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Il thriller con Jeff Bridges e Dakota Johnson che copia Tarantino meglio di chiunque altro

08/09/2026 news di Andrea Palazzolo

Il thriller di Drew Goddard con Jeff Bridges che unisce Pulp Fiction e The Hateful Eight, ma è stato un flop al botteghino.

Samuel L Jackson in The Hateful 8

Esistono film che nascono con tutte le carte in regola per diventare cult, ma che il destino del box office condanna all’oblio. 7 sconosciuti a El Royale è uno di questi casi paradossali: un thriller neo-noir scritto e diretto da Drew Goddard che combina il meglio di Pulp Fiction e The Hateful Eight, impreziosito da un cast stellare, eppure clamorosamente ignorato dal pubblico nelle sale cinematografiche.

La premessa del film vede un gruppo di perfetti sconosciuti che si ritrova a passare la notte all’El Royale, un hotel un tempo prestigioso situato esattamente sul confine tra California e Nevada. Una linea letteralmente divide la struttura in due stati diversi, un dettaglio che già di per sé racconta molto sulla natura liminale di questo luogo sospeso tra legalità e illecito, tra passato e presente.

Ma l’El Royale non è semplicemente lo sfondo della vicenda. È un personaggio a sé stante, un tempio decadente di gloria passata dove ogni ospite nasconde qualcosa. Quando le maschere iniziano a cadere e i segreti vengono alla luce, l’atmosfera si fa tesa, claustrofobica, violenta. È proprio qui che emerge il DNA tarantiniano del film.

La struttura narrativa richiama apertamente Pulp Fiction: la storia si dipana attraverso flashback che si incastrano come tessere di un puzzle complesso, rivelando gradualmente le verità nascoste dietro ogni personaggio. Goddard orchestra magistralmente i tempi, alternando momenti di tensione psicologica a esplosioni di violenza improvvisa e brutale, esattamente come faceva Tarantino nel suo capolavoro del 1994.

Ma c’è anche molto di The Hateful Eight in questo film. Come nel western claustrofobico del 2015, anche qui abbiamo un gruppo di individui moralmente ambigui, tutti con agende personali e passati oscuri, intrappolati in uno spazio chiuso dove la fiducia è un lusso che nessuno può permettersi. La differenza è che invece di una stazione di posta in mezzo alla neve del Wyoming, il teatro dell’azione è questo hotel dalle luci al neon sbiadite.

Il cast è uno di quei miracoli che accadono quando un progetto attrae talenti grazie alla forza della scrittura e alla reputazione del regista. Jeff Bridges interpreta Padre Daniel Flynn, un prete che di sacro ha ben poco. Cynthia Erivo, in quello che resta uno dei suoi ruoli più sottovalutati, è Darlene Sweet, una cantante soul che diventa il cuore emotivo del film. Dakota Johnson si cala nei panni di Emily Summerspring, una hippie con segreti pericolosi, mentre Jon Hamm è Laramie Seymour Sullivan, un venditore ambulante la cui vera identità è tutt’altro che chiara.

L’approccio di Goddard al genere crime è quello di un cineasta che conosce le convenzioni abbastanza bene da saperle sovvertire. Non si limita a imitare Tarantino, come hanno fatto in molti negli ultimi tre decenni. Prende gli elementi stilistici che hanno reso grande il cinema del regista di Knoxville e li plasma in qualcosa di personale, aggiungendo quella sensibilità per il meta-cinema e la decostruzione dei generi che aveva già dimostrato con The Cabin in the Woods.

La prossima volta che vi trovate a scorrere il catalogo della vostra piattaforma streaming preferita, fermatevi su 7 sconosciuti a El Royale. Date una possibilità a questo hotel maledetto e ai suoi ospiti dannati. Potrebbe diventare una di quelle scoperte cinematografiche che vi accompagneranno per anni, uno di quei film che riscoprirete con piacere e che consiglierete agli amici come una gemma nascosta che troppo pochi hanno saputo apprezzare al momento giusto.

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