfiora senza trasformarli in qualcosa di realmente personale.

Alla fine, The Dog Stars racconta uomini e donne che cercano ostinatamente una ragione per continuare a vivere. Il film stesso sembra impegnato in una battaglia simile: tecnicamente solido, interpretato da un cast notevole e occasionalmente attraversato da lampi del miglior Scott, continua ad avanzare senza trovare una ragione altrettanto convincente per esistere. In un genere ormai sovraffollato, sopravvivere non basta più.

Nei cinema dal 26 agosto.

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