Titolo originale: Back to the Future Part III , uscita: 25-05-1990. Budget: $40,000,000. Regista: Robert Zemeckis.
Ritorno al futuro – Parte III: Michael J. Fox rischiò di morire sul set e nessuno si accorse subito dell’incidente
26/10/2026 news di Stella Delmattino
Durante le riprese del capitolo western della celebre trilogia, un momento particolarmente pericoloso si trasformò in un incidente reale. E non fu l'unica sorpresa di una lavorazione ricca di imprevisti

Michael J. Fox rischiò di morire durante le riprese di Ritorno al futuro – Parte III, e per alcuni istanti nessuno sul set si rese conto che qualcosa fosse andato storto. È uno degli episodi più inquietanti dietro la realizzazione del film del 1990 diretto da Robert Zemeckis, capitolo conclusivo della trilogia con Christopher Lloyd. Una storia che sembra quasi impossibile considerando il tono scanzonato della saga, ma che lo stesso attore ha raccontato nella propria autobiografia.
Il terzo episodio porta Marty McFly nel 1885, tra cowboy, fuorilegge e locomotive a vapore, per salvare Doc Brown da una morte annunciata. E proprio una delle scene ambientate nel selvaggio West si trasformò in un incidente che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche.
Michael J. Fox perse davvero conoscenza durante una scena
Il momento incriminato è quello in cui Marty viene catturato dagli uomini di Buford “Cane Pazzo” Tannen (Thomas F. Wilson) e rischia di essere impiccato nella piazza di Hill Valley.
Come raccontato da Fox nell’autobiografia Lucky Man, pubblicata nel 2002, per realizzare un’inquadratura ravvicinata l’attore doveva infilare una mano tra il collo e il cappio, mantenendosi inizialmente in equilibrio su una piccola cassa di legno, nascosta alla macchina da presa.
Il risultato, però, non appariva sufficientemente realistico. Fox decise quindi di provare la sequenza senza quel sostegno, affidandosi al corretto posizionamento della mano per evitare che la corda esercitasse pressione sul collo.
Dopo un paio di tentativi riusciti, durante una nuova ripresa qualcosa andò storto. L’attore posizionò male la mano, la corda gli compresse il collo e perse conoscenza, rimanendo sospeso per diversi secondi.
Il particolare più inquietante è che inizialmente la troupe interpretò il suo comportamento come parte della recitazione. Soltanto quando Zemeckis comprese che l’attore non stava simulando l’impiccagione, le riprese vennero interrotte.
Fox fu soccorso e l’incidente non ebbe conseguenze fatali. L’episodio resta però una testimonianza di quanto potessero diventare rischiose anche sequenze apparentemente semplici, soprattutto quando un primo piano richiedeva la presenza dell’attore anziché di una controfigura.
Il viaggio nel Far West nacque da un desiderio di Michael J. Fox
Curiosamente, l’ambientazione western era stata suggerita proprio dal protagonista anni prima. Durante la lavorazione del primo Ritorno al futuro, Zemeckis aveva chiesto a Fox quale epoca gli sarebbe piaciuto visitare attraverso la macchina del tempo. L’attore aveva espresso il desiderio di incontrare i cowboy del vecchio West.
Quell’idea contribuì alla scelta del 1885 come destinazione del capitolo conclusivo. Zemeckis e lo sceneggiatore Bob Gale ne approfittarono per rileggere il western attraverso gli occhi di un ragazzo degli anni Ottanta, cresciuto guardando i film di Clint Eastwood.
La produzione costruì una versione ottocentesca di Hill Valley nei pressi di Sonora, in California, mentre alcune sequenze furono girate nella Monument Valley, scenario di celebri classici di John Ford. Le temperature arrivarono a scendere fino a circa undici gradi sotto zero, nonostante i costumi di Fox e Lloyd fossero poco adatti a quel clima.
Il treno del finale era autentico, ma non tutte le acrobazie lo erano
Anche la spettacolare sequenza ferroviaria nasconde una curiosità. La locomotiva che spinge la DeLorean è un mezzo storico autentico, costruito nel 1891 dalla Rogers Locomotive and Machine Works e utilizzato sulla Sierra Railroad.
Per le riprese venne trasformata nella locomotiva numero 131, ma il suo numero originale era semplicemente 3. Aveva già partecipato a numerose produzioni cinematografiche e televisive, compreso il western Mezzogiorno di fuoco.
Naturalmente, le sequenze più pericolose non furono tutte realizzate con il treno a grandezza naturale. Industrial Light & Magic utilizzò miniature dettagliate per rappresentare la caduta della locomotiva dal ponte, oltre a sviluppare sofisticate tecniche di ripresa per le scene in cui Fox interpretava contemporaneamente Marty e il suo antenato Seamus McFly.
Gli ZZ Top fermarono le riprese con un concerto improvvisato
Tra le curiosità più divertenti c’è invece la partecipazione degli ZZ Top, che appaiono come musicisti durante la festa cittadina del 1885. La band contribuì anche alla colonna sonora con il brano Doubleback.
Secondo un aneddoto riportato nel libro Billy Gibbons: Rock & Roll Gearhead, durante un’interruzione dovuta a un problema tecnico alla macchina da presa, Michael J. Fox chiese ai musicisti di suonare qualcosa. Il gruppo cominciò a esibirsi e sul set si sviluppò una vera festa improvvisata.
Quando qualcuno domandò se la cinepresa fosse stata riparata, Zemeckis avrebbe ammesso che funzionava già da tempo: semplicemente, non voleva interrompere il concerto.
Uscito nel 1990, Ritorno al futuro – Parte III chiuse una trilogia diventata un riferimento della cultura pop. Dietro l’umorismo, gli omaggi al western e le spettacolari invenzioni visive, la sua lavorazione fu però molto più complessa di quanto lasci intendere la leggerezza del risultato. E per Michael J. Fox, almeno in un’occasione, il pericolo fu tutt’altro che cinematografico.
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Il viaggio nel Far West nacque da un desiderio di Michael J. Fox



