Denzel Washington paralizzato e Angelina Jolie a caccia di un serial killer in questo thriller da vedere
12/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Il collezionista di ossa con Denzel Washington e Angelina Jolie, un thriller del 1999 simile a Se7en che merita di essere riscoperto.

Il collezionista di ossa del 1999, diretto da Phillip Noyce, regista di Giochi di potere, è un thriller psicologico che merita molto più del tiepido 28% di gradimento su Rotten Tomatoes che si porta dietro come una condanna immeritata. Basato sul romanzo di Jeffrey Deaver, veterano della letteratura crime, Il collezionista di ossa costruisce un’atmosfera cupa e metodica che sembra uscita direttamente dalle pagine più oscure del noir metropolitano.
Denzel Washington interpreta Lincoln Rhyme, un esperto forense paralizzato da un incidente e costretto a letto, che viene trascinato in una caccia sempre più personale a un serial killer. Al suo fianco, una giovanissima Angelina Jolie nei panni di Amelia Donaghy, poliziotta alle prime armi che diventa gli occhi e le gambe di Rhyme sul campo, investigando le scene del crimine con il suo supporto attraverso un collegamento video.
La dinamica tra veterano cinico e recluta idealista funziona alla perfezione. Jolie è essenzialmente il Robin di questo Batman forense, moralmente limpida e determinata, mentre Washington porta sullo schermo un personaggio più disposto a infrangere le regole pur di fermare gli omicidi, più nichilista per via della sua condizione fisica e della paura del futuro. Una chimica che regge l’intera struttura narrativa.
Certo, alcune svolte narrative rasentano il grottesco, e il finale potrebbe apparire scontato agli occhi più cinici. Ma sarebbe un errore liquidare Il collezionista di ossa come un semplice clone di successi maggiori. Il film offre qualcosa di diverso, una variazione sul tema che merita di essere apprezzata per i suoi meriti specifici.
Washington, in particolare, consegna una performance che sfida i suoi consueti parametri interpretativi. Privato di quella presenza fisica magnetica che caratterizza gran parte dei suoi ruoli action, l’attore è costretto a trasmettere intensità, intelligenza e frustrazione attraverso lo sguardo, il tono di voce, la minima gestualità concessagli dalla paralisi del personaggio. È un lavoro di sottrazione che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, la sua classe come interprete.
In un’epoca in cui i thriller psicologici sembrano sempre più rari, riscoprire un titolo come questo significa anche ricordare quanto quel particolare mix di intelligenza narrativa, ambientazione opprimente e tensione metodica possa ancora funzionare. Non sarà all’altezza di Se7en, ma Il collezionista di ossa merita di essere visto, o rivisto, come molto più di una semplice curiosità nella filmografia di Denzel Washington.
© Riproduzione riservata




