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Voto: 51/10 Titolo originale: The Gentlemen , uscita: 07-03-2024. Stagioni: 2.

The Gentlemen 2, recensione: Theo James diventa il Michael Corleone di Guy Ritchie

06/09/2026 recensione serie tv di Marco Tedesco

La seconda stagione della serie Netflix alza la posta, rende Eddie più oscuro e pericoloso e trova finalmente una direzione più precisa, anche se dialoghi e sottotrame restano irregolari

Kaya Scodelario the gentlemen stagione 2

La prima stagione di The Gentlemen ruotava attorno a un’idea semplice: un aristocratico apparentemente rispettabile scopre di essere molto più adatto al crimine di quanto vorrebbe ammettere. Nella seconda, quella fase di esitazione è finita. Eddie Horniman non vuole più liberarsi dell’impero che ha ereditato quasi per caso. Vuole controllarlo, espanderlo e soprattutto smettere di essere considerato il socio educato che qualcun altro può manovrare.

È questo cambiamento a dare alla serie Netflix una direzione molto più netta. Theo James torna nei panni del Duca di Halstead con un personaggio che non sta semplicemente diventando più violento: sta cominciando a capire quanto gli piaccia il potere. Ed è proprio qui che The Gentlemen 2 trova il suo elemento più interessante.

Quando ritroviamo Eddie, il rapporto con Susie Glass (Kaya Scodelario) è ormai diventato una vera partnership criminale. Bobby Glass (Ray Winstone) continua però a controllare l’impero dalla distanza, e per Eddie quella subordinazione comincia a essere insopportabile.

Il suo progetto è molto più ambizioso rispetto al passato: recuperare terreni attorno alla proprietà di famiglia, espandere gli affari oltre il Regno Unito, entrare nel mercato legale della cannabis e costruire rapporti con nuovi interlocutori, compresa la criminalità italiana. Non si tratta più di sopravvivere dentro il sistema Glass: Eddie vuole riscriverne le regole.

La serie introduce così Marco Moretti, interpretato da Sergio Castellitto, e Cico Maldini, a cui presta il volto Michele Morrone, mentre Hugh Bonneville si diverte nei panni di un aristocratico tanto influente quanto moralmente viscido. Falconi da corsa da milioni di dollari, opere d’arte, cartelli sudamericani e nobili corrotti continuano a riempire la trama di deviazioni volutamente assurde.

Il paragone con Michael Corleone non è casuale. Anche Eddie era entrato nel mondo criminale con una distanza morale che gli permetteva di pensare di essere diverso dagli uomini che lo circondavano. Ora quella distinzione si sgretola.

Più accumula autorità, più scopre che essere temuto gli interessa quanto essere rispettato. La violenza non è più soltanto uno strumento necessario per uscire da una situazione difficile, ma diventa progressivamente parte del suo linguaggio.

La quarta puntata rappresenta in questo senso uno spartiacque importante. La rabbia trattenuta del personaggio esplode e modifica definitivamente sia la percezione che gli altri hanno di lui sia quella dello spettatore. James funziona soprattutto quando lascia cadere l’affabilità aristocratica e permette alla frustrazione di Eddie di emergere attraverso piccoli cambiamenti di sguardo e postura.

La stagione rende persino visibile questa trasformazione attraverso immagini quasi allucinatorie, con un Eddie incoronato e consumato da una forma di potere che sembra progressivamente divorarlo. Non è una metafora particolarmente sottile, ma chiarisce bene la traiettoria scelta dalla serie: il successo di Eddie coincide con la perdita della persona che era.

Uno dei miglioramenti più evidenti rispetto alla prima stagione arriva quando la serie smette di disperdersi continuamente tra personaggi eccentrici e casi criminali episodici e concentra maggiormente l’attenzione su Eddie e Susie.

theo james stagione 2 the gentlemenLa loro relazione rimane il vero motore narrativo. Sono alleati, amici, potenziali rivali e due persone che comprendono perfettamente quanto possa essere pericoloso concedere all’altro troppo potere. Kaya Scodelario continua a essere essenziale proprio perché Susie non è soltanto il contrappeso morale di Eddie: possiede ambizioni proprie e, soprattutto, conosce quel mondo molto meglio di lui.

Quando le alleanze iniziano a incrinarsi e le protezioni che sembravano garantite scompaiono, la serie trova finalmente una tensione che nella prima metà fatica ancora a mantenere. Gli ultimi episodi sono infatti nettamente più compatti, cattivi e coinvolgenti dei primi.

The Gentlemen rimane completamente immersa nell’immaginario di Guy Ritchie: montaggio accelerato, criminali larger than life, aristocratici decadenti, abiti impeccabili, esplosioni improvvise di violenza e battute costruite per sembrare più brillanti di quanto spesso siano.

Quando questo meccanismo funziona, la serie è estremamente facile da divorare. Il problema è che la scrittura continua a confondere troppo spesso ritmo con efficacia. Alcuni dialoghi risultano artificiosi, diverse sottotrame sembrano esistere soltanto per introdurre un’altra eccentricità e non tutti i nuovi innesti funzionano allo stesso livello.

La stagione soffre inoltre la presenza ridotta di Freddy, con Daniel Ings relegato più ai margini nonostante fosse uno dei personaggi capaci di rompere con maggiore naturalezza la rigidità dell’universo di Ritchie.

Eppure l’impressione generale è decisamente più positiva rispetto alla prima annata. Il tono è più cupo, le conseguenze hanno maggiore peso e soprattutto la trasformazione di Eddie offre finalmente un arco capace di tenere insieme il caos.

La seconda stagione non diventa improvvisamente un grande crime drama realistico, né prova seriamente a esserlo. The Gentlemen resta una fantasia criminale iperstilizzata, violenta e volutamente eccessiva, più interessata al piacere della messinscena che alla profondità sociologica.

Questa volta, però, sotto gli abiti sartoriali e le decapitazioni c’è una traiettoria più chiara. Eddie non sta imparando a essere un gangster: sta imparando quanto sia difficile smettere di esserlo una volta scoperto il piacere del comando.

The Gentlemen 2 migliora quindi quando smette di chiedersi quanto Eddie possa adattarsi al mondo criminale e comincia a chiedersi quanto di se stesso sia disposto a perdere per dominarlo. La risposta non è ancora definitiva, ma la trasformazione è ormai iniziata. E con una terza stagione già ordinata, la parte più interessante potrebbe essere proprio vedere fino a dove Guy Ritchie deciderà di lasciarlo cadere.

Su Netflix dal 3 settembre.
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