Il western horror con Kurt Russell su Prime Video che nessuno ha il coraggio di finire
12/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Il western horror con Kurt Russell del 2015 elogiato da Stephen King. Un film brutale e unico che ridefinisce il genere.

Quando si parla di western con Kurt Russell, la mente corre subito a Tombstone. Il film del 1993, con le sue battute leggendarie e gli scontri a fuoco epici, è entrato di diritto nella hall of fame del genere. Eppure, c’è un altro titolo nella filmografia dell’attore che merita la stessa attenzione, se non superiore. Si tratta di Bone Tomahawk, un ibrido western-horror del 2015 che è disponibile su Prime Video.
Definire Bone Tomahawk semplicemente un western sarebbe riduttivo. Il film del regista S. Craig Zahler è un’esperienza cinematografica che prende il pubblico per mano con i ritmi lenti e contemplativi del cinema classico americano, per poi scaraventarlo in un terzo atto di violenza viscerale che lascia senza fiato. La trama segue lo sceriffo interpretato da Russell alla guida di una spedizione di soccorso per liberare un’insegnante rapita da una tribù di cannibali. È The Searchers di John Ford contaminato dall’horror più disturbante.
La differenza con Tombstone è sostanziale. Se quest’ultimo è un racconto mitico dell’Old West, pieno di azione e momenti iconici, Bone Tomahawk è un viaggio claustrofobico attraverso i territori più oscuri dell’animo umano. Per gran parte del metraggio, assistiamo a quattro uomini completamente diversi tra loro che attraversano paesaggi desolati, conoscendosi reciprocamente. Zahler costruisce il film come un crescendo inesorabile, dove la tensione aumenta millimetro dopo millimetro.

Il budget ridottissimo di meno di due milioni di dollari si fa sentire occasionalmente, conferendo al film un aspetto quasi spartano. Ma proprio questa essenzialità diventa uno dei suoi punti di forza. Non ci sono effetti speciali pomposi o sequenze d’azione coreografate fino all’inverosimile. Quando la violenza esplode sullo schermo, lo fa in modo brutale e scioccante, con un impatto che difficilmente si dimentica.
Nel panorama dei western horror, genere già di per sé raro e difficile da equilibrare, Bone Tomahawk svetta come il miglior esempio mai realizzato. Gli ibridi di genere sono un terreno minato per i registi: basta un passo falso e il risultato finale crolla su se stesso. Per ogni commedia horror riuscita come Fright Night, esistono dozzine di tentativi falliti. Lo stesso vale per i western horror, dove accanto a gemme come Ravenous o Vampires di John Carpenter si trovano scivoloni come Tremors 4.
Lo stesso Stephen King, maestro indiscusso dell’horror e difficilmente impressionabile, ha pubblicamente elogiato il film, contribuendo a consolidarne lo status di cult. Anno dopo anno, la base di fan del film cresce, alimentata dal passaparola e dalla curiosità di chi vuole scoprire cosa renda questo western così diverso dagli altri.
In un’epoca in cui i western tradizionali sono diventati rari, film come Bone Tomahawk dimostrano che il genere ha ancora molto da dire, a patto di essere disposti a esplorare territori oscuri e inesplorati. Kurt Russell, con la sua presenza magnetica e la sua autorevolezza da veterano, è la guida perfetta per questo viaggio nell’abisso.
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