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Voto: 5.5/10 Titolo originale: How to Make a Killing , uscita: 16-02-2026. Budget: $15,000,000. Regista: John Patton Ford.

Ricchi… da morire recensione: una commedia nera che ha paura di diventare cattiva

16/06/2026 recensione film di Gioia Majuna

John Patton Ford parte da una premessa irresistibile e da un cast di alto livello, ma la sua satira sui super ricchi finisce per essere meno feroce del previsto

Glen Powell in Ricchi... da morire - Delitti in famiglia (2026)

Quando si scopre la premessa di Ricchi… da morire – Delitti in famiglia, la prima reazione è quasi inevitabile: come si fa a sbagliare un film del genere?

Un uomo escluso dalla propria famiglia miliardaria decide di eliminare uno dopo l’altro tutti i parenti che lo separano dall’eredità. Una commedia nera costruita attorno a omicidi, avidità, privilegi e lotte di potere. Sulla carta sembra il terreno ideale per una satira feroce.

E invece il vero problema del film è proprio questo: non ha mai il coraggio di essere davvero cattivo.

Diretto da John Patton Ford, già autore del più graffiante I crimini di Emily, il film segue Becket Redfellow, interpretato da Glen Powell. Cresciuto lontano dall’immensa fortuna della propria famiglia, Becket trascorre la vita osservando da fuori un mondo che considera suo di diritto. Quando decide di riprenderselo, sceglie la strada più semplice e assurda possibile: eliminare tutti gli eredi che lo precedono nella successione.

È un’idea che avrebbe potuto generare una commedia nera spietata. Un racconto sul privilegio, sull’ossessione per il denaro e sulla capacità delle persone di giustificare qualsiasi atrocità quando si convincono di essere nel giusto.

Ma Ricchi… da morire sembra continuamente frenarsi.

Il film vuole che lo spettatore simpatizzi con Becket. Vuole che faccia il tifo per lui. E per riuscirci trasforma quasi tutte le sue vittime in caricature talmente sgradevoli da sembrare bersagli designati. Predicatori corrotti, artisti insopportabili, finanzieri arroganti: più che persone, diventano ostacoli da rimuovere.

Il risultato è paradossale. Più il film cerca di rendere accettabili gli omicidi del protagonista, meno riesce a renderlo interessante.

Glen Powell conferma il carisma che lo ha reso una delle star più richieste degli ultimi anni, ma qui sembra intrappolato in un personaggio che non gli permette mai di sporcarsi davvero le mani. Becket dovrebbe essere affascinante e inquietante allo stesso tempo. Invece rimane quasi sempre in una zona intermedia, troppo simpatico per essere un mostro e troppo mostruoso per essere un vero antieroe.

Chi riesce spesso a rubare la scena è Margaret Qualley. Ogni volta che entra in campo il film acquista energia, ironia e imprevedibilità. Il suo personaggio possiede quella pericolosità che manca al protagonista e finisce per diventare uno degli elementi più memorabili dell’intera operazione.

Anche il cast di supporto fa il possibile per dare personalità a figure che spesso hanno poco spazio. Bill Camp porta umanità e spessore a un ruolo che avrebbe potuto essere marginale, mentre Topher Grace si diverte a interpretare una delle caricature più riuscite del film.

Il limite principale rimane però la scrittura.

Ricchi… da morire vuole essere una satira sociale, una commedia nera e un thriller criminale. Riesce a essere un po’ tutte queste cose, ma raramente abbastanza da lasciare davvero il segno. Le sue osservazioni sui super ricchi appaiono spesso prevedibili e arrivano in un momento in cui il filone “eat the rich” sembra aver già detto gran parte di quello che aveva da dire.

Questo non significa che il film sia un disastro.

Scorre velocemente, intrattiene e mantiene una certa eleganza visiva. Ma lascia costantemente la sensazione di osservare una versione più prudente di ciò che avrebbe potuto essere. Ed è forse questa la sua più grande occasione mancata.

Una storia su un uomo che uccide la propria famiglia per diventare ricco avrebbe dovuto essere scomoda, corrosiva e moralmente ambigua. Ricchi… da morire preferisce invece restare in una zona di sicurezza, dove nessuno rischia davvero di sentirsi troppo a disagio.

Alla fine diverte, ma non morde. E per una commedia nera, è probabilmente il difetto peggiore possibile.

Nei cinema dal 17 giugno.

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