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Titolo originale: The Onania Club . Regista: Tom Six.

Tom Six: «Il woke è il più grande nemico dell’arte». The Onania Club è senza distributore da 7 anni

12/09/2026 news di Stella Delmattino

Il regista accusa l'industria di temere polemiche e «segnali sbagliati». Intanto il film proibito che John Waters ha già visto resta invisibile al pubblico

the onania club film tom six

Diciassette anni fa bastò un’idea quasi indicibile per trasformare Tom Six in uno dei nomi più controversi dell’horror contemporaneo. Oggi il regista di The Human Centipede si trova nella situazione opposta: ha terminato un film che quasi nessuno può vedere.

The Onania Club è stato completato nel 2019 e, sette anni dopo, non ha ancora trovato una distribuzione. Six non crede che il problema sia semplicemente commerciale. In una nuova intervista ha attaccato frontalmente l’industria cinematografica e quella che considera una crescente paura di produrre opere capaci di provocare una reazione negativa.

«Il woke è il più grande nemico dell’arte», ha dichiarato all’Hollywood Reporter, sostenendo che il caso di The Onania Club sarebbe sintomatico dello stesso fenomeno per cui, a suo giudizio, «il cinema audace sta morendo».

Il film di Tom Six che nessuno vuole distribuire

È facile capire perché The Onania Club rappresenti una vendita complicata persino per gli standard del suo autore. Girato in bianco e nero, segue Hanna, interpretata da Jessica Morris, una donna sposata che scopre di provare eccitazione davanti alla sofferenza altrui. Entra così in un circolo frequentato da ricche donne di Los Angeles che si masturbano osservando immagini di tragedie reali, compresi gli attentati dell’11 settembre.

Six sostiene che negli ultimi sette anni i distributori abbiano progressivamente sostituito una domanda – «il film è buono?» – con altre molto diverse: ha il messaggio giusto? Potrebbe allontanare qualcuno? Potrebbe mettere in cattiva luce la società che lo distribuisce?

Secondo il regista, dietro il continuo riferimento a un «mercato cambiato» ci sarebbe in realtà quella che definisce senza mezzi termini «una fottuta agenda». La sua è naturalmente un’interpretazione personale del rifiuto subito dal film, non la spiegazione accertata delle ragioni per cui The Onania Club sia rimasto bloccato così a lungo.

Six sostiene inoltre di intravedere un cambiamento nel pubblico, sempre più stanco, a suo dire, della correttezza politica e nuovamente interessato a opere provocatorie. Ma dopo sette anni il distributore disposto a correre il rischio ancora non c’è.

John Waters lo ha visto. E lo ha messo tra i migliori film dell’anno

La parte più singolare della storia è che The Onania Club non è un film fantasma. Qualcuno lo ha effettivamente visto. Nel 2020 furono organizzate alcune visioni private online e tra i pochissimi spettatori c’è stato anche John Waters.

Nel 2021 il regista di Pink Flamingos fece qualcosa di ancora più sorprendente: inserì il film di Six al decimo posto nella propria classifica dei migliori dell’anno. Lo definì un’opera spesso discutibile ma a tratti irresistibilmente divertente, aggiungendo che il film «mantiene eccome le promesse». Poi la conclusione perfettamente watersiana: «Probabilmente non riuscirete mai a vederlo. Forse è meglio così».

Nel frattempo la vicenda è diventata parte di un altro film. Dopo aver rivelato pubblicamente di convivere con la sclerosi multipla, Six ha realizzato The End of Tom Six, documentario autoprodotto nel quale mette in scena il proprio declino fisico, l’ossessione per la mancata distribuzione di The Onania Club e la sua guerra personale contro ciò che considera conformismo nell’industria.

Il regista collega lo stress di questi anni al peggioramento delle proprie condizioni, ma si tratta della sua lettura personale della malattia e del proprio percorso, non di un rapporto causale dimostrato.

Six è ormai convinto che The Onania Club potrebbe non uscire mentre è ancora in vita. E resta fedele al personaggio che costruisce da quando The Human Centipede trasformò il disgusto in fenomeno pop: è certo che, dopo la sua morte, il film verrà riscoperto e celebrato come una satira che nessuno aveva avuto il coraggio di distribuire.

Potrebbe essere la previsione di un autore realmente arrivato troppo presto. Oppure l’ultima provocazione di un regista che ha costruito un’intera carriera sull’idea che la cosa più irresistibile sia proprio quella che ci viene detto di non guardare.

Tags:Tom Six
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