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Voto: 5/10 Titolo originale: Anaconda , uscita: 24-12-2025. Budget: $45,000,000. Regista: Tom Gormican.

Anaconda (2025): recensione del reboot meta-cinematografico di Tom Gormican

04/02/2026 recensione film di Marco Tedesco

Un’idea brillante e autocritica sul cinema dei remake che si perde strada facendo, soffocata da un’anima action troppo convenzionale per mordere davvero

jack black anaconda film

Il nuovo Anaconda nasce con una intuizione che, sulla carta, è quasi irresistibile: invece di fingere che il film del 1997 non sia mai esistito, lo mette al centro della storia e lo tratta come un piccolo feticcio pop. In questo mondo, Anaconda con Jennifer Lopez, Ice Cube e l’indimenticabile Jon Voight è un cult “stupido e consapevole di esserlo”, e proprio da quell’affetto nasce la scintilla.

Il regista e co-sceneggiatore Tom Gormican (con Kevin Etten) costruisce una commedia metacinematografica in cui due amici d’infanzia, Griff (Paul Rudd) e Doug (Jack Black), decidono di rifare Anaconda con un budget ridicolo, come se il sogno adolescenziale di girare mostri di gomma nei boschi di Buffalo potesse finalmente diventare un riscatto adulto. È la premessa migliore del film e anche il suo problema: l’idea è più forte del racconto che la sostiene.

La prima parte funziona perché si appoggia su qualcosa di semplice: vedere persone mediamente fallite provare a parlare di “arte”, “posta in gioco” e “profondità” mentre stanno preparando un’operazione dichiaratamente trash. Griff è un attore che si è trasferito a Los Angeles con ambizioni spropositate e una serietà comica: lo vediamo arrancare tra parti minime e umiliazioni, convinto che basti “lavorare sul personaggio” per trasformare il niente in qualcosa. Doug, rimasto a Buffalo, ha dirottato la propria fantasia in video matrimoniali ridicolmente elaborati, come se ogni cerimonia fosse un’opera totale e ogni coppia una produzione epica. Insieme, Rudd e Black hanno una chimica rapida, istintiva, credibile: la loro amicizia si percepisce, e questo rende simpatico persino l’egoismo del progetto.

anaconda film 2025 ruddIl gruppo si completa con Kenny (Steve Zahn), chiamato a fare il direttore della fotografia e inchiodato al ruolo del pasticcione, e con Claire (Thandiwe Newton), ex compagna di giochi e “musa” delle loro recite da ragazzini. Qui si vede la prima crepa: la Newton, attrice di carisma e sfumature, viene trattata come un accessorio narrativo.

Claire è una divorziata benestante, un ricordo romantico, un possibile rimpianto: però resta quasi sempre “una funzione”, mai una persona. E quando il film prova a suggerire che tra lei e Griff ci sia una tensione emotiva, lo fa in modo così sbrigativo che lo spettatore la intuisce più per dovere che per coinvolgimento.

Finché Anaconda resta dentro il film-nel-film, cioè dentro la goffaggine dell’impresa, la satira ha benzina: dialoghi volutamente tremendi, recitazione pessima “in scena”, discussioni sul senso delle scelte mentre tutto gronda dilettantismo. È qui che Gormican sembra voler riprendere la strada già battuta con Il talento di Mr. C, dove l’autocoscienza era il motore comico. Ma appena la storia vira verso il “vero” film d’avventura, il meccanismo si inceppa. L’ingresso del serpente, che dovrebbe essere lo shock rivelatore, arriva con un’ambiguità fatale: non è abbastanza spaventoso per reggere la suspense, e non è abbastanza assurdo per esplodere in farsa. Il risultato è una terra di mezzo in cui il film non decide se mordere o fare l’occhiolino.

Da quel punto in poi, la sceneggiatura si affida a un armamentario più convenzionale: inseguimenti, spari, corse nella giungla, esplosioni, e soprattutto un intreccio parallelo con i cercatori d’oro illegali che appesantisce senza aggiungere davvero tensione. La presenza della capitana Ana (Daniela Melchior) dovrebbe portare energia e concretezza, ma finisce risucchiata da un racconto che la usa come guida e come pretesto per i “cattivi di servizio”. In compenso, spicca Selton Mello nei panni del tutore di serpenti: è l’unico personaggio che sembra sapere esattamente in che film si trova, e proprio quella chiarezza lo rende efficace.

anaconda 2025 film jack blackIl paradosso è che Anaconda vuole ridere di un cinema che rimastica proprietà note perché non sa più inventare, ma finisce per assomigliare a ciò che critica: una macchina che parte con una promessa frizzante e poi si rifugia nel già visto. Il film del 1997 era sciocco, sì, però aveva un’identità: l’avventura “da videocassetta”, i toni sopra le righe, la cattiveria da serie B e un gusto quasi infantile per l’eccesso.

Qui, invece, la patina più lucida smorza il divertimento: l’aggiornamento degli effetti rende la creatura più “moderna”, eppure meno memorabile. È un mostro efficiente, non un’icona (trash). E se la parte metacinematografica perde mordente, rimane un’action comedy corretta, che intrattiene a tratti ma scivola subito via.

Alla fine resta un’impressione netta: con un cast così e una premessa così, Anaconda poteva essere una vera commedia cattiva sul cinema contemporaneo, o un giocattolo scatenato sull’amicizia e sul fallimento. Invece preferisce diventare, strada facendo, un prodotto “normale”, e proprio quando smette di essere stupido con convinzione smette anche di essere speciale. Il serpente, almeno, sembra divertirsi fino all’ultimo. Non si può dire lo stesso del film che gli gira intorno.

Di seguito trovate il final trailer di Anaconda, nei cinema dal 5 febbraio: