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Titolo originale: L'arte della felicità , uscita: 21-11-2013. Regista: Alessandro Rak.

Tesori animati | L’Arte della Felicità di Alessandro Rak

16/10/2017 recensione film di Alessandro Ranieri

Un viaggio nei ricordi a tinte chiaroscure che ha ridato lustro al settore italiano

Il cinema d’animazione italiano sta attraversando una fase di transizione, in cui stanno emergendo nuovi giovani artisti che cercano di proporre nuove dinamiche. Lo storico Studio Bozzetto, ora sotto la guida di Andrea Bozzetto e Pietro Pinetti, sta confezionando cortometraggi di ottima fattura per Festival e manifestazioni importanti come Lo Zecchino D’Oro e la Milano Design Week; o, ancora, la casa di produzione Rainbow, il più grande studio di animazione europeo per la produzione di cartoni animati in CGI si è presto fatto un nome con lavori come Winx, Huntik – Secrets & Seekers e Regal Academy. Si sta quindi cercando di unire le nuove tecnologie con i metodi tradizionali, con risultati ben auguranti.

L'arte della felicità posterIl nostro Paese è riuscito a guadagnarsi un ruolo di spessore nel mondo animato mondiale in epoche molto differenti da quelle odierne: Quirino Cristiani, nato a Pavia ma emigrato in Argentina a quattro anni nei primi anni del ‘900, è stato uno dei precursori della tecnica animata e una ispirazione per Walt Disney; disegni caricaturali, con intento politico, sempre pungenti e in grado di coinvolgere il Sud America nell’uso di una tecnica sconosciuta. Bruno Bozzetto, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, ha plasmato storie ironiche e divertenti, dando grande importanza al messaggio da voler mandare al pubblico con disegni minimalisti che facevano da cornice; il suo celebre West and Soda ha indicato ufficialmente la via per i lungometraggi d’animazione nel Bel paese. Tanti altri hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo di questa arte: Guido Manuli, Giuseppe Laganà, i fratelli Pagot, Enzo D’Alò, Giannalberto Bendazzi, Luca Raffaelli … Quindi, il passato è il deus ex-machina per la storia moderna dell’animazione italiana, sempre sottovalutata agli occhi dei meno attenti.

Il protagonista a cui voglio dare merito di aver (ri)portato qualità nei nostri cinema è Alessandro Rak, componente importante della casa di produzione Mad Entertainment. Napoletano doc, ha sempre messo al primo posto racconti che coinvolgessero al massimo la sua città, per evidenziarne i difetti e la bellezza paesaggistica come il Vesuvio e lo splendido lungomare. Opere naturalistiche che si ripresentano anche nell’ultimo film di Rak uscito qualche settimana fa nelle sale dopo la presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia, Gatta Cenerentola (la nostra recensione) e che risultano quasi dei veri e propri personaggi. Il suo primo lungometraggio ufficiale, L’Arte della Felicità, uscito nel 2013, è una decostruzione malinconica di una metropoli che deve combattere coi grandi problemi di ogni genere: spazzatura, camorra, modernizzazione. Questo è quello che vediamo in superficie. La trama riprende la storia di una famiglia a pezzi, un figlio che ha lasciato tutto per diventare monaco Zen e l’altro un tassista deluso dalla vita, in cui il destino era per altre prospettive: diventare un pianista di successo. Il tutto in un tempo apocalittico, cupo. La distesa di cemento a piedi del Vesuvio nasconde mille anime frastagliate.

E’ un viaggio nelle macerie dei ricordi più profondi. L’introspezione e il rapporto delle relazioni sono i temi principali della pellicola, ma legati alle enormi lacune della città di Napoli: un caos totale. Vite che si intrecciano, imboccando strade diverse, verso il ritrovamento di sé stessi. I valori della famiglia riaffiorano in modo compulsivo per ristabilire una esistenza all’ultima spiaggia. La morte del fratello di Sergio, Alfredo, è il punto di partenza per prendere in mano la propria coscienza e ripartire. Ricordarsi chi si è veramente: vivere nel passato intralcia le nuove prospettive future; il regista ribadisce un aspetto fondamentale della sua opera, ovvero l’atmosfera sempre più scura, un tempo piovoso. Una metropoli in crisi. Ogni passeggero del taxi di Sergio è un libro aperto, ognuno ha un lato nascosto da raccontare. Risorgere dalle ceneri, come Napoli. Un frammento di una scena, in cui compare una scritta su un muro riassume il grande messaggio di questo film: “QUESTA CITTÀ È UN CANTIERE APERTO”. Un omaggio al capoluogo campano, una piazza in continua discussione e contraddizione. Tra uomini persi e disorientati l’obiettivo è estrapolare il meglio dal peggio.

L'arte della felicità rakIl taxi è la metafora di un tunnel che attraversa l’Inferno della malinconia e della solitudine per ascoltare tutte le anime bisognose di supporto. Uscire dalla quotidianità è il vero ostacolo per la felicità di Sergio, perché non è quella la sua vita. Una menzione speciale la meritano pertanto anche le musiche e le note del pianoforte che ascoltiamo in sottofondo durante la visione, il suo giardino Zen per la serenità. A occuparsi di questo aspetto sono stati i compositori Antonio Fresa, Luigi Scialdone e Antonin Stahly Viswanadhan. Il primo, anch’esso napoletano, insieme a Scialdone (suo storico partner artistico) ha scritto anche le musiche del mediometraggio d’animazione Il piccolo principe di Sansereno per la regia di Ivan Cappiello (co-regista di Gatta Cenerentola, non a caso) e proprio di Gatta Cenerentola.

In definitiva, possiamo considerare L’Arte della Felicità come un trattato socio-politico raccontato secondo tinte emotive chiaroscure, che – almeno sulla carta – ha dato nuova linfa al cinema animato nostrano ripescando e mettendo in pratica gli insegnamenti dei grandi di questo genere, tuttavia con un tratto sporco, grezzo e per questo distintivo. Grandi complimenti e apprezzamenti sono arrivati non solo unanimemente dalla critica italiana, ma anche dal pubblico straniero, soprattutto dai francesi e dagli inglesi, come dimostrato dal premio European Award per il miglior film animato. Costato 800 mila euro (tecnicamente, un low budget), ne ha incassati in Italia però solamente 200 mila. Una dimostrazione che, forse, da queste parti l’animazione è ancora un genere troppo sottovalutato, merito anche di una distribuzione anonima e ben poco paziente.

Di seguito il trailer ufficiale di L’Arte della Felicità:

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