Voto: 5/10 Titolo originale: Practical Magic 2 , uscita: 09-09-2026. Regista: Susanne Bier.
Amori & Incantesimi 2, recensione: Sandra Bullock e Nicole Kidman tornano, ma la magia è rimasta nel 1998
09/09/2026 recensione film Amori & incantesimi 2 di Gioia Majuna
Susanne Bier riunisce le sorelle Owens in un sequel che ritrova il loro affiatamento, ma lo soffoca tra nostalgia, retcon, nuovi amori e una trama inutilmente dilatata

Ci sono film diventati cult non perché fossero perfetti, ma perché possedevano qualcosa di molto più difficile da replicare: un’atmosfera. Amori & Incantesimi era uno di questi. Nel 1998 mescolava commedia romantica, stregoneria, violenza domestica e melodramma con un equilibrio spesso precario, eppure Sandra Bullock e Nicole Kidman, la casa degli Owens, le zie eccentriche e quella sensazione autunnale da Halloween gli hanno garantito una seconda vita. Ventotto anni dopo, Amori & Incantesimi 2 prova a ricreare l’incantesimo partendo dagli stessi ingredienti, ma scopre che ricordare una magia non significa necessariamente saperla rifare.
Diretto da Susanne Bier, il sequel ritrova Sally (Sandra Bullock) e Gillian Owens (Nicole Kidman) molti anni dopo gli eventi del primo film. La maledizione che avrebbe dovuto essere spezzata è tornata a incombere sulla famiglia e Sally, dopo aver pagato ancora una volta un prezzo altissimo, ha scelto una soluzione radicale: rinunciare alla magia e cancellarne il ricordo dalle figlie Kylie (Joey King) e Antonia (Maisie Williams). Quando l’amore mette nuovamente in moto la maledizione, Kylie parte per l’Inghilterra alla ricerca di una soluzione, trascinando le Owens dentro una nuova esplorazione del proprio passato.
Il primo problema è proprio il punto di partenza. Per poter raccontare questa storia, la sceneggiatura di Akiva Goldsman, Georgia Pritchett e Kelly Marcel deve sostanzialmente rimettere in discussione la liberazione conquistata nel 1998. La maledizione ritorna, Sally torna a temere la magia e il percorso della protagonista sembra ripartire quasi dalla stessa casella.
Il risultato non è soltanto un retcon poco elegante: crea la sensazione che quasi trent’anni siano trascorsi senza che Sally e Gillian siano davvero cambiate. Anche quando il film introduce nuove informazioni sulla genealogia degli Owens, lo fa più per giustificare la propria esistenza che per aprire prospettive realmente nuove. A 130 minuti, poi, una trama piuttosto esile viene dilatata fino a trasformare quello che dovrebbe essere un ritorno leggero e stregato in un racconto sorprendentemente faticoso.
Quando Amori & Incantesimi 2 funziona, è quasi sempre perché Bullock e Kidman riescono ancora a far credere che Sally e Gillian siano sorelle. Bier lascia spesso che si interrompano, parlino contemporaneamente e si punzecchino, recuperando almeno a tratti la spontaneità che costituiva il cuore dell’originale.
Kidman sembra ritrovare Gillian con maggiore naturalezza e riesce a strappare ironia anche a battute poco ispirate; Bullock resta magnetica, ma la sceneggiatura la costringe troppo spesso nel ruolo della donna ansiosa e impacciata. Ancora più frustrante è il trattamento riservato a Dianne Wiest e Stockard Channing: il ritorno di Jet e Frances dovrebbe essere uno degli eventi del film e invece le due attrici vengono confinate ai margini, pur regalando uno dei momenti emotivamente più riusciti.
Anche la nuova generazione rimane sbilanciata. Joey King porta energia e vulnerabilità a Kylie e possiede uno dei pochi veri momenti drammatici del film, mentre Maisie Williams viene inspiegabilmente lasciata con pochissimo da fare. È un’occasione sprecata soprattutto per un sequel che continua a proclamare la forza della famiglia Owens.
La contraddizione più evidente sta proprio qui. Il film insiste sull’idea che “nessuna magia sia più forte della sorellanza”, ma dedica sorprendentemente poco spazio alla comunità femminile che aveva reso particolare il primo capitolo. Al suo posto acquista peso Ian Wright, studioso dell’occulto interpretato da Lee Pace, chiamato inizialmente a fornire spiegazioni sulla magia oscura e inevitabilmente destinato a gravitare intorno a Sally.
Pace possiede abbastanza carisma da rendere piacevole quasi ogni sua apparizione e la chimica con Bullock c’è. Il problema è che la nuova componente romantica sembra appartenere a un film che avrebbe dovuto interrogarsi molto di più su cosa significhi essere una donna Owens trent’anni dopo. Paradossalmente, un racconto che celebra la sorellanza finisce così per risultare più dipendente dai suoi personaggi maschili di quanto ci si aspettasse.
Bier confeziona tutto con eleganza: colori saturi, costumi ricercati, case da fiaba e qualche efficace deformazione visiva quando entra in gioco la magia oscura. Ma manca il calore quasi tattile del 1998. Anche la stregoneria appare spesso più digitale, mentre la colonna sonora non riesce a diventare parte dell’identità del film come accadeva nell’originale.
Naturalmente tornano anche i richiami che i fan aspettano, compreso quello alle celebri “midnight margaritas”. Il film ha almeno l’intelligenza di non trasformarsi immediatamente in una parata di citazioni, ma nel finale l’obbligo di soddisfare la nostalgia diventa più evidente. E proprio allora emerge il limite di molti legacy sequel: riprodurre un ricordo è molto più facile che dargli una ragione per continuare.
Amori & Incantesimi 2 non è quindi privo di fascino. Bullock e Kidman conservano abbastanza carisma da illuminare diverse scene, Pace è un’aggiunta riuscita e ritrovare Wiest e Channing fa comunque piacere. Ma sotto la superficie patinata c’è una sceneggiatura prevedibile, sovraccarica e troppo lunga, che parla continuamente dell’eredità degli Owens senza capire fino in fondo cosa valesse davvero la pena ereditare.
Nel 1998 la magia era imperfetta, strana e difficilmente classificabile. Ventotto anni dopo è tutto più levigato, più consapevole della nostalgia che deve vendere e, proprio per questo, molto meno incantato.
Nei cinema italiani dal 10 settembre.
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