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Smartphone e film: la crisi dell’attenzione arriva nelle scuole di cinema

03/02/2026 news di Stella Delmattino

Ne parlano i professori universitari

film sul cellulare

Negli Stati Uniti sta emergendo un dato allarmante per il futuro del cinema: nemmeno gli studenti di cinema riescono più a guardare un film per intero. A raccontarlo è un approfondito reportage pubblicato da The Atlantic e firmato da Rose Horowitch, che raccoglie le testimonianze di oltre venti docenti universitari di studi cinematografici.

«Pensavo che assegnare un film come compito fosse il miglior tipo di homework possibile», racconta Craig Erpelding, professore all’Università del Wisconsin-Madison. «Ma gli studenti non lo fanno più».

Secondo i docenti, il problema si è aggravato nell’ultimo decennio e soprattutto dopo la pandemia. La difficoltà non riguarda solo film lenti o classici del passato: la soglia di attenzione per un lungometraggio sta crollando, anche tra chi ha scelto di studiare cinema.

Alla University of Southern California, il professore Akira Mizuta Lippit paragona i suoi studenti a «dipendenti da nicotina in astinenza»: più passa il tempo senza controllare lo smartphone, più diventano irrequieti. Durante la proiezione di La conversazione di Francis Ford Coppola, nemmeno la celebre scena finale è riuscita a catturare l’attenzione di tutta la classe. «Chiedo solo di concentrarsi alla fine, ma non riesco a ottenerlo da tutti», spiega.

Margot Robbie in C'era una volta a Hollywood (2019)Molti studenti rifiutano ormai anche le proiezioni in sala universitaria, preferendo lo streaming in autonomia. Il risultato, però, è disastroso: quando l’Università dell’Indiana ha monitorato le visioni online, meno del 50% degli studenti avviava il film e solo il 20% arrivava alla fine.

Gli stessi studenti ammettono il problema. «Alcuni film erano lentissimi, anche se quello era il punto», racconta Mridula Natarajan, studentessa al primo anno. «L’impazienza mi ha portata a saltare scene o a guardarle a velocità doppia».

Le conseguenze sono evidenti anche negli esami: molti non ricordano nemmeno gli eventi principali dei film studiati. Per i docenti, la causa non è la pigrizia, ma un cambiamento profondo nelle abitudini mediali. Gli studenti cresciuti con smartphone e social network non hanno mai allenato l’attenzione su durate lunghe: oggi si passa da un’app all’altra ogni 47 secondi.

Questo fenomeno sta già influenzando l’industria. Matt Damon ha raccontato che Netflix spinge i registi a inserire scene forti nei primi cinque minuti e a ripetere più volte i punti chiave della trama, per non perdere spettatori distratti.

Alcuni insegnanti resistono, proponendo corsi di “cinema lento” per riabituare lo sguardo alla concentrazione. Altri, invece, si adattano: film più brevi, visioni spezzate, esercizi da tre o quattro minuti, simili ai contenuti social.

Il cinema, insomma, non sta solo cambiando forma: sta cambiando il modo in cui viene guardato. E la vera sfida, oggi, sembra essere una sola: riuscire a trattenere lo sguardo fino ai titoli di coda.

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