Voto: 5/10 Titolo originale: Masterplan , uscita: 16-10-2026. Regista: Thomas Vincent.
Masterplan, recensione: Stanley Tucci tenta il colpo del secolo su Prime Video, ma è un disastro
19/10/2026 recensione film Masterplan di Gioia Majuna
Stanley Tucci, Simona Tabasco e Victor Belmondo protagonisti di una commedia criminale che guarda a Ocean's Eleven, ma confonde i colpi di scena con l'intelligenza narrativa. Un heist movie elegante nelle intenzioni, molto meno nei risultati

Rubare la Gioconda dal Louvre è un’impresa impossibile. O almeno dovrebbe esserlo. In Masterplan, diretto da Thomas Vincent, bastano invece un ladro leggendario, due giovani specialisti e una serie di improbabili espedienti tecnologici per tentare il colpo del secolo. Gli ingredienti per una commedia criminale brillante ci sarebbero tutti, ma il risultato è un heist movie tanto ambizioso nelle apparenze quanto povero di inventiva.
Protagonista è Stanley Tucci nei panni di Roger Cavendish, raffinato ladro britannico deciso a impossessarsi del dipinto più famoso del mondo. Per riuscirci recluta Jay (Victor Belmondo), esperto francese di esplosivi, e Chiara (Simona Tabasco), hacker italiana. I due ignorano di essere fratelli e che Roger è il padre da cui sono stati separati. Una rivelazione destinata a complicare ulteriormente una missione già improbabile.
Il modello di riferimento è evidente: Ocean’s Eleven di Steven Soderbergh, con i suoi preparativi meticolosi, personaggi eccentrici, inganni e colpi di scena. Vincent ne riprende il montaggio frenetico, le schermaglie verbali e il gusto per le trovate ingegnose, senza però comprenderne fino in fondo il funzionamento.
Il piacere di un buon film di rapina nasce dalla precisione del piano, dalla credibilità degli ostacoli e dalla capacità di sorprendere attraverso soluzioni che rispettino una logica interna. In Masterplan, invece, quasi tutto funziona perché chi dovrebbe impedire il furto si comporta in maniera inspiegabilmente ingenua.
La sceneggiatura di Giacomo Durzi, Alessandro Fabbri e Alberto Vignati accumula travestimenti, dispositivi tecnologici e complicazioni senza trasformarli in una progressione avvincente. Persino i sette giorni concessi alla preparazione del colpo, che dovrebbero imprimere urgenza alla vicenda, finiscono per perdere qualsiasi peso drammatico.
Il maggiore richiamo del film è naturalmente Stanley Tucci, interprete capace di conferire personalità anche a personaggi scritti approssimativamente. Il suo Roger è un ladro aristocratico, vanitoso e teatrale, costantemente impegnato a ostentare un’eleganza britannica che dovrebbe renderlo irresistibilmente eccentrico.
L’attore sembra divertirsi a esasperarne i modi, ma la caratterizzazione rimane una caricatura, costruita su pose sofisticate e improvvise esplosioni di volgarità. Più che un criminale geniale, Roger appare qualcuno che vuole disperatamente convincerci di esserlo.
Neppure Belmondo e Tabasco riescono a compensare le debolezze della scrittura. I battibecchi tra Jay e Chiara dovrebbero conferire ritmo e leggerezza alla vicenda, ma i dialoghi risultano artificiosi e la loro complicità poco convincente. Particolarmente discutibile è la scelta di insistere sulle schermaglie dai toni flirtanti anche dopo la scoperta della loro parentela.
Il problema principale rimane comunque l’assenza di un autentico senso dell’umorismo. Il film alterna battute grossolane, situazioni farsesche ed equivoci improbabili senza trovare una precisa identità comica. L’eccentricità dei personaggi viene continuamente esibita anziché emergere naturalmente dalle loro azioni.
Visivamente, Masterplan valorizza le ambientazioni europee attraverso una fotografia levigata, colori vivaci e un montaggio ricco di transizioni appariscenti. Il risultato possiede una certa piacevolezza superficiale, ma l’estetica patinata non nasconde la povertà della messa in scena.
Gli spazi sembrano spesso scenografie prive di consistenza e la ricostruzione del Louvre manca della concretezza necessaria a rendere credibile l’operazione. Anche i dispositivi tecnologici, presentati come strumenti indispensabili, funzionano secondo convenienze narrative che sfiorano la magia.
È soprattutto durante l’esecuzione del furto che emergono i limiti della regia. Le sequenze dovrebbero costruire suspense attraverso ostacoli e soluzioni ingegnose, ma l’azione procede senza un vero crescendo di tensione. Le difficoltà sembrano esistere soltanto per essere superate pochi istanti dopo, mentre le trovate visive cercano inutilmente di mascherare l’assenza di inventiva.
Nell’ultima parte, Masterplan tenta di rimescolare le carte attraverso rivelazioni che modificano la prospettiva sugli eventi precedenti. Alcune intuizioni sono interessanti e contribuiscono a dare retrospettivamente un senso a determinate incongruenze, ma arrivano troppo tardi e si moltiplicano fino a diventare controproducenti.
Un colpo di scena, però, non può sostituire la coerenza narrativa. Per sorprendere davvero, una rivelazione dovrebbe illuminare diversamente ciò che abbiamo visto, non limitarsi a giustificare le scorciatoie della sceneggiatura.
Neppure il tentativo di attribuire profondità emotiva alla relazione tra Roger e i figli trova uno sviluppo convincente. I conflitti familiari rimangono abbozzati e il coinvolgimento affettivo richiesto dal finale appare più imposto che conquistato.
Con i suoi quasi 110 minuti, Masterplan è una commedia criminale che si prende molto più sul serio di quanto meriti. Tucci regala qualche momento divertente e la confezione mantiene una certa vivacità, ma non bastano a riscattare una storia fragile, personaggi inconsistenti e un umorismo raramente efficace. Alla fine, il problema non è l’impossibilità di rubare la Gioconda: è che il film pretende continuamente di sorprenderci senza riuscire mai a convincerci della propria intelligenza. E per un’opera intitolata Masterplan, è un limite difficile da ignorare.
In esclusiva su Prime Video dal 16 ottobre.
© Riproduzione riservata
Fonte: YouTube




