Come Marvel sceglie i suoi eroi e villain: una strategia che dura da 20 anni (non aspettatevi superstar per Wolverine e Magneto)
23/08/2026 news di Stella Delmattino
Da Chris Hemsworth a Hugh Jackman, fino ai nuovi X-Men: perché per i protagonisti destinati a durare Marvel ha spesso preferito attori non ancora superstar, riservando i grandi nomi agli antagonisti

Henry Cavill o Daniel Radcliffe come Wolverine. Adam Driver come Magneto. Per anni i fan hanno immaginato grandi star nei panni dei nuovi X-Men dei Marvel Studios. Driver alla fine è entrato davvero nel progetto, ma non come Magneto: sarà Mister Sinister / Sinistro. E proprio il casting annunciato per il nuovo film suggerisce qualcosa di interessante. Forse continuiamo a cercare Wolverine e Magneto tra gli attori sbagliati.
Guardando alla storia dei Marvel Studios emerge infatti una tendenza: gli eroi destinati a sostenere il franchise per molti anni sono stati spesso affidati ad attori emergenti, moderatamente conosciuti o comunque non ancora superstar, mentre nei ruoli da villain troviamo con maggiore frequenza nomi già affermatissimi.
Non è una regola assoluta, ma ha una logica anche economica. Un interprete che non possiede ancora un enorme potere contrattuale può essere legato a più produzioni a condizioni molto diverse rispetto a una star che arriva già con un cachet multimilionario.
Chris Hemsworth è l’esempio perfetto. Quando fu scelto come Thor era pressoché sconosciuto al grande pubblico e per il primo film avrebbe ricevuto appena 150.000 dollari. Diventato una star grazie anche all’MCU, per Thor: Ragnarok il compenso riportato era ormai di circa 15 milioni.
Lo stesso principio si ritrova, con modalità differenti, in altri protagonisti. Tom Holland aveva una carriera cinematografica ancora breve quando Marvel lo scelse come Spider-Man. Simu Liu proveniva soprattutto dalla televisione prima di Shang-Chi, mentre Iman Vellani ha praticamente debuttato come Ms. Marvel. Marvel non aveva bisogno di comprare una star: poteva crearne una insieme al personaggio.
Naturalmente le eccezioni esistono. Robert Downey Jr. era già celebre prima di Iron Man, anche se la sua posizione a Hollywood nel 2008 era molto diversa da quella successiva: per il primo film avrebbe ricevuto circa 500.000 dollari, prima che il successo dell’MCU facesse esplodere i suoi compensi. Benedict Cumberbatch era già affermato prima di Doctor Strange e Paul Rudd aveva una lunga carriera alle spalle quando arrivò Ant-Man.
Esiste poi un’altra eccezione interessante: la star che vuole personalmente un determinato supereroe. Ryan Reynolds era già un attore affermato quando riuscì finalmente a portare sullo schermo il Deadpool che inseguiva da anni, trasformandolo nel ruolo simbolo della propria carriera. Qualcosa di simile può valere per Ryan Gosling e Ghost Rider: quando è l’attore stesso a desiderare fortemente il personaggio, il normale rapporto tra studio, cachet e potere contrattuale può cambiare. È quindi possibile che una superstar accetti un progetto Marvel per ragioni che vanno oltre il semplice compenso.
Ma guardiamo i villain. Jeff Bridges, Mickey Rourke, Robert Redford, Cate Blanchett, Jake Gyllenhaal e Christian Bale sono stati Obadiah Stane, Whiplash, Alexander Pierce, Hela, Mysterio e Gorr. In molti casi star enormi utilizzate per antagonisti risolti nell’arco di un solo film.
La differenza è fondamentale. Pagare una superstar per dare prestigio e riconoscibilità immediata a un villain è diverso dal costruire attorno a quella stessa superstar dieci anni di film, crossover e apparizioni. Lo stesso Kevin Feige ha spiegato come Marvel fosse partita dal principio secondo cui era il personaggio a rappresentare il vero richiamo, riconoscendo poi che gli interpreti erano diventati inseparabili dai loro eroi.
E arriviamo ai nuovi X-Men. Marvel ha scelto Sadie Sink come Jean Grey, Kit Connor come Ciclope, Inde Navarrette come Rogue e Maya Boyd come Tempesta. Sink e Connor sono già molto conosciuti, ma non appartengono ancora alla fascia delle superstar cinematografiche più costose. Navarrette è un nome in forte ascesa, mentre Boyd arriva principalmente dal teatro e con Tempesta affronta il suo primo grande ruolo cinematografico.
Accanto a loro troviamo interpreti più affermati come Christopher Abbott e Samara Weaving. E poi c’è Adam Driver, due volte candidato all’Oscar e veterano di Star Wars, scelto non come uno degli eroi della squadra ma come Mister Sinister / Sinistro. Ancora una volta, una grande star dalla parte dell’antagonista.
A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: ma gli X-Men originali non erano interpretati proprio da attori famosi? In parte sì, ma bisogna ricordare il contesto del 2000. Il cinecomic moderno non esisteva ancora come lo conosciamo oggi e nessuno poteva prevedere franchise ventennali costruiti intorno agli stessi interpreti.
Patrick Stewart era immediatamente riconoscibile grazie soprattutto a Star Trek: The Next Generation e alla sua enorme esperienza teatrale, ma non era una star cinematografica da blockbuster nel senso contemporaneo. Ian McKellen era già un attore prestigiosissimo e candidato all’Oscar, ma la consacrazione pop globale come Gandalf sarebbe arrivata soltanto dopo il primo X-Men. Halle Berry era già conosciuta, ma avrebbe vinto l’Oscar che la trasformò definitivamente in una delle star più importanti di Hollywood solo nel 2002.
E soprattutto, gli interpreti destinati a diventare i volti più riconoscibili della saga erano tutt’altro che superstar. Hugh Jackman era praticamente sconosciuto al pubblico internazionale quando ottenne Wolverine, mentre James Marsden non possedeva ancora lo status che avrebbe acquisito successivamente. Il successo degli X-Men contribuì a costruire la loro notorietà, non fu semplicemente acquistato attraverso di essa.
Ed è qui che le ipotesi sul nuovo Wolverine diventano interessanti. Henry Cavill potrebbe certamente interpretarlo, così come Marvel potrebbe sorprendere con Daniel Radcliffe o un altro nome celebre. Ma Wolverine è potenzialmente un personaggio da utilizzare per molti anni, e affidarlo immediatamente a una superstar significa partire da condizioni economiche e contrattuali completamente differenti.
Il precedente di Jackman suggerisce quasi il contrario. Nel 2000 Fox non aveva scelto una star per Wolverine: aveva scelto un attore che Wolverine avrebbe contribuito a trasformare in una star.
Forse quindi il prossimo Wolverine non è la star che tutti stanno proponendo nei fancasting. Potrebbe essere un attore che oggi conosciamo appena e che tra dieci anni sarà impossibile immaginare senza gli artigli di adamantio. A meno che non si presenti un caso alla Ryan Reynolds o Ryan Gosling: una grande star talmente interessata al personaggio da cambiare le normali dinamiche della trattativa.
Perché una delle strategie più efficaci adottate da Marvel non è sempre stata trovare una star per interpretare un supereroe, ma trovare il supereroe capace di trasformare un attore in una star.
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