Home » TV » Horror & Thriller » Monster: La storia di Lizzie Borden, recensione: Netflix trasforma un delitto irrisolto in uno spettacolo di sangue

Voto: 5.5/10 Titolo originale: Monster: The Lizzie Borden Story , uscita: 17-09-2026. Stagioni: 1.

Monster: La storia di Lizzie Borden, recensione: Netflix trasforma un delitto irrisolto in uno spettacolo di sangue

17/09/2026 recensione serie tv di Gioia Majuna

Ella Beatty, Rebecca Hall e Vicky Krieps sostengono una stagione visivamente seducente, ma la rilettura del caso del 1892 confonde emancipazione femminile e provocazione

Una donna accusata di aver massacrato il padre e la matrigna con un’ascia, un processo concluso con l’assoluzione e un mistero sopravvissuto per oltre 130 anni. Il caso di Lizzie Borden offre alla quarta stagione di Monster un materiale ideale: una storia nella quale i fatti accertati convivono con una quantità impressionante di supposizioni, pregiudizi e leggende. La serie Netflix sceglie però di liberarsi quasi subito dell’incertezza. Ci mostra Lizzie mentre compie gli omicidi e torna indietro nel tempo per spiegarci come sia arrivata a farlo.

È una decisione narrativa legittima, ma anche rivelatrice. Monster: La storia di Lizzie Borden non vuole indagare un enigma: vuole trasformarlo in un melodramma gotico sulla repressione femminile. Il risultato è una stagione sontuosa e interpretata con notevole intensità, nella quale le intuizioni più interessanti vengono però soffocate da una ricerca quasi compulsiva dello scandalo.

Nel Massachusetts del 1892, Lizzie (Ella Beatty) vive sotto il controllo del padre Andrew (Charlie Hunnam) e della matrigna Abby (Rebecca Hall). La famiglia possiede denaro, ma la casa è dominata da regole soffocanti, umiliazioni e rapporti di potere. L’arrivo della domestica Bridget Sullivan (Vicky Krieps) offre alla protagonista una possibilità di complicità e, progressivamente, di ribellione.

La serie trova la propria forza proprio negli spazi domestici. Gli abiti rigidi, gli interni accuratamente composti e le convenzioni sociali trasformano la dimora dei Borden in un ambiente nel quale ogni gesto sembra sottoposto a giudizio. Il contrasto tra l’eleganza delle immagini e la brutalità dei rapporti familiari costruisce un’atmosfera opprimente, attraversata da un umorismo nero che rende il racconto meno prevedibile di una tradizionale ricostruzione true crime.

Ella Beatty evita di ridurre Lizzie a una vittima innocente o a una figura semplicemente mostruosa. La sua interpretazione restituisce una donna che osserva, trattiene e misura continuamente le proprie reazioni. Rebecca Hall, invece, fa di Abby una presenza autoritaria e grottesca, capace di occupare la scena senza diventare soltanto la matrigna cattiva di una fiaba. Vicky Krieps introduce un’energia diversa: la sua Bridget conosce un mondo più vasto di quello accessibile a Lizzie e diventa il tramite attraverso cui la protagonista comincia a immaginare una via d’uscita.

Monster La storia di Lizzie Borden serie 2026La vicenda reale non autorizza le certezze esibite dalla sceneggiatura. Andrew e Abby Borden furono uccisi il 4 agosto 1892; Lizzie venne processata e assolta nel 1893. La sua responsabilità non è mai stata dimostrata. Monster, invece, costruisce un preciso percorso verso il delitto, attribuendo un ruolo decisivo alla relazione tra Lizzie e Bridget e alle violenze della vita domestica.

Non è l’infedeltà storica, di per sé, a compromettere la serie. La finzione può formulare ipotesi, reinventare personaggi e utilizzare il passato per interrogare il presente. Qui, tuttavia, la denuncia della condizione femminile viene continuamente rilanciata attraverso immagini e situazioni sempre più estreme: mestruazioni, sessualità, mutilazioni, avvelenamenti e fantasie sanguinarie. Il corpo delle donne diventa contemporaneamente il luogo dell’oppressione e il principale oggetto dello spettacolo.

Il rischio è che il racconto finisca per riprodurre, sotto una veste provocatoria, lo stesso sguardo morboso che vorrebbe mettere in discussione. La sofferenza di Lizzie viene esibita con tale insistenza da lasciare poco spazio alle ambiguità del personaggio. Anche il rapporto con Bridget, che potrebbe costituire il nucleo emotivo della stagione, è spesso piegato alla necessità di preparare il successivo eccesso.

Il risultato è paradossale: più la serie pretende di spiegare Lizzie, meno sembra interessata alla complessità del suo caso. Il mistero storico viene sostituito da una catena di traumi e provocazioni che orienta lo spettatore verso una lettura già decisa dagli autori.

La tendenza all’accumulo emerge soprattutto nelle deviazioni narrative. Il racconto della contessa Elizabeth Báthory, interpretata ancora da Vicky Krieps, inserisce Lizzie in una genealogia immaginaria di donne associate al sangue e alla violenza. L’apparizione di Aileen Wuornos, affidata a Sarah Paulson, sposta invece la narrazione verso un’altra epoca e un altro caso criminale.

L’intenzione è riconoscibile: collegare figure femminili trasformate dalla cronaca e dalla cultura popolare in icone mostruose. Ma l’accostamento non basta a produrre un ragionamento. Báthory e Wuornos rischiano di diventare soprattutto nuove occasioni per ampliare il repertorio visivo e provocatorio della serie, allontanandola dal contesto sociale e giudiziario che renderebbe davvero significativo il caso Borden.

Paulson offre un’interpretazione di grande impatto, ma la qualità della sua prova non risolve il problema strutturale: otto episodi sembrano troppi per una storia che continua ad aggiungere materiale senza approfondire proporzionalmente il proprio nucleo drammatico. Le scene più efficaci restano quelle in cui la tensione nasce da una conversazione, da uno sguardo o dalla disposizione dei personaggi all’interno della casa. Quando Monster si affida soltanto all’escalation, l’orrore perde progressivamente forza.

Questa quarta stagione possiede un’identità visiva marcata e un cast capace di dare consistenza anche ai passaggi più sopra le righe. Non è difficile comprendere perché il suo intreccio di melodramma, umorismo nero e violenza possa risultare coinvolgente. Eppure, dietro la superficie elaboratissima, rimane una contraddizione che la serie non riesce a risolvere.

Vorrebbe sottrarre Lizzie Borden alla caricatura della donna assassina, ma finisce per costruirne un’altra, più moderna e spettacolare. Le attribuisce desideri, traumi e una ribellione, salvo trasformare tutto in un meccanismo che deve continuamente scioccare lo spettatore. La vera Lizzie, assolta e consegnata alla storia insieme a un interrogativo ancora aperto, scompare dietro una versione romanzata che sembra avere una risposta per ogni cosa.

Il problema, in definitiva, non è che Monster tradisca la cronaca per fare cinema. È che, nel tentativo di rendere il delitto sempre più sensazionale, rinuncia proprio a ciò che lo rende inquietante: la possibilità che, dopo oltre un secolo, non sappiamo ancora davvero che cosa sia accaduto in quella casa.

Su Netflix dal 17 settembre.

Jenna Ortega in Mercoledì (2022) serie stagione 2
Azione & Avventura

Serie TV, aspettare anni tra una stagione e l’altra fa perdere spettatori: cosa dicono i dati

di William Maga

Un rapporto di Luminate analizza il calo degli ascolti di alcune delle serie streaming più popolari: dopo pause superiori ai 18 mesi, milioni di spettatori non tornano. Ma le eccezioni non mancano

Prefiero la muerte prime video serie 2026
Horror & Thriller

Prefiero la muerte: diventare zombie è solo l’inizio dei guai nel trailer della serie Prime Video

di Stella Delmattino

Un adolescente emarginato scopre di essere diventato un non morto e, insieme alla sua migliore amica goth, deve impedire che un complotto scateni l'apocalisse in una cittadina messicana

linda cardellini serie crystal lake horror venerdì 13
Horror & Thriller

Venerdì 13 torna alle origini: il trailer di Crystal Lake mostra come Pamela Voorhees è diventata un’assassina

di Stella Delmattino

La serie A24 e Peacock debutta il 15 ottobre: ambientata nel 1971, seguirà la discesa nel dolore e nella violenza della madre di Jason, tra thriller psicologico e gore pratico

Black Rabbit
Horror & Thriller

Jude Law e Jason Bateman in una serie thriller su Netflix che rivaleggia con Ozark

di Andrea Palazzolo

Su Netflix trovi il thriller con Jason Bateman e Jude Law che merita di essere recuperato questo il prima possibile.