Jesse Eisenberg: «Un Razzie Award mi ha chiuso le porte della Hollywood che conta»
19/10/2026 news di Stella Delmattino
A dieci anni da Batman v Superman, Jesse Eisenberg racconta come il Razzie Award per il suo Lex Luthor gli abbia precluso l'accesso alle grandi produzioni hollywoodiane, spingendolo a reinventarsi come sceneggiatore e regista

Interpretare uno dei cattivi più celebri dell’universo DC avrebbe dovuto rappresentare un’importante opportunità professionale. Per Jesse Eisenberg, invece, vestire i panni di Lex Luthor in Batman v Superman: Dawn of Justice si sarebbe trasformato in un ostacolo alla carriera. A dieci anni dall’uscita del cinecomic diretto da Zack Snyder, l’attore ha raccontato come le reazioni negative alla sua interpretazione abbiano avuto conseguenze ben più concrete di qualche recensione sfavorevole.
Durante un incontro con il pubblico al BFI London Film Festival, Eisenberg ha spiegato che, dopo aver ricevuto il Razzie Award come peggior attore non protagonista, ottenere ruoli nelle grandi produzioni hollywoodiane era diventato improvvisamente molto più difficile.
Jesse Eisenberg: «Non riuscivo più a ottenere ruoli nei film degli studios»
Ripensando a quel periodo, l’attore ha dichiarato: «Non riuscivo più a ottenere ruoli nei film delle grandi case di produzione perché avevo vinto un Raspberry Award per il film di Batman. E vedevo quale direzione stava prendendo la mia carriera».
Il riferimento è naturalmente a Batman v Superman: Dawn of Justice, uscito nel 2016 e accolto da reazioni fortemente contrastanti. Nonostante gli oltre 870 milioni di dollari incassati nel mondo, il film fu duramente criticato per diverse scelte narrative e stilistiche, compresa la caratterizzazione di Lex Luthor.
L’interpretazione di Eisenberg, molto distante dall’immagine tradizionale del freddo e calcolatore antagonista di Superman, divideva il pubblico per i suoi atteggiamenti nervosi, eccentrici e sopra le righe. Una rilettura del personaggio che, secondo le recenti dichiarazioni dell’attore, avrebbe finito per influenzare anche la percezione della sua affidabilità professionale.
La paura di scomparire da Hollywood lo ha spinto dietro la macchina da presa
Per Eisenberg, quell’esperienza ha rappresentato un momento di svolta. Non tanto perché abbia deciso di abbandonare la recitazione, quanto perché lo ha convinto della necessità di costruirsi un percorso alternativo, meno dipendente dalle decisioni degli studios.
«Recitare è un mestiere terribilmente instabile, in cui o sei sulla cresta dell’onda, continui a lavorare e a salire, oppure diventi una notizia del giorno prima», ha spiegato.
Da qui la decisione di dedicarsi con maggiore determinazione alla scrittura e alla regia. Una scelta che, come ha ammesso senza cercare di nobilitarne retrospettivamente le motivazioni, «è nata semplicemente dalla paura».
«Devo dirigere film. È per questo che ho cominciato a scriverli: per cercare, in sostanza, di tenere a galla la mia carriera», ha aggiunto.
Una confessione interessante perché mette in luce quanto un singolo insuccesso critico, soprattutto quando associato a una produzione di enorme visibilità, possa condizionare le opportunità di un interprete anche dopo anni di risultati positivi.
Da Lex Luthor ad A Real Pain: la seconda carriera di Jesse Eisenberg
Naturalmente, Eisenberg non ha smesso di lavorare dopo il 2016. Negli anni successivi è apparso in produzioni come The Hummingbird Project, The Art of Self-Defense, Vivarium e Resistance, oltre a tornare nel cinema commerciale con Zombieland: Double Tap nel 2019.
Ha inoltre ottenuto una candidatura agli Emmy per la miniserie Fleishman Is in Trouble, dimostrando di poter continuare a costruire una carriera significativa anche lontano dai grandi franchise.
È però soprattutto il suo lavoro dietro la macchina da presa ad aver assunto un’importanza crescente. Dopo l’esordio alla regia con When You Finish Saving the World, Eisenberg ha scritto, diretto e interpretato A Real Pain, commedia drammatica del 2024 che ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui l’Oscar come miglior attore non protagonista assegnato a Kieran Culkin.
Un percorso proseguito con The Debut nel 2026, che testimonia la volontà dell’attore di affermarsi anche come autore.
Quanto può pesare davvero un Razzie sulla carriera di un attore?
Le dichiarazioni di Eisenberg sollevano una questione più ampia: quanto può incidere sulla carriera di un attore l’insuccesso di un singolo film, soprattutto quando diventa oggetto di derisione pubblica?
I Razzie Awards nascono come riconoscimenti satirici destinati a premiare il peggio della produzione cinematografica, ma il caso di Eisenberg suggerisce che la loro risonanza mediatica possa avere effetti tutt’altro che innocui.
Non è possibile stabilire quanto la sua minore presenza nei blockbuster sia stata direttamente determinata da quel premio, anziché da altre dinamiche dell’industria. Resta però significativo che l’attore individui proprio in quell’esperienza il momento in cui ha avvertito la necessità di ripensare il proprio futuro professionale.
Paradossalmente, il controverso Lex Luthor di Batman v Superman potrebbe quindi aver contribuito, almeno indirettamente, alla nascita di una delle fasi più interessanti della sua carriera. Quella che Eisenberg ricorda come una battuta d’arresto è diventata anche la spinta per conquistare una maggiore autonomia creativa.
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La paura di scomparire da Hollywood lo ha spinto dietro la macchina da presa



