Altro che La Fine di Oak Street e Jurassic Park: questo fantasy del 2005 è il miglior film con dinosauri
26/08/2026 news di Andrea Palazzolo
Tutti parlano di La Fine di Oak Street e Jurassic Park, ma si sono dimenticati di un re indiscusso dei film con dinosauri.

Quando si parla di film con dinosauri, la conversazione inizia e finisce quasi sempre con Jurassic Park e di recente si sta catalizzando l’attenzione su La Fine di Oak Street come uno dei migliori film con i dinosauri, insieme al capolavoro di Steven Spielberg del 1993. Questa supremazia quasi incontrastata nasconde una verità scomoda: esiste almeno un altro film che ha portato i dinosauri sullo schermo con una maestria tecnica e una ferocia visiva comparabile, se non superiore, all’originale di Spielberg e alla nuova opera con Anne Hathaway.
Quel film è King Kong di Peter Jackson, uscito nel 2005. Una storia d’amore tragica tra un gorilla alto venticinque metri e Ann Darrow, interpretata da Naomi Watts, ambientata tra la giungla primordiale di Skull Island e i grattacieli della New York degli anni Trenta. Un epic romance con effetti speciali impressionanti che ha incassato 556,9 milioni di dollari in tutto il mondo. Uno dei migliori monster movie mai realizzati, con alcune delle sequenze di dinosauri più terrificanti, tecnicamente perfette e visceralmente coinvolgenti mai catturate su pellicola.
Come mai un film che contiene simili prodezze di regia e di creature design viene costantemente oscurato dal mito di Jurassic Park quando si parla di dinosauri al cinema? La risposta è complessa e ha a che fare con aspettative, marketing e memoria selettiva del pubblico. King Kong è arrivato nelle sale con il peso delle aspettative per il nuovo lavoro di Peter Jackson dopo la trilogia del Signore degli Anelli, venduto principalmente come un’epopea romantica e avventurosa. I dinosauri erano lì, certo, ma non erano il fulcro della campagna promozionale. Il vero protagonista era Kong, il suo rapporto con Ann, la tragedia annunciata del finale.
Eppure, chiunque riveda oggi King Kong con occhi sgombri da pregiudizi si accorge immediatamente di una cosa: le sequenze su Skull Island, in particolare quelle che coinvolgono i dinosauri, sono di una potenza cinematografica straordinaria. Non si tratta solo di effetti speciali convincenti o di creature ben animate. Si tratta di regia pura, di tensione costruita fotogramma dopo fotogramma, di un senso del pericolo che ti attanaglia lo stomaco e non ti molla fino ai titoli di coda.
Prendiamo la sequenza più celebre, quella del burrone con i Vastatosaurus rex, versione evoluta e ancora più letale del Tyrannosaurus rex. È una scena che dura diversi minuti e che orchestra una coreografia di terrore e spettacolo con una precisione quasi matematica. Ann Darrow viene attaccata non da uno, ma da tre V-rex affamati, mentre Kong cerca disperatamente di proteggerla. La scena si svolge su più livelli verticali, tra liane, rocce e vegetazione, con la macchina da presa che segue l’azione in una danza frenetica ma sempre leggibile.
Quello che colpisce è la ferocia. I V-rex di Jackson non sono i predatori quasi eleganti di Spielberg, creature che incutono timore reverenziale ma anche una certa ammirazione estetica. Sono macchine da guerra biologiche, affamate, implacabili, mostruose nel vero senso del termine. I loro occhi sono vuoti, privi di qualsiasi traccia di empatia. Le loro fauci si chiudono su Kong con una violenza che sembra quasi eccessiva per un film prodotto da una major hollywoodiana. E quando uno di loro afferra Ann tra i denti, il pubblico trattiene il respiro perché la minaccia è palpabile, concreta, non mediata da ironia o distacco emotivo.
Ma King Kong non si limita ai tirannosauri. Il film di Jackson presenta un intero ecosistema di creature preistoriche e fantastiche che popolano Skull Island. Ci sono i Ferrucutus cerastes, sauropodi corazzati che sembrano incroci tra brontosauri e armadilli giganti. Ci sono gli Alatusaurus, pterosauri che attaccano in stormi coordinati. E poi c’è quella sequenza nel burrone, quella che molti spettatori ricordano come il momento più disturbante dell’intero film.
Viene quasi da chiedersi cosa sarebbe successo se a Peter Jackson fosse stata offerta la regia di uno dei sequel di Jurassic Park. Non si tratta di sminuire Jurassic Park, che rimane un capolavoro insuperato, o La Fine di Oak Street. Si tratta semplicemente di riconoscere che la storia del cinema dei dinosauri non inizia e finisce con i velociraptor della InGen. Esiste un’altra isola, più misteriosa e più letale, dove creature ancora più terrificanti aspettano di essere riscoperte.
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