Voto: 5/10 Titolo originale: undertone , uscita: 12-03-2026. Budget: $500,000. Regista: Ian Tuason.
Undertone – Sottofondo, recensione: l’horror A24 che trasforma un podcast in un incubo sonoro
23/08/2026 recensione film Undertone - Sottofondo di Gioia Majuna
Ian Tuason costruisce un debutto ingegnoso attorno a cuffie, registrazioni inquietanti e una casa immersa nel silenzio, ma nel finale cede troppo ai cliché del genere

La cosa più inquietante di Undertone – Sottofondo non è ciò che vediamo, ma quello che potremmo non riuscire a sentire. Un rumore al piano superiore mentre indossiamo cuffie con cancellazione del rumore. Un respiro nascosto dentro una registrazione. Una voce che forse esiste davvero o forse è soltanto il nostro cervello che cerca disperatamente una forma nel caos.
È su questa idea semplicissima che Ian Tuason costruisce uno degli horror tecnicamente più interessanti degli ultimi anni, almeno fino a quando decide di abbandonare proprio ciò che lo rende particolare per rifugiarsi in territori molto più familiari.
Undertone – Sottofondo segue Evy Babic (Nina Kiri), co-conduttrice di un podcast dedicato a leggende urbane, fenomeni paranormali e materiali inquietanti trovati online. Evy è la scettica del duo; Justin, interpretato vocalmente da Adam DiMarco, è invece quello disposto a credere. Una dinamica quasi da Mulder e Scully trasferita nell’universo dei podcast.
Ma Evy sta attraversando un momento particolarmente fragile. È tornata nella casa di famiglia per assistere la madre ormai prossima alla morte, trascorre le notti quasi completamente sola e dorme pochissimo. Il podcast diventa il suo unico vero collegamento con il mondo esterno.
Poi arrivano dieci misteriose registrazioni.
I file sono stati inviati anonimamente al programma e documentano un uomo che registra la propria compagna mentre parla nel sonno. All’inizio sembrano soltanto materiale perfetto per una puntata. Ma ogni nuova registrazione contiene qualcosa di più inquietante della precedente: rumori, parole quasi impercettibili e messaggi che sembrano emergere soltanto rallentando, invertendo o isolando determinate frequenze.
È qui che Undertone – Sottofondo trova la sua intuizione migliore. Tuason realizza praticamente un found footage acustico. Non osserviamo una videocassetta maledetta o immagini recuperate da una telecamera: ascoltiamo insieme a Evy e siamo costretti a domandarci continuamente se ciò che abbiamo percepito fosse davvero presente.
La regia sfrutta magnificamente questa condizione. Quando Evy indossa le cuffie, il mondo intorno a lei viene quasi cancellato. Noi continuiamo invece a vedere la casa: una porta alle sue spalle, il fondo di una scala, una stanza immersa nell’oscurità. La macchina da presa rimane spesso immobile o si muove con lentezza, lasciando allo spettatore il tempo necessario per scrutare ogni angolo dell’inquadratura.
E proprio perché Evy non può sentire ciò che accade intorno a lei, cominciamo a farlo noi al suo posto.
Con un budget riportato di circa 500.000 dollari e una sola abitazione come principale location – la stessa casa d’infanzia di Tuason a Toronto – il film dimostra quanto l’horror possa ancora dipendere più dall’organizzazione dello spazio e del suono che dagli effetti speciali.
La componente più riuscita, però, non è quella soprannaturale. È l’attesa della morte della madre di Evy. Il suo respiro faticoso, il silenzio della casa e l’isolamento della protagonista producono una paura molto più concreta di qualsiasi demone.
Tuason parte anche da un’esperienza personale legata alla cura dei propri genitori anziani, e si sente. Il lutto non è inizialmente un pretesto narrativo: è una presenza fisica. Evy vive accanto a una persona che sta lentamente scomparendo e comincia a cercare significati dove forse non esistono, tornando persino verso una spiritualità che aveva abbandonato.
Nina Kiri regge praticamente il film sulle proprie spalle, trasformando stanchezza, paura e solitudine in una progressiva perdita di coordinate. Il dubbio diventa così duplice: qualcosa sta entrando nella casa oppure Evy sta semplicemente collassando sotto il peso di ciò che sta vivendo?
Paradossalmente, il film perde forza quando decide finalmente di mostrarci di più. Le registrazioni conducono verso occultismo, figure demoniache e una mitologia sempre più esplicita, mentre entrano in scena disegni inquietanti, ricerche compulsive e apparizioni.
E improvvisamente riaffiorano molti riferimenti fin troppo riconoscibili: Session 9, Paranormal Activity, The Ring, The Blair Witch Project e soprattutto Hereditary. Il problema non è utilizzare archetipi già esistenti – l’horror vive da sempre di contaminazioni – ma abbandonare un linguaggio personale proprio quando il film ne aveva trovato uno.
Anche il meccanismo delle registrazioni comincia inevitabilmente a ripetersi: ascolto, indizio, rumore nella casa, sospetto, nuova registrazione. Quella che inizialmente era anticipazione diventa progressivamente formula.
Il terzo atto tenta allora di compensare aumentando il volume e la quantità degli eventi, ma la paura suggerita dai primi due terzi era molto più efficace dello spettacolo finale.
Undertone – Sottofondo resta quindi un debutto imperfetto ma estremamente promettente. Non mantiene fino alla fine la forza della sua premessa e non riesce sempre a separarsi dai modelli che evidentemente ama. Ma quando lascia una donna sola davanti a un computer, le mette un paio di cuffie e ci costringe a osservare il buio alle sue spalle, Ian Tuason dimostra di aver capito qualcosa di fondamentale sull’horror: ciò che non possiamo controllare fa molta più paura di ciò che possiamo vedere.
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