Voto: 6/10 Titolo originale: The Death of Robin Hood , uscita: 18-06-2026. Budget: $25,000,000. Regista: Michael Sarnoski.
Robin Hood – Il prezzo del sangue, recensione: Hugh Jackman distrugge il mito in un Medioevo senza eroi
11/08/2026 recensione film Robin Hood - Il prezzo del sangue di William Maga
Michael Sarnoski trasforma Robin Hood in un uomo consumato dalla violenza e dal rimorso. Un film A24 cupo, fisico e magnificamente fotografato, che trova nella rilettura del mito la sua forza ma rischia di soffocarla sotto il peso della propria austerità

Dimenticate la foresta di Sherwood, gli allegri compagni e l’arciere che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Robin Hood – Il prezzo del sangue (The Death of Robin Hood) parte proprio dalla necessità di smontare quell’immaginario. Michael Sarnoski, regista di Pig e A Quiet Place: Giorno 1, prende una delle figure più riconoscibili della cultura popolare inglese e la riporta nel fango, nel sangue e nella brutalità del XIII secolo.
Il Robin Hood interpretato da Hugh Jackman non è più un eroe romantico. È un uomo anziano, isolato e devastato dal proprio passato, mentre le storie raccontate su di lui hanno già iniziato a trasformarlo in qualcosa che probabilmente non è mai stato. È proprio questa distanza tra l’uomo e la leggenda a costituire l’idea più interessante del film.
Siamo nel 1247 e Robin attraversa un mondo spoglio e ostile, perseguitato dalle conseguenze delle violenze commesse durante la sua vita da fuorilegge. Quando Little John, interpretato da Bill Skarsgård, torna dal passato chiedendogli aiuto, Robin viene trascinato in un ultimo scontro.
Sarnoski chiarisce immediatamente che non siamo davanti a un nuovo blockbuster medievale. La violenza è feroce, ravvicinata e sgradevole: corpi che si colpiscono nel fango, lame che penetrano nella carne, fuoco e sangue. Per alcuni minuti il film sembra avvicinarsi alla fisicità brutale di The Northman, ma è una promessa volutamente ingannevole.
Dopo essere rimasto gravemente ferito, Robin viene infatti accolto in un priorato guidato da Suor Brigid (Jodie Comer). Da questo momento Robin Hood – Il prezzo del sangue cambia radicalmente ritmo e diventa qualcosa di molto più vicino a un dramma sulla colpa, la memoria e la possibilità della redenzione.
La scelta più radicale di Sarnoski consiste nel mettere in discussione non soltanto Robin Hood, ma il modo stesso in cui nascono le leggende. L’uomo che vediamo sullo schermo non coincide con quello tramandato nei racconti. La memoria collettiva ha trasformato un criminale violento in un campione degli oppressi, e Robin sembra quasi prigioniero di quella versione idealizzata di sé.
Non è semplicemente una provocazione contemporanea applicata al personaggio. Le origini letterarie di Robin Hood sono molto più ambigue dell’immagine consolidata dal cinema, e Sarnoski sfrutta proprio questa elasticità del mito per interrogarsi su ciò che rimane di una persona quando la sua storia passa nelle mani degli altri.
È un’idea affascinante, soprattutto perché il film evita quasi completamente la nostalgia. Non c’è alcun desiderio di recuperare l’eroismo perduto: la leggenda viene osservata come una costruzione capace di sopravvivere alla realtà che l’ha generata.
Jackman sostiene questa rilettura attraverso una performance quasi interamente costruita sulla stanchezza. Capelli grigi, barba incolta e corpo segnato, il suo Robin sembra portare addosso ogni morte provocata. Inevitabile pensare a Logan, altro racconto crepuscolare costruito intorno a un personaggio iconico ormai consumato dalla violenza.
Ma c’è anche molto di Pig. Come il personaggio interpretato da Nicolas Cage nel debutto di Sarnoski, Robin è un uomo ritiratosi dal mondo che viene costretto a confrontarsi con ciò che ha lasciato dietro di sé. Solo che questa volta il processo è ancora più funereo e contemplativo.
Jodie Comer rappresenta il contrappeso necessario. Sister Brigid non diventa una prevedibile presenza romantica, ma una figura attraverso cui il film esplora una possibilità diversa di relazione con il dolore. Anche Murray Bartlett, Noah Jupe e Faith Delaney popolano questo piccolo purgatorio medievale di persone ferite, fisicamente o moralmente.
È sul piano visivo che Robin Hood – Il prezzo del sangue raggiunge probabilmente i risultati migliori. La fotografia in 35mm di Pat Scola trasforma paesaggi, pietra, nebbia, tessuti e fango in una materia quasi tangibile. Anche il sound design restituisce alla violenza una pesantezza che il cinema d’azione contemporaneo spesso perde.
Il problema è che Sarnoski sembra talvolta troppo determinato a ricordarci quanto sia tragica questa storia. Dopo l’impatto iniziale, il film rallenta drasticamente e mantiene quasi sempre lo stesso registro emotivo. Dialoghi rarefatti, silenzi, dolore, espiazione: tutto concorre alla costruzione di un’atmosfera coerente, ma alla lunga anche monocorde.
La durata di poco superiore alle due ore accentua questa sensazione. La trasformazione interiore di Robin dovrebbe essere il vero motore narrativo, ma alcuni personaggi secondari rimangono troppo funzionali al suo percorso e non sempre i rapporti acquistano la profondità necessaria per sostenere tanta gravità.
Robin Hood – Il prezzo del sangue è quindi molto più interessante come operazione sul mito che come racconto. Sarnoski realizza un film adulto, personale e lontanissimo dall’ennesimo tentativo di trasformare Robin Hood in un franchise d’azione. Hugh Jackman accetta fino in fondo questa visione, spogliando il personaggio di qualsiasi fascino eroico per restituirgli il peso delle sue azioni.
Ma la stessa coerenza che rende il film così riconoscibile finisce per limitarlo. È cupo quando potrebbe essere malinconico, solenne quando potrebbe concedersi maggiore umanità, immobile quando avrebbe bisogno di respirare.
Resta però un’immagine potente: quella di un uomo costretto a osservare la propria leggenda mentre comprende di non esserne mai stato all’altezza. Sarnoski non vuole raccontarci come nasce Robin Hood. Vuole chiedersi quanto deve essere dimenticato dell’uomo perché possa finalmente nascere l’eroe.
Nei cinema dal 12 agosto.
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