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Titolo originale: 牛来 , uscita: 05-08-2026. Budget: $600. Regista: Xin Yumeng.

Il film animato “più brutto” dell’anno è costato 200 dollari: ora Niu Lai sta facendo milioni

23/08/2026 news di Stella Delmattino

Realizzato artigianalmente in cinque anni da un regista esordiente e sua madre, il film è passato da incassare appena 1.000 dollari a diventare un caso virale da milioni. E per molti spettatori è anche la risposta più improbabile all’animazione generata dall’AI

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Un film d’animazione costato quanto una cena per due può diventare uno dei più clamorosi successi commerciali della storia del cinema? In Cina sta succedendo qualcosa di molto simile. Si chiama Niu Lai, traducibile approssimativamente come Il toro sta arrivando, e fino a poche settimane fa sembrava destinato a scomparire dalle sale senza lasciare traccia. Poi Internet ha scoperto quanto fosse brutto.

E tutto è cambiato.

Diretto da Xin Yumeng e realizzato insieme alla madre Sun Lifang, Niu Lai sarebbe costato appena poche migliaia di yuan, con alcune fonti che parlano addirittura di una cifra inferiore ai 200 dollari. Uscito nei cinema cinesi il 5 agosto praticamente senza promozione, inizialmente è stato un disastro: intorno alla metà del mese circolava online la notizia che avesse raccolto appena 7.352 yuan, circa 1.000 dollari.

Sembrava la fine. È stato invece l’inizio del fenomeno.

Clip delle sue rudimentali animazioni 3D hanno cominciato a circolare sui social cinesi. Movimenti legnosi, modelli poverissimi, scenari quasi vuoti, personaggi che sembrano provenire da un videogioco di trent’anni fa: gli utenti hanno iniziato a condividere le sequenze più assurde e Niu Lai si è trasformato rapidamente nel classico film che bisogna vedere per credere che esista davvero.

Nel giro di pochi giorni le proiezioni sono aumentate e gli spettatori hanno iniziato a riempire le sale, spesso trasformando la visione in un evento collettivo. Entro il 20 agosto, Niu Lai aveva superato i 4 milioni di dollari al box office cinese, arrivando a comparire nelle classifiche giornaliere accanto a blockbuster enormemente più costosi.

Se il budget di circa 200 dollari riportato da alcune fonti fosse corretto, significherebbe un incasso superiore a 20.000 volte il costo di produzione. Un rapporto talmente fuori scala da aver alimentato l’idea che Niu Lai possa aver superato persino Obsession in termini di ritorno sull’investimento.

Il paragone va naturalmente preso con cautela: budget di produzione, costi di distribuzione e marketing non coincidono con il profitto netto. Ma le proporzioni restano impressionanti.

Niu Lai: il “The Room” dell’animazione?

La storia raccontata dal film è apparentemente semplice. Niu Lai è un giovane vitello che attraversa una sorta di paesaggio onirico, accompagnato da un’allodola e da altri animali, affrontando pericoli, lupi e la perdita della madre in un percorso legato alla crescita, all’amicizia, al coraggio e al sacrificio.

Il problema – o forse il segreto del suo successo – è il modo in cui tutto questo viene messo in scena. Le animazioni sono così rigide da essere state paragonate a una presentazione PowerPoint, mentre la logica narrativa procede attraverso situazioni surreali e immagini involontariamente comiche.

niu lai film cina animazione bruttoIl paragone inevitabile è con The Room di Tommy Wiseau o Plan 9 from Outer Space di Ed Wood: film diventati cult non nonostante i propri limiti, ma proprio grazie a essi. Anche Niu Lai sembra aver trasformato l’inadeguatezza tecnica in un’esperienza collettiva. Il pubblico ride, commenta, arriva alle proiezioni in gruppo e in alcuni casi persino con maschere da mucca.

Ma dietro quelle immagini apparentemente dilettantesche c’è una storia molto meno ridicola.

Cinque anni, due persone e nessuna intelligenza artificiale

Xin Yumeng non proveniva dall’industria dell’animazione. Paesaggista e designer senza una formazione cinematografica professionale, avrebbe iniziato a lavorare al progetto nel 2021, imparando progressivamente ciò che gli serviva per realizzarlo. Per l’animazione è stato utilizzato persino SketchUp, software nato principalmente per la modellazione architettonica.

Le limitazioni economiche erano estreme. Xin acquistava componenti informatici usati e adattava le scene alle capacità delle proprie macchine quando i computer non riuscivano a renderizzare ciò che aveva immaginato.

Accanto a lui c’era sua madre Sun Lifang, che ha contribuito alla sceneggiatura, doppiato alcuni personaggi, seguito aspetti amministrativi e, pur senza una precedente preparazione musicale, composto la colonna sonora e cantato il brano finale.

Tutto il film è quindi essenzialmente il risultato del lavoro di due persone.

Ed è proprio questa informazione ad aver modificato la percezione di Niu Lai. Xin ha dichiarato di non avere utilizzato intelligenza artificiale generativa durante la produzione. Quando il pubblico lo ha scoperto, quelle stesse imperfezioni inizialmente derise hanno assunto un significato diverso.

Niu Lai è diventato per alcuni spettatori una sorta di involontario manifesto anti-AI. In un momento in cui immagini e video generati automaticamente invadono i social, vedere qualcosa di così imperfetto ma inequivocabilmente costruito da esseri umani ha prodotto una strana forma di simpatia.

Non significa che improvvisamente sia diventato un buon film. Le critiche alla qualità tecnica rimangono feroci e parte dell’industria cinese considera il fenomeno persino imbarazzante. Ma proprio qui si trova il paradosso.

Il pubblico non sta necessariamente pagando per vedere un grande film. Sta pagando per partecipare a un fenomeno.

Internet ha praticamente svolto il lavoro che normalmente spetterebbe a una campagna marketing: prima sono diventate virali le immagini, poi gli spettatori hanno iniziato a chiedere alle sale di programmare il film, quindi le proiezioni affollate hanno generato nuovi video e nuovi meme, alimentando ulteriormente il ciclo.

Un’opera nata con mezzi quasi inesistenti si è così ritrovata a competere con produzioni costate centinaia di milioni.

Niu Lai potrebbe essere un incidente irripetibile. Probabilmente lo è. Ma la sua storia dice qualcosa di interessante sul cinema contemporaneo: nell’epoca delle produzioni sempre più levigate e dell’intelligenza artificiale capace di creare immagini tecnicamente impeccabili in pochi secondi, il pubblico cinese si è innamorato dell’esatto contrario.

Un film goffo, tecnicamente sgangherato, costruito per cinque anni da un uomo e sua madre. Forse Niu Lai è davvero uno dei peggiori film d’animazione mai arrivati al cinema. Ma ormai è anche uno di quelli di cui tutti vogliono parlare.

Tags:Dossier
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