Angeli e demoni (e un’apocalisse da evitare): la serie che supera perfino Supernatural
29/08/2026 news di Andrea Palazzolo
La serie che ha saputo gestire angeli, demoni e Apocalisse con coerenza tonale, dove Supernatural ha fallito nelle ultime stagioni.

Per le prime stagioni, Supernatural ha brillato grazie a un approccio monster-of-the-week. I fratelli Winchester, Dean e Sam, viaggiavano per l’America a bordo della loro iconica Impala, affrontando un caso diverso ogni settimana. Era serialità televisiva pura, quel tipo di narrazione che ti permette di entrare in qualsiasi episodio e goderti una storia autoconclusiva. Ma come spesso accade nelle serie longeve, gli autori hanno sentito il bisogno di alzare la posta.
Le stagioni successive hanno progressivamente ampliato la scala narrativa, introducendo angeli, demoni, l’Apocalisse e persino Dio stesso. La trasformazione è stata radicale: da serie procedurale incentrata su minacce locali a epopea cosmico-religiosa dove si giocavano le sorti dell’universo. Personaggi principali morivano e resuscitavano con tale frequenza da svuotare ogni morte di significato. Le battaglie apocalittiche hanno finito per oscurare completamente quelle indagini soprannaturali che avevano definito l’anima dello show.
Il problema non era tanto l’ambizione quanto la coerenza tonale. Supernatural era nata come una serie relativamente grounded, dove la tensione derivava proprio dalla vulnerabilità dei protagonisti di fronte a minacce comprensibili ma letali. Quando la narrazione si è spostata su piani esistenziali dove la posta in gioco era letteralmente il destino dell’umanità, quel delicato equilibrio si è spezzato. I fan storici si sono trovati divisi: alcuni hanno apprezzato l’evoluzione, altri hanno rimpianto la semplicità efficace delle origini.
Ed è qui che entra in scena Good Omens, la serie Prime Video tratta dal romanzo di Terry Pratchett e Neil Gaiman. A prima vista, le premesse sono sorprendentemente simili alle ultime stagioni di Supernatural: una coppia di protagonisti maschili, angeli e demoni, l’imminente Apocalisse. La differenza cruciale sta nell’approccio narrativo e, soprattutto, nel tono.
Good Omens nasce come commedia dal primo fotogramma. L’angelo Aziraphale, interpretato con deliziosa affettazione da Michael Sheen, e il demone Crowley, cui David Tennant presta il suo carisma rock, scoprono che l’Anticristo sta per scatenare l’Armageddon. Il dettaglio interessante è che nessuno dei due lo desidera: dopo millenni trascorsi sulla Terra, entrambi si sono affezionati ai piccoli piaceri dell’esistenza umana. Aziraphale adora i suoi libri rari e il buon cibo, Crowley apprezza l’automobile e la musica. L’idea di vedere tutto questo scomparire in un conflitto cosmico tra Paradiso e Inferno non li entusiasma affatto.
Questa premessa consente alla serie di trattare temi apocalittici con una leggerezza che in Supernatural risultava stridente. Quando Good Omens mostra arcangeli pomposi o demoni burocratici, lo fa attraverso la lente dell’umorismo britannico, quel particolare tipo di ironia che permette di ridimensionare anche le minacce più esistenziali. Terry Pratchett, maestro di questo approccio nei suoi romanzi del Discworld, ha infuso nella storia quella capacità di parlare di temi profondi senza mai prendersi troppo sul serio.
La struttura narrativa riflette questa filosofia. Good Omens è una storia corale che introduce continuamente nuovi personaggi, dalla strega Anathema Device al cacciatore di streghe Newt Pulsifer, passando per i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse reinventati come motociclisti hipster. Ogni personaggio porta con sé una dose di assurdità che ricorda proprio i romanzi di Pratchett, dove l’umorismo nasce dal contrasto tra l’ordinario e l’epico.
Questo approccio risolve elegantemente il problema che ha afflitto Supernatural. Quando la posta in gioco è il destino dell’universo ma il tono è consapevolmente giocoso, lo spettatore accetta la sospensione dell’incredulità con maggiore facilità. Non ci aspettiamo realismo da Good Omens, e proprio questa consapevolezza rende la serie internamente coerente. Supernatural, invece, ha tentato di mantenere l’intensità drammatica delle prime stagioni mentre escalava verso scenari sempre più grandiosi, creando una dissonanza che molti fan hanno percepito come tradimento dello spirito originale.
La serie Prime Video dimostra che quando affronti tematiche grandiose come il conflitto tra Bene e Male, l’Apocalisse, il libero arbitrio contro il destino, il registro comico può essere non solo appropriato ma superiore al dramma serioso. L’ironia crea distanza critica, permettendo riflessioni più profonde di quanto consentirebbe un approccio solenne. Quando Crowley e Aziraphale discutono filosoficamente mentre bevono vino in una libreria londinese, quella conversazione dice più sulla natura della moralità di quanto potrebbero fare cento scene drammatiche.
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