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Disclosure Day nasconde un collegamento con Incontri ravvicinati del terzo tipo difficile da notare

15/06/2026 news di Stella Delmattino

Un dettaglio nascosto collega il nuovo film di Steven Spielberg a uno dei più amati classici della sua carriera

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Quando si parla di Disclosure Day, il paragone con Incontri ravvicinati del terzo tipo è quasi inevitabile.

Dopotutto entrambi i film portano la firma di Steven Spielberg, entrambi ruotano attorno al contatto con civiltà extraterrestri e condividono quella stessa meraviglia che da sempre distingue il modo in cui il regista guarda all’ignoto.

Per questo motivo, fin dall’annuncio del progetto, molti spettatori hanno iniziato a chiedersi se Disclosure Day potesse nascondere qualche collegamento diretto con il classico del 1977.

Ora che il film è arrivato nelle sale, la risposta sembra essere chiara. No, Disclosure Day non è un sequel di Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Non esistono collegamenti narrativi, non compaiono personaggi del film originale e Spielberg evita accuratamente qualsiasi riferimento esplicito che possa suggerire l’esistenza di un universo condiviso.

Eppure un legame esiste davvero. È semplicemente molto più sottile di quanto molti avrebbero immaginato.

La chiave si trova nella colonna sonora firmata ancora una volta da John Williams, collaboratore storico di Spielberg e autore di alcune delle musiche più celebri della storia del cinema.

Nel corso degli anni, i fan più attenti hanno notato che Incontri ravvicinati del terzo tipo contiene un piccolo ma significativo riferimento a Disney.

Nella versione cinematografica originale e nella Director’s Cut, Williams inserisce infatti alcuni richiami a When You Wish Upon a Star (Quando esprimi un desiderio guardando una stella nella traduzione), il celebre brano di Pinocchio. Nella Special Edition il riferimento diventa ancora più evidente, arrivando persino nei titoli di coda.

Non si tratta di una scelta casuale. Quella melodia contribuisce a rafforzare il tono quasi fiabesco del film, trasformando il viaggio di Roy Neary in una sorta di favola moderna sull’incontro con l’ignoto e sulla realizzazione di un sogno apparentemente impossibile.

È qui che entra in gioco Disclosure Day.

Verso la parte finale del film, Margaret Fairchild, il personaggio interpretato da Emily Blunt, affronta uno dei momenti più importanti del suo percorso. Attraverso il recupero di ricordi rimossi, la donna riscopre la verità sul proprio passato e sul misterioso incontro con gli extraterrestri avvenuto durante l’infanzia.

Ad accompagnare questa sequenza è un’altra celebre melodia Disney.

Questa volta si tratta di Someday My Prince Will Come, il brano tratto da Biancaneve e i sette nani (Il mio amore un dì verrà nella versione italiana).

Anche in questo caso Williams non si limita a inserire la canzone nella scena. Ne rielabora il tema e lo integra all’interno della colonna sonora, attribuendogli un peso emotivo e narrativo fondamentale.

Il parallelismo con Incontri ravvicinati del terzo tipo appare quindi evidente. In entrambi i film, Spielberg e Williams utilizzano una melodia Disney per accompagnare un momento di scoperta, trasformazione e meraviglia.

Non è soltanto una citazione musicale. È un modo per raccontare gli alieni attraverso lo sguardo dell’infanzia.

In molti film di fantascienza gli extraterrestri rappresentano una minaccia, qualcosa da temere o da combattere. Nel cinema di Spielberg, invece, diventano spesso il simbolo della curiosità, della speranza e della possibilità di guardare il mondo con occhi diversi.

È una filosofia che attraversa gran parte della sua filmografia, da E.T. l’extra-terrestre a Incontri ravvicinati del terzo tipo, fino ad arrivare proprio a Disclosure Day.

Per questo il richiamo musicale nascosto nella colonna sonora assume un significato particolare. Non collega direttamente le storie dei due film. Collega piuttosto il loro spirito.

Attraverso una semplice melodia Disney, Spielberg e Williams ricordano ancora una volta che l’incontro con l’ignoto non deve necessariamente essere fonte di paura. Può essere anche un’esperienza di stupore.

Ed è probabilmente questo il vero filo invisibile che unisce Disclosure Day a uno dei più amati capolavori della carriera di Steven Spielberg.

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