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Voto: 8.5/10 Titolo originale: The Shield , uscita: 12-03-2002. Stagioni: 8.

The Shield ci ha fatto tifare per un assassino per 7 stagioni. Ed era proprio questo il suo vero esperimento

11/09/2026 recensione serie tv di William Maga

Vic Mackey mostrò chi era fin dal primo episodio. Eppure il pubblico continuò a perdonarlo, al punto che Shawn Ryan arrivò a definire gli spettatori suoi «facilitatori»

Michael Chiklis in The Shield (2002) scena finale

Vic Mackey non è mai stato un poliziotto buono costretto a sporcarsi le mani. Questa è forse la cosa più importante da ricordare di The Shield, perché per sette stagioni la serie di Shawn Ryan fece qualcosa di molto più insidioso: spinse gli spettatori a cercare continuamente una giustificazione per un uomo che aveva mostrato loro chi fosse fin dall’inizio.

Quando The Shield debuttò su FX il 12 marzo 2002, bastò infatti il pilot per eliminare qualsiasi equivoco. Vic, interpretato da uno straordinario Michael Chiklis, non era semplicemente lo sbirro televisivo che infrange le regole per catturare criminali peggiori di lui. Era corrotto, violento e, soprattutto, un assassino.

Eppure continuammo a tifare per lui. Ed è qui che, oltre vent’anni dopo, The Shield conserva gran parte della sua forza: il vero esperimento della serie non era soltanto Vic Mackey. Eravamo noi.

The Shield nasce dalle zone grigie della polizia di Los Angeles

La premessa non arrivava dal nulla. Mentre lavorava a Nash Bridges, Ryan partecipò a diversi ride-along con la polizia, entrando in contatto con decisioni e compromessi morali che difficilmente avrebbero trovato posto in un procedurale televisivo tradizionale. Nello stesso periodo Los Angeles era sconvolta dallo scandalo Rampart, che coinvolse soprattutto l’unità antigang CRASH del LAPD tra accuse di violenza, furti, droga e corruzione. Fu il terreno reale sul quale Ryan costruì il mondo moralmente instabile della serie.

Vic ne rappresentava la contraddizione perfetta. Ottiene risultati, conosce la strada, protegge i suoi uomini, risolve casi e mette dietro le sbarre criminali pericolosi. Ogni successo diventa così, agli occhi di chi guarda, una nuova attenuante per ciò che ha fatto.

The Shield posterIl pubblico perdonava Vic Mackey più di quanto Shawn Ryan avesse previsto

È questo l’aspetto più interessante dell’esperimento. Nemmeno Ryan aveva previsto fino a che punto il pubblico sarebbe stato disposto a seguire Vic. Quando nella quinta stagione arrivò Jon Kavanaugh, l’investigatore degli Affari Interni interpretato da Forest Whitaker, la serie riportò in primo piano l’omicidio commesso da Mackey nel pilot.

Ma gli spettatori continuavano a trovare scuse per lui. Ryan lo disse apertamente nel 2006: «Il pubblico è diventato un facilitatore di Vic Mackey», perché era disposto a fornire una spiegazione per comportamenti per i quali, secondo il creatore stesso, non esisteva alcuna giustificazione. Proprio per questo Ryan volle riportare alla memoria degli spettatori il suo crimine originario: dopo tanti criminali arrestati e casi risolti, era diventato troppo facile dimenticarlo.

Michael Chiklis rendeva la trappola ancora più efficace grazie a un carisma capace di far convivere brutalità, vulnerabilità, lealtà e ferocia. Nel 2002 vinse l’Emmy come miglior attore protagonista in una serie drammatica, battendo Kiefer Sutherland, Michael C. Hall, Peter Krause e Martin Sheen. Per una serie del basic cable era un risultato allora eccezionale.

Il Peabody assegnato a The Shield avrebbe individuato precisamente questa ambiguità: una serie in cui i confini legali, psicologici e morali diventavano tanto porosi da spingere il pubblico verso la simpatia per chi infrange la legge e il disgusto per chi rappresenta l’autorità. Al centro rimaneva una domanda: «Qual è il prezzo dell’ordine?»

The ShieldPrima di Breaking Bad, The Shield aveva capito come rendere lo spettatore complice

I Soprano aveva già dimostrato che il protagonista di una grande serie non doveva necessariamente essere una brava persona. The Shield aggiunse però una variabile particolarmente insidiosa: Vic è utile. Tony Soprano è un mafioso; Mackey porta un distintivo e, molto spesso, i suoi metodi funzionano.

La serie aveva così compreso quanto il punto di vista possa deformare il giudizio morale. Trascorriamo abbastanza tempo con Vic da conoscere la sua famiglia, le sue paure e le sue ragioni. A poco a poco smettiamo di giudicarlo dall’esterno e cominciamo a negoziare con lui.

In una retrospettiva per la Television Academy, Damon Lindelof ha individuato proprio nel finale del pilot il gesto che cambiava le regole: lo spettatore scopriva che il protagonista della serie poliziesca era contemporaneamente il poliziotto e l’assassino. Shawn Ryan ha poi raccontato che non gli interessava rendere Vic simpatico: gli bastava renderlo interessante. Il risultato superò persino le sue aspettative. :

Quella lezione avrebbe lasciato tracce profonde. Kurt Sutter, che lavorò a The Shield per tutta la sua durata prima di creare Sons of Anarchy, ha detto esplicitamente di aver trovato lì la propria voce di sceneggiatore e di considerare Ryan un mentore.

Il finale di The Shield chiude perfettamente la trappola

Da qui in avanti, spoiler sul finale.

La grande intuizione dell’ultima stagione è non risolvere tutto con una punizione convenzionale. Vic non muore e non finisce in prigione: ottiene l’immunità confessando i propri crimini. Tecnicamente vince, ma per salvarsi sacrifica ciò che definiva la sua identità: lo Strike Team è distrutto, Ronnie viene tradito, Shane e la sua famiglia sono morti, la sua stessa famiglia gli viene sottratta e il distintivo non c’è più.

L’uomo che per sette stagioni ha vissuto di strada, movimento e controllo viene confinato dietro una scrivania. Ryan aveva quell’immagine in mente da anni: «Vic in completo, in un ufficio da qualche parte, consegnato all’Inferno». Non sapeva ancora come sarebbe arrivato fin lì, ma sapeva che quello era il suo destino.

È una punizione più coerente della morte perché elimina anche l’ultimo alibi dello spettatore. Non ci sono più criminali da arrestare o persone da salvare. Non possiamo più dirci che Vic sia necessario. Rimane soltanto l’uomo e ciò che ha fatto.

Ed è forse qui che The Shield conserva la sua intuizione più feroce. Non si limitava a raccontare la corruzione di un poliziotto. Mostrava quanto facilmente una storia ben raccontata potesse corrompere anche il giudizio morale di chi lo stava guardando.

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