Disclosure Day è passato attraverso 42 riscritture: Spielberg voleva il suo miglior film sugli alieni
14/06/2026 news di Stella Delmattino
David Koepp ha rivelato che il regista è stato “più esigente che mai” durante lo sviluppo del thriller fantascientifico

Se c’è un tema che accompagna la carriera di Steven Spielberg da quasi mezzo secolo, è quello del contatto con civiltà extraterrestri.
Da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T. l’extra-terrestre, passando per La guerra dei mondi, pochi registi hanno contribuito a plasmare l’immaginario cinematografico legato agli alieni quanto lui.
Eppure, a quanto pare, con Disclosure Day Spielberg non voleva semplicemente tornare su un terreno familiare. Voleva superare sé stesso.
A raccontarlo è stato lo sceneggiatore David Koepp, storico collaboratore del regista e autore di film come Jurassic Park, Il mondo perduto, La guerra dei mondi e diversi capitoli della saga di Indiana Jones.
In un’intervista concessa a Vanity Fair, Koepp ha rivelato che la sceneggiatura di Disclosure Day è passata attraverso un numero impressionante di revisioni:
“Era più esigente di quanto lo abbia mai visto, perché sa di aver già lavorato in quest’area. Vuole che questo sia il migliore.”
Una frase che aiuta a capire quanto il progetto fosse importante per Spielberg.
Secondo lo sceneggiatore, il regista gli consegnò inizialmente un trattamento di 38 pagine che descriveva il film come un’ulteriore esplorazione delle idee affrontate in Incontri ravvicinati del terzo tipo, ma filtrate attraverso il tono dei thriller paranoici degli anni Settanta.
Da quel punto iniziò un lungo lavoro di riscrittura.
Alla fine, il copione raggiunse quota 42 versioni differenti, un record assoluto perfino per Koepp, che nella sua carriera ha lavorato ad alcuni dei blockbuster più importanti degli ultimi decenni.
Anche Spielberg ha parlato del processo creativo che ha portato alla nascita del film, sottolineando quanto sia importante il rapporto professionale costruito negli anni con lo sceneggiatore.
“Koepp è un ottimo collaboratore perché ascolta me quanto io ascolto lui.”
Il regista ha aggiunto che lo scrittore è sempre disposto a modificare il materiale quando necessario, persino durante le riprese.
Un dettaglio che suggerisce quanto Disclosure Day sia stato un progetto in continua evoluzione fino alle ultime fasi della lavorazione.
Non è la prima volta che Spielberg torna a confrontarsi con il tema extraterrestre, ma il numero di revisioni racconta una situazione insolita anche per uno dei cineasti più perfezionisti di Hollywood.
Dopo aver dedicato buona parte della propria carriera a raccontare incontri, invasioni e misteri provenienti dallo spazio, il regista sembrava perfettamente consapevole del rischio di ripetersi.
Proprio per questo avrebbe affrontato lo sviluppo del film con un livello di attenzione ancora maggiore del solito.
Alla luce delle parole di Koepp, diventa quindi più facile capire perché Disclosure Day abbia richiesto così tanto lavoro. Non si trattava semplicemente di realizzare un altro film sugli alieni. Si trattava di provare a realizzare quello definitivo.
E per riuscirci, Steven Spielberg è stato disposto a riscriverlo ben 42 volte.
© Riproduzione riservata




