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Voto: 6.5/10 Titolo originale: Wildwood , uscita: 19-10-2026. Budget: $100,000,000. Regista: Travis Knight.

Wildwood, recensione: Laika supera ogni limite della stop-motion, ma la magia di Coraline è un’altra cosa

22/10/2026 recensione film di William Maga

Travis Knight firma il film più ambizioso dello studio di Coraline e Kubo e la spada magica: un'avventura fantasy visivamente straordinaria, che però fatica a trovare nella storia la stessa originalità delle immagini

wildwood film laika 2026

In un’industria dell’animazione sempre più dominata dalla computer grafica, dove la ricerca della perfezione digitale rischia spesso di appiattire l’identità visiva dei film, Laika continua a difendere il fascino dell’imperfezione artigianale. Ogni movimento, ogni espressione e ogni ambiente dei suoi lungometraggi nasce da un lavoro minuzioso, nel quale materiali, superfici e dettagli conservano una fisicità che nessuna immagine interamente digitale riesce a riprodurre allo stesso modo. Con Wildwood, lo studio americano compie un ulteriore salto di scala, realizzando quella che è probabilmente la sua impresa produttiva più ambiziosa.

Diretto da Travis Knight, già autore di Kubo e la spada magica, e tratto dal romanzo omonimo di Colin Meloy, illustrato da Carson Ellis, Wildwood porta la stop-motion in territori spettacolari raramente esplorati, trasformando un’avventura fantasy per ragazzi in un universo brulicante di creature, paesaggi e dettagli. Il risultato è un film di straordinaria ricchezza visiva, anche se non sempre altrettanto originale sul piano narrativo.

La protagonista è Prue (doppiata da Peyton Elizabeth Lee), una dodicenne che vive a Portland con i genitori e il fratellino Mac. Quando, contravvenendo alle raccomandazioni familiari, porta il bambino fuori casa, uno stormo di corvi lo rapisce e lo trascina nella misteriosa foresta che sorge ai margini della città. Determinata a ritrovarlo, Prue si avventura nella cosiddetta Foresta Impenetrabile, accompagnata dal compagno di scuola Curtis (Jacob Tremblay), scoprendo un mondo abitato da animali parlanti, eserciti di coyote, banditi e creature fantastiche.

A dominare questo universo è la Governante Vedova Alexandra (Carey Mulligan), un tempo sovrana benevola, trasformata dal dolore per la perdita del figlio in una figura ossessionata dalla possibilità di sfidare la morte. Il destino del piccolo Mac si intreccia così con gli equilibri politici e le rivalità che dividono le diverse popolazioni della foresta.

La vera protagonista di Wildwood è la sua straordinaria costruzione visiva. Fin dalle prime sequenze ambientate a Portland, Laika dimostra una capacità impressionante di restituire personalità agli spazi attraverso una quantità quasi inesauribile di particolari. Le strade, le vetrine, gli edifici e gli oggetti quotidiani compongono una città riconoscibile e viva, prima che l’avventura si sposti nella foresta e lasci spazio a un immaginario ancora più elaborato.

Qui ogni nuova ambientazione sembra introdurre un diverso universo estetico: dagli uccelli dell’Avian Principality ai coyote in uniforme militare, dalle comunità umane ai giganteschi alberi animati. La ricchezza dei materiali, l’articolazione delle figure e la fotografia di Caleb Deschanel conferiscono alle immagini una profondità e una consistenza eccezionali. Anche le sequenze d’azione, culminanti in una battaglia di dimensioni epiche, raggiungono una complessità sorprendente per una tecnica che richiede di costruire materialmente ogni movimento, fotogramma dopo fotogramma.

wildwood film laika 2026 stop motionIl film ricorre anche a interventi digitali, soprattutto nelle scene più vaste e dinamiche. Una scelta comprensibile, che permette di superare alcuni limiti pratici della stop-motion, ma che in certi momenti attenua proprio quella tangibilità che costituisce il principale elemento distintivo dello studio.

Se sul piano tecnico Wildwood rappresenta un risultato eccezionale, è nella scrittura che il film rivela i propri limiti. Il racconto attinge a un immaginario fantasy consolidato, nel quale riecheggiano Le cronache di Narnia, Tolkien e numerose fiabe classiche: una ragazzina che attraversa il confine tra realtà e magia, un regno diviso da conflitti, alleati improbabili e una sovrana malvagia segnata da una tragedia personale.

Non sono tanto questi elementi familiari a costituire un problema, quanto la difficoltà di svilupparli in maniera altrettanto memorabile. L’abbondanza di personaggi, creature e sottotrame finisce talvolta per disperdere l’attenzione, mentre alcune figure introdotte con grande inventiva visiva rimangono poco più che archetipi narrativi. Anche Curtis, nonostante il ruolo importante nell’avventura, fatica ad acquisire una personalità davvero autonoma.

La vicenda di Alexandra possiede invece un potenziale emotivo notevole. Il dolore di una madre incapace di accettare la morte del figlio introduce una dimensione cupa e perturbante, coerente con la tradizione di Laika, che non ha mai rinunciato agli aspetti più inquietanti delle fiabe. Tuttavia, il film non riesce sempre a trasformare questa materia drammatica in un conflitto altrettanto incisivo, privilegiando spesso l’accumulo spettacolare rispetto all’approfondimento psicologico.

Nonostante questi squilibri, Wildwood conserva una qualità sempre più rara nell’animazione contemporanea: la capacità di suscitare meraviglia attraverso la concretezza delle immagini. E paradossalmente, non sono necessariamente le sequenze più grandiose a lasciare il segno, ma i piccoli gesti, le espressioni appena accennate, i dettagli che restituiscono ai personaggi una vulnerabilità autentica.

È qui che il film ritrova la sensibilità di Coraline e Kubo e la spada magica, dimostrando come la stop-motion possa trasmettere emozioni attraverso una presenza fisica che rende credibile persino l’impossibile.

Wildwood è dunque un trionfo dell’artigianato cinematografico più che della narrazione: un’opera visivamente sbalorditiva, generosa e ricca d’immaginazione, ma appesantita da una storia convenzionale e da un’ambizione che non sempre trova il giusto equilibrio. Non possiede la compattezza e la forza perturbante dei migliori film Laika, ma ricorda perché questo studio continui a occupare un posto insostituibile nel panorama dell’animazione. Perché, anche quando la magia del racconto vacilla, quella delle immagini rimane intatta.

Nelle sale cinematografiche dal 22 ottobre.

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