Voto: 5/10 Titolo originale: Bucking Fastard , uscita: 02-09-2026. Regista: Werner Herzog.
Bucking Fastard, recensione: Kate e Rooney Mara sono una cosa sola nella fiaba di Werner Herzog
06/09/2026 recensione film Bucking Fastard di William Maga
Ispirandosi liberamente alla storia vera delle sorelle Chaplin, Werner Herzog costruisce una bizzarra fiaba irlandese sull’amore, l’emarginazione e il desiderio di un altro mondo. Le due protagoniste sono straordinarie, ma il film finisce per perdersi nelle proprie eccentricità

«Non siamo gemelle, siamo sorelle». Jean e Joan Holbrooke lo precisano subito, anche se tutto ciò che vediamo sembra suggerire il contrario. Parlano contemporaneamente, camminano allo stesso ritmo, condividono sogni, desideri e perfino i lapsus. Kate e Rooney Mara diventano così il centro magnetico di Bucking Fastard, il nuovo film di Werner Herzog presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2026: due interpreti e, praticamente, un’unica performance.
È un’idea tanto semplice quanto perturbante, liberamente ispirata a Freda e Greta Chaplin, le celebri gemelle di York che negli anni Ottanta finirono sui giornali britannici anche per una vicenda giudiziaria legata alle molestie nei confronti di un vicino. Herzog, che le aveva conosciute personalmente, prende quel punto di partenza e lo trasforma in qualcosa di completamente suo: una fiaba irlandese assurda, malinconica e deliberatamente fuori dal tempo.
All’inizio troviamo Jean e Joan in tribunale. Il loro vicino ed ex amante Mulroney (Orlando Bloom) ha ottenuto un ordine restrittivo dopo che le due donne, incapaci di accettarne il matrimonio, hanno trasformato la gelosia in una serie di sabotaggi sempre più grotteschi. Il giudice permette eccezionalmente alle sorelle di testimoniare insieme e Herzog trova qui alcuni dei momenti più riusciti del film: il processo diventa una commedia dell’assurdo in cui le due protagoniste funzionano come un coro greco impazzito.
La sincronizzazione delle Mara è impressionante. Non si limitano a pronunciare le stesse battute: esitazioni, sguardi, risatine, movimenti e reazioni sembrano provenire da un’unica coscienza distribuita fra due corpi. Il risultato oscilla continuamente fra comicità e inquietudine, ma suggerisce anche qualcosa di più interessante: Jean e Joan non sembrano avere bisogno di costruire un’identità individuale perché ciascuna trova nell’altra il proprio specchio.
Il problema è che Herzog osserva questa simbiosi molto più di quanto cerchi di comprenderla. Quando le sorelle si trasferiscono in città e incontrano l’assistente sociale Timothy (Domhnall Gleeson), che tenta pazientemente di insegnare loro a compiere azioni separatamente, il film sfiora interrogativi affascinanti sull’autonomia e sulla normalità. Chi ha stabilito che debbano diventare due individui distinti se essere «una» le rende felici?
È quando Bucking Fastard abbandona progressivamente la commedia sociale che emerge il Herzog più riconoscibile. Jean e Joan raggiungono la campagna e scoprono un sistema di grotte dietro la fattoria della zia. Da quel momento nasce un’altra ossessione: scavare attraverso la montagna nella convinzione di poter raggiungere le isole Orcadi, trasformate nella loro immaginazione in una sorta di Arcadia, un luogo dove finalmente poter esistere senza essere osservate, giudicate o corrette.
La premessa contiene quasi tutto il cinema di Herzog: uomini contro montagne, imprese impossibili, natura indifferente, individui considerati folli dal resto del mondo e disposti a dedicare anni a un obiettivo apparentemente insensato. Persino la grotta sembra diventare una materializzazione delle protagoniste: un passaggio verso una realtà alternativa in cui le regole della società smettono di avere valore.
Il film, della durata ufficiale di 109 minuti, è stato girato tra Irlanda e Stati Uniti con la fotografia di Peter Zeitlinger e le musiche di Ernst Reijseger; in Italia sarà distribuito da I Wonder Pictures. Herzog lo dedica inoltre a David Lynch, un riferimento che appare particolarmente appropriato per una storia sospesa fra quotidiano, favola e logica del sogno.
Ma è proprio l’accumulo di eccentricità a indebolire progressivamente Bucking Fastard. Uccelli in gabbia, una volpe chiamata Cupido, guardoni, matrimoni imbucati, miti, animali e digressioni geologiche continuano ad aprire possibili strade senza che Herzog sembri realmente interessato a percorrerle fino in fondo. Il film scava moltissimo, ma non sempre trova qualcosa sotto la superficie.
Rimane però un’immagine difficile da dimenticare: due donne che il mondo considera disfunzionali e che continuano ostinatamente a essere felici soltanto insieme, mentre cercano letteralmente di attraversare una montagna per trovare un posto migliore. Kate e Rooney Mara rendono credibile l’impossibile e costituiscono la ragione principale per seguire Herzog dentro il tunnel. Bucking Fastard è buffo, tenero, assurdo e talvolta esasperante: un film irrisolto che possiede almeno il coraggio di essere irriducibilmente strano.
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