Voto: 4/10 Titolo originale: Il fantasma di Sodoma , uscita: 30-05-1988. Regista: Lucio Fulci.
Il Fantasma di Sodoma, l’horror che Lucio Fulci stesso considerava il suo peggior film
23/08/2026 recensione film Il fantasma di Sodoma di Marco Tedesco
Nazisti, fantasmi, erotismo e una villa maledetta: nel 1988 il maestro dell’horror italiano firmò uno dei lavori più sgangherati della sua carriera

Ci sono film minori nella carriera di un grande regista e poi ci sono quelli che il regista stesso avrebbe preferito dimenticare. Il Fantasma di Sodoma, girato da Lucio Fulci nel 1988 e conosciuto anche come Sodoma’s Ghost e I fantasmi di Sodoma, appartiene decisamente alla seconda categoria. Lo stesso maestro dell’horror italiano lo avrebbe ricordato come il suo peggior film: un giudizio severo, ma difficile da contestare davanti a una ghost story nella quale povertà produttiva, sceneggiatura sconclusionata e una generale sensazione di svogliatezza finiscono per soffocare persino le poche intuizioni interessanti.
Eppure l’inizio promette tutt’altro genere di follia. Nel 1943, mentre la guerra infuria, un gruppo di ufficiali nazisti organizza in una villa un festino decadente tra alcol, sesso e perversioni. La parentesi viene interrotta dalla guerra e dalla morte, lasciando dietro di sé una casa impregnata di un passato che, naturalmente, non ha alcuna intenzione di rimanere tale.
Decenni dopo, tre ragazzi e tre ragazze in viaggio finiscono proprio davanti alla villa. La benzina scarseggia e l’edificio sembra abbandonato, ma all’interno trovano elettricità, cibo e persino il camino acceso. Segnali che suggerirebbero a chiunque di fuggire immediatamente; i protagonisti decidono invece di trascorrervi la notte. Quando tentano di ripartire, la strada sembra ricondurli inevitabilmente alla casa e passato e presente iniziano progressivamente a sovrapporsi.
Lo spunto, almeno sulla carta, possiede qualche possibilità. Il Fantasma di Sodoma prova a fondere la struttura della casa infestata con gli ultimi residui del nazi-erotico italiano, trasformando la villa in uno spazio fuori dal tempo dove desiderio, violenza e memoria sembrano ripetersi all’infinito. Si avverte persino qualche eco de La casa di Sam Raimi, dall’arrivo dei giovani nell’edificio isolato alla progressiva impossibilità di abbandonarlo.
Il problema è che Fulci non riesce quasi mai a trasformare questi elementi in atmosfera. Per lunghi tratti semplicemente non accade abbastanza. Oggetti che si muovono, rumori, apparizioni e porte misteriosamente bloccate vengono dilatati dentro una narrazione che sembra cercare continuamente materiale con cui raggiungere la durata necessaria.
Ed è particolarmente frustrante perché parliamo del regista di Zombi 2, Paura nella città dei morti viventi e …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà, un autore capace di trasformare anche trame deliranti in esperienze sensoriali attraverso immagini, montaggio e gore. Qui quella ferocia visiva appare quasi completamente prosciugata.
Non significa che la sua mano scompaia completamente. Una sequenza di roulette russa con uno spettro nazista riesce finalmente a generare tensione; un cadavere che si decompone rapidamente restituisce per pochi istanti il gusto fulciano per la materia organica corrotta. E c’è un’immagine sorprendentemente efficace nella quale i lampi proiettano l’ombra di una svastica, condensando in pochi secondi quello che l’intero film avrebbe potuto essere: un passato mostruoso che continua letteralmente a imprimersi sul presente.
Sono però lampi isolati. Persino l’erotismo, utilizzato abbondantemente per compensare la scarsità di orrore, appare più meccanico che realmente perturbante. Fulci aveva spesso intrecciato sesso, morte e decomposizione con risultati volutamente sgradevoli; qui la provocazione sembra invece provenire soprattutto dalla necessità di riempire uno spazio narrativo rimasto vuoto.
Non aiuta un cast che comprende Claudio Aliotti, Maria Concetta Salieri, Robert Egon, Luciana Ottaviani, Sebastian Harrison, Joseph Alan Johnson, Al Cliver e Zora Kerova, ma nel quale quasi nessuno riesce a rendere credibili dialoghi e comportamenti già fragili sulla pagina. I protagonisti reagiscono agli eventi soprannaturali con una logica talmente intermittente da compromettere continuamente qualsiasi possibilità di immedesimazione.
È forse questo l’aspetto più malinconico di Il Fantasma di Sodoma. Ogni tanto intravediamo il regista che Fulci era stato e che, in condizioni differenti, poteva ancora essere. Un’inquadratura, un corpo putrefatto, un improvviso scarto grottesco sembrano annunciare il ritorno del vecchio maestro, salvo poi dissolversi dentro dialoghi interminabili e situazioni prive di autentica progressione.
Anche il contesto produttivo pesa. Il film appartiene alla travagliata fase televisiva di Lucio Fulci presenta e la lavorazione dovette confrontarsi con mezzi estremamente limitati e difficoltà economiche. Ma il budget spiega soltanto una parte del problema: la vera povertà del film è soprattutto narrativa. La villa, i fantasmi nazisti e la contaminazione tra presente e passato potevano funzionare anche senza grandi effetti speciali. Mancano invece ritmo, tensione e una logica interna sufficientemente solida.
Resta così un film interessante quasi più come documento della fase terminale di un certo horror italiano che come horror in sé. Un cinema che negli anni precedenti aveva conquistato il mercato internazionale con inventiva, artigianato ed eccesso e che alla fine degli Ottanta si ritrovava spesso costretto dentro produzioni sempre più povere e marginali.
Il Fantasma di Sodoma non è quindi un capolavoro incompreso da rivalutare. Ha qualche immagine, un paio di sequenze efficaci e un’idea di fondo più interessante della sua realizzazione, ma rimane un’opera stanca, confusa e sorprendentemente poco sanguinosa per il suo autore.
E forse proprio per questo conserva una curiosa importanza nella filmografia di Fulci: guardandolo non vediamo soltanto uno dei suoi film peggiori, ma il fantasma del cinema potentissimo che era stato capace di realizzare pochi anni prima. E quello, paradossalmente, è lo spettro più inquietante di tutti.
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