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Voto: 4.5/10 Titolo originale: Dangerous Waters , uscita: 13-10-2023. Regista: John Barr.

Dangerous Waters, recensione: un survival che naufraga quando Odeya Rush diventa Rambo

11/09/2026 recensione film di Marco Tedesco

John Barr parte da una vacanza in barca finita male e approda a un improbabile revenge movie: Odeya Rush ci prova, mentre Ray Liotta lascia un’ultima, breve presenza sullo schermo

Odeya Rush in Dangerous Waters (2023) film

Dangerous Waters comincia come un thriller familiare, diventa un survival in mare aperto e termina come se qualcuno avesse deciso, a film già iniziato, di trasformare Odeya Rush in Rambo. Il problema non è tanto che John Barr cambi continuamente rotta, quanto che nessuna delle tre direzioni venga sviluppata abbastanza da risultare davvero convincente.

All’inizio la premessa è volutamente elementare. Rose (Rush), diciannovenne ancora segnata dalla morte del padre, accetta controvoglia di accompagnare la madre Alma (Saffron Burrows) in una vacanza in barca con il suo nuovo compagno Derek (Eric Dane). Lui ha soldi, modi apparentemente rassicuranti e un passato nella polizia prima di passare alla sicurezza privata. Rose, però, non si fida.

Non serve aspettare molto per capire che fa bene. La scoperta di alcune armi nascoste sottocoperta anticipa con scarsa discrezione ciò che verrà dopo e offre al film l’occasione per informarci che Rose ha una sorprendente predisposizione per i fucili. È uno di quei dettagli che una sceneggiatura sottolinea così pesantemente da trasformarlo immediatamente in una promessa.

Quando uomini armati assaltano lo yacht, la vacanza precipita nell’incubo e Dangerous Waters trova per qualche tempo la sua forma migliore. L’oceano, una barca danneggiata e l’impossibilità di chiedere aiuto dovrebbero bastare a costruire un survival essenziale, affidato alla vulnerabilità di Rose e al sospetto crescente nei confronti di Derek.

Barr, che oltre a dirigere cura anche la fotografia, riesce effettivamente a ricavare qualcosa dall’isolamento e dagli spazi limitati dell’imbarcazione. Ma la tensione non viene mai stretta abbastanza. Il secondo atto procede per attese, riparazioni, spostamenti e rivelazioni ampiamente annunciate, mentre una sceneggiatura troppo ansiosa di preparare il colpo di scena finisce per renderlo prevedibile.

È soprattutto il rapporto tra Rose e Derek a non funzionare. Eric Dane spinge sull’ambiguità fino a renderla quasi una dichiarazione d’intenti, mentre il film non dedica abbastanza tempo alla relazione tra madre e figlia perché ciò che accade possa acquisire il peso emotivo necessario. I personaggi diventano presto strumenti utili a portare Rose alla tappa successiva.

Ed è nell’ultimo atto che Dangerous Waters abbandona definitivamente ogni pretesa di plausibilità. Dopo il dramma familiare e il survival arriva infatti un terzo film: un action-revenge sporco e violento nel quale Rose affronta criminali e trafficanti con una sicurezza che sembra appartenere a un personaggio completamente diverso.

Il problema non è vedere Odeya Rush trasformarsi in un’eroina d’azione. Anzi, l’attrice affronta con convinzione la parte più fisica del ruolo e lascia intravedere il film pulp che Dangerous Waters avrebbe forse dovuto essere fin dall’inizio. È la velocità della metamorfosi a renderla difficile da accettare. Una breve esperienza con un fucile, qualche riferimento al padre militare e la passione per i film d’azione non bastano a giustificare l’improvvisa capacità di eliminare uomini ben più esperti di lei.

A quel punto, però, resistere all’assurdità diventa quasi controproducente. Cadute improbabili, antagonisti incapaci di colpire il bersaglio, dialoghi involontariamente comici e continui rilanci trasformano il thriller serio dell’inizio in qualcosa di molto più vicino a un B-movie. Paradossalmente, è proprio quando perde il controllo che il film acquista un po’ di personalità.

C’è poi inevitabilmente Ray Liotta. L’attore morì nel maggio 2022 nella Repubblica Dominicana mentre Dangerous Waters era ancora in lavorazione, e il film rappresenta la sua ultima interpretazione girata. La sua presenza nei panni del Capitano è molto più limitata di quanto il materiale promozionale possa suggerire.

Gli bastano comunque pochi minuti per imprimere al personaggio una minaccia viscida che il resto del film fatica a trovare. È anche impossibile non percepire quanto la sua scomparsa abbia condizionato un climax che appare abbreviato e ricomposto intorno alla sua assenza. Più che un vero ruolo conclusivo, rimane purtroppo un’apparizione interrotta.

Dangerous Waters non è abbastanza teso per essere un buon survival, né abbastanza coerente per funzionare come thriller psicologico. Quando finalmente accetta la propria natura di action pulp, è ormai quasi finito. Odeya Rush tiene a galla ciò che può, ma il film passa così tanto tempo a cambiare rotta da non trovare mai davvero una destinazione.

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