Jude Law e Jason Bateman in una serie thriller su Netflix che rivaleggia con Ozark
13/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Su Netflix trovi il thriller con Jason Bateman e Jude Law che merita di essere recuperato questo il prima possibile.

Mentre il mondo dello streaming si prepara alla cerimonia degli Emmy 2026 del 14 settembre, c’è una serie che sta emergendo dalle ombre come autentico cavallo scuro della competizione. Black Rabbit, il thriller criminale di Netflix con Jason Bateman e Jude Law, ha collezionato 7 nomination nelle categorie Limited o Anthology Series, eppure pochissimi ne parlano. Uscita nel settembre 2025, quasi un anno fa, la serie sembra aver attraversato il ciclo mediatico senza lasciare il segno che meritava. Ma forse è proprio questo il momento giusto per darle una seconda chance.
Con soli otto episodi e una durata complessiva di circa sette ore e mezza, Black Rabbit è il perfetto binge-watching pre-Emmy. Una maratona fattibile anche per chi ha un weekend già pieno di impegni, ma che promette di rimanere impressa ben oltre i titoli di coda. La domanda è: cosa rende questa serie così speciale da meritare 7 nomination, nonostante un punteggio Rotten Tomatoes del 66 per cento che non le rende giustizia?
La risposta sta nell’alchimia tra i due protagonisti e in una regia che attinge a piene mani dall’energia frenetica di film come Diamanti grezzi. Jason Bateman e Jude Law interpretano i fratelli Friedkin, Jake e Vince, legati da una lealtà viscerale che diventa tanto il loro punto di forza quanto la loro rovina. Jake è il fratello rispettabile, proprietario del Black Rabbit, un bar-ristorante di successo nel cuore di Manhattan. La sua vita sembra impeccabile: affari floridi, reputazione solida, un’immagine pubblica curata nei minimi dettagli.
Poi arriva Vince. Scappato dalla polizia, disperato, con una scia di guai alle spalle lunga quanto la East Coast. E come sempre accade nelle storie dei fratelli, Jake non può dirgli di no. Non importa quante volte Vince abbia portato il caos nella sua vita: il legame di sangue supera ogni logica. È questa dinamica a costituire la spina dorsale emotiva della serie, un conflitto interiore che Bateman interpreta con la consueta maestria nel bilanciare vulnerabilità e cinismo.
La serie si trasforma rapidamente in un thriller psicologico ad alta tensione quando entrano in scena personaggi come Joe Mancuso, il boss locale interpretato da Troy Kotsur, vincitore dell’Oscar. Mancuso individua immediatamente la vulnerabilità di Vince e la sfrutta senza pietà, trascinando entrambi i fratelli in una spirale di violenza e debiti impossibili da saldare. È qui che la serie mostra il suo lato più spietato: nessuno è davvero innocente, e ogni tentativo di redenzione viene punito con una nuova caduta.
La struttura narrativa è serrata, quasi claustrofobica. Non ci sono tempi morti, né episodi di riempimento. Ogni scena conta, ogni dialogo nasconde un sottotesto. Il ritmo è quello di un thriller cinematografico più che di una serie televisiva tradizionale, e questo spiega perché sia così facile divorare un episodio dopo l’altro senza accorgersene. Gli showrunner hanno imparato la lezione da serie come Breaking Bad e Ozark: quando la tensione non cala mai, lo spettatore non ha scuse per staccarsi dallo schermo.
Con la cerimonia degli Emmy ormai a pochi giorni, recuperare Black Rabbit diventa quasi un dovere per chi vuole seguire la premiazione con cognizione di causa. Ma anche se non vi interessano i premi, se amate serie come Mare of Easttown, Bloodline o The Black Doves, questo thriller ha tutto quello che cercate: personaggi complessi, trame stratificate, una tensione che non concede tregua e interpretazioni di altissimo livello.
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