Titolo originale: Monster: The Lizzie Borden Story , uscita: 17-09-2026. Stagioni: 1.
Monster: La storia di Lizzie Borden, cosa è successo davvero e cosa ha inventato Netflix
21/09/2026 news di Stella Delmattino
Il duplice omicidio del 1892, la domestica trasformata in complice, un delitto spostato nel tempo e l’attrice che nella realtà arrivò troppo tardi per il processo: ecco dove la fiction si allontana dai fatti

Lizzie Borden uccise davvero suo padre e la matrigna con un’ascia? A più di 130 anni dal delitto, la sua responsabilità non è mai stata accertata. Eppure Monster: La storia di Lizzie Borden, la nuova stagione dell’antologia Netflix di Ryan Murphy e Ian Brennan (la recensione), sceglie di mostrare una risposta precisa: Lizzie (Ella Beatty) è responsabile del massacro e la domestica Bridget Sullivan (Vicky Krieps) è sua amante e complice. La serie si spinge anche oltre, attribuendo alla protagonista un altro omicidio e facendole incontrare persone che, nella realtà, entrarono nella sua vita soltanto molti anni dopo.
Il 4 agosto 1892, a Fall River, nel Massachusetts, Andrew e Abby Borden furono trovati morti nella loro abitazione, colpiti ripetutamente con un’arma da taglio. Lizzie, figlia di Andrew, fu accusata del duplice omicidio, processata e assolta nel 1893. Il verdetto non pose fine ai sospetti, ma il caso rimase irrisolto. È proprio in questo vuoto che si inserisce la fiction, costruendo una propria versione degli avvenimenti.
«Quando si presentò il provino, ascoltai tutti i podcast di true crime che riuscivo a trovare per conoscere i fatti del caso», ha raccontato Beatty a Netflix Tudum. L’attrice ha sottolineato quanto le interpretazioni del delitto e della personalità di Lizzie siano ancora controverse, chiarendo però che il suo compito principale era interpretare il personaggio creato dagli sceneggiatori: una versione fortemente romanzata della donna realmente esistita.
La domestica era davvero l’amante e la complice di Lizzie?
Bridget Sullivan lavorava effettivamente nella casa dei Borden ed era presente il giorno degli omicidi. Nella serie diventa però molto di più: una donna che risveglia il desiderio di emancipazione di Lizzie, instaura con lei una relazione sentimentale e partecipa ai delitti. Non esistono prove storiche di una relazione amorosa fra le due donne né del coinvolgimento di Bridget negli omicidi.
Gli sceneggiatori trasformano inoltre alcuni elementi delle indagini in fatti inequivocabili. L’alibi di Bridget, impegnata a pulire le finestre, diventa una messinscena organizzata per essere vista dai passanti. La testimonianza secondo cui Lizzie avrebbe bruciato un vestito viene rappresentata come la distruzione di un indumento insanguinato. Anche il suo tentativo di acquistare acido prussico in farmacia si trasforma in un tentato avvelenamento dei familiari.
Il meccanismo è sempre lo stesso: dove la documentazione lascia spazio a dubbi e interpretazioni, la fiction sceglie una risposta e la mette in scena come un avvenimento.
L’omicidio che Netflix ha spostato nel tempo
Una delle modifiche più sorprendenti riguarda Bertha Manchester, vicina di casa che nella serie maltratta Bridget e viene uccisa da Lizzie e dalla domestica. Il delitto funziona come una prova generale del massacro dei Borden. Ma Bertha Manchester fu assassinata dopo Andrew e Abby, non prima, poco prima dell’inizio del processo a Lizzie.
Per quell’omicidio fu condannato ingiustamente l’immigrato portoghese Jose Correa de Mello. Attribuire il delitto alle protagoniste e anticiparlo nella cronologia significa quindi incorporare nella biografia immaginaria di Lizzie un crimine distinto, con una propria vittima e una propria vicenda giudiziaria.
La serie interviene anche su un dettaglio diventato parte del folklore americano. La celebre filastrocca dedicata a Lizzie parla di 40 colpi alla matrigna e 41 al padre. I numeri riportati dalla ricostruzione storica sono invece 19 per Abby e 11 per Andrew. Perfino la memoria popolare ha contribuito a trasformare il caso in una leggenda.
L’attrice che preparò Lizzie al processo? Si conobbero undici anni dopo
Nel racconto Netflix, l’attrice Nance O’Neil (Jessica Barden) insegna a Lizzie come presentarsi davanti alla giuria, aiutandola a interpretare il ruolo di una giovane donna fragile e innocente. La loro amicizia è realmente esistita, ma cominciò nel 1904, undici anni dopo l’assoluzione. Durante il processo, a incoraggiare Lizzie a valorizzare la propria immagine di femminilità delicata furono i suoi avvocati, non O’Neil.
Brennan ha ammesso apertamente la ragione di questa modifica: gli episodi dedicati ai processi sono, a suo giudizio, fra i più difficili da drammatizzare. Anticipare l’incontro con un’attrice gli offriva un modo per trasformare il procedimento giudiziario in una riflessione sulla recitazione e sulla costruzione dell’immagine pubblica di Lizzie.
Nella realtà, l’amicizia con O’Neil contribuì successivamente alle tensioni fra Lizzie e la sorella Emma, che finirono per separarsi. Il rapporto alimentò anche speculazioni sulla sessualità di Lizzie, ma non costituisce una prova della relazione con Bridget immaginata dalla serie.
Perché compaiono Elizabeth Báthory e Aileen Wuornos?
Monster: La storia di Lizzie Borden non si limita a riscrivere la vita della protagonista: la colloca in una genealogia di donne associate alla violenza. Vicky Krieps interpreta anche Elizabeth Báthory, la nobildonna ungherese accusata di numerosi omicidi e circondata dalla leggenda dei bagni nel sangue delle vergini. La sua storia viene raccontata a Lizzie da Bridget, diventando una sorta di modello immaginario.
La narrazione compie poi un salto nel Novecento con Aileen Wuornos, interpretata da Sarah Paulson. Nella serie, Wuornos è affascinata da Lizzie e soggiorna con la compagna Shelby nella casa dei Borden. Non esistono prove che la vera Wuornos fosse ossessionata dal caso. È autentico, invece, un dettaglio dell’ambientazione: la casa di Fall River è oggi un bed and breakfast.
Secondo Beatty, gli autori volevano esplorare un’eredità di rabbia femminile e le reazioni delle donne alle circostanze imposte loro. Il collegamento fra Borden e Wuornos risponde dunque a un disegno tematico, non a un rapporto storico documentato.
È qui che emerge la vera natura di Monster: La storia di Lizzie Borden. La serie utilizza il caso Borden per costruire un racconto sulla repressione, sul desiderio e sulla violenza femminile, ma lo fa trasformando ipotesi in azioni, anticipando incontri e aggiungendo delitti. Può essere letta come una reinterpretazione del mito di Lizzie Borden, non come la ricostruzione definitiva di ciò che accadde in quella casa il 4 agosto 1892. L’unico esito giudiziario certo rimane quello che la fiction conserva: Lizzie fu processata e assolta.
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