L’umanità rischia l’estinzione, ma un uomo deve trovare la cura per il virus: la serie per i fan di The Walking Dead
31/08/2026 news di Andrea Palazzolo
La serie apocalittica prodotta da Michael Bay che pochi conoscono. Scopri questa gemma nascosta del genere.

Nel vasto panorama delle serie post-apocalittiche che hanno invaso i nostri schermi negli ultimi due decenni, The Last Ship rappresenta un caso peculiare: un prodotto di qualità che non ha mai raggiunto la fama che meritava. Trasmessa da TNT dal 2014 al 2018 per cinque stagioni complete, questa serie basata sul romanzo omonimo di William Brinkley del 1988 ha saputo combinare elementi familiari del genere con un’ambientazione unica che la distingue dalla massa.
Immaginate di prendere la struttura narrativa di The Walking Dead, con il suo focus sulle dinamiche umane dopo la catastrofe, e di fonderla con la claustrofobia sociale di Snowpiercer, quella pressione costante di una comunità costretta in uno spazio limitato con regole rigide. Ora spostate tutto questo su una nave da guerra della Marina statunitense. Questo è The Last Ship.
La premessa vede una pandemia globale che spazza via oltre l’80% della popolazione mondiale, lasciando solo sacche isolate di sopravvissuti sparse per il globo. Tra questi, l’equipaggio della USS Nathan James, un cacciatorpediniere della Marina americana impegnato in una missione di ricerca scientifica quando il mondo collassa. Protetti dal mare, ma costretti a tornare periodicamente sulla terraferma per rifornimenti di carburante, l’equipaggio della Nathan James si assume una missione che va oltre la semplice sopravvivenza: trovare una cura per l’umanità.
La serie vanta una squadra impressionante di produttori esecutivi, tra cui spicca il nome di Michael Bay. L’influenza del maestro dell’action esplosivo si sente, eccome. The Last Ship non si accontenta di essere un dramma da camera sui ponti di una nave: è una produzione che abbraccia set-piece d’azione degne del grande schermo, con una portata visiva che raramente si vede in televisione. La serie si muove attraverso il globo, e sebbene l’azione sia prevalentemente confinata agli interni della nave, questa capacità di saltare da un luogo all’altro conferisce al racconto una scala epica.
Come The Walking Dead ha dimostrato con la sua longevità record, il vero dramma post-apocalittico non risiede tanto nella catastrofe iniziale quanto nelle società che emergono dalle ceneri. The Last Ship abbraccia pienamente questa filosofia: il virus è certamente una minaccia, ma sono le nuove strutture di potere, le fazioni rivali e i gruppi di sopravvissuti con ideologie divergenti a rappresentare il pericolo maggiore per l’equipaggio.
La vita a bordo della Nathan James richiama inevitabilmente Snowpiercer: una gerarchia militare rigida, risorse limitate, decisioni impossibili e tensioni che ribollono sotto la superficie. La differenza è che questa comunità galleggiante ha ancora contatti con il mondo esterno, rendendo ogni sbarco un rischio calcolato che può portare salvezza o distruzione.
Il risultato è una serie che oscilla tra due registri apparentemente inconciliabili. In un momento può essere melodrammatica come un soap opera, con relazioni complicate e conflitti personali che si intrecciano tra i membri dell’equipaggio. Nel momento successivo, esplode in sequenze d’azione cinematografiche che Bay avrebbe potuto dirigere personalmente. Questa dualità non sempre funziona alla perfezione, ma impedisce allo show di cadere nella trappola della monotonia.
È una serie che merita di essere riscoperta, specialmente da chi ha apprezzato il primo periodo di The Walking Dead ma è rimasto deluso dalla sua trasformazione in un prodotto infinito e diluito. The Last Ship offre quello che molti spettatori cercano: una storia completa, con un inizio, un percorso e una fine, confezionata con una produzione di livello cinematografico e abbastanza originalità nell’ambientazione da sentirsi fresca nonostante i molti elementi familiari del genere.
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