Voto: 5.5/10 Titolo originale: YAGA , uscita: 23-10-2026. Stagioni: 1.
Yaga, recensione serie HBO Max: Carrie-Anne Moss è una strega irresistibile tra sesso, magia e vendetta
25/10/2026 recensione serie tv YAGA di Gioia Majuna
Kat Sandler rilegge il mito di Baba Yaga attraverso un mistero che intreccia desiderio, violenza e potere maschile. Con Hudson Williams in un doppio ruolo, la serie seduce, ma non sempre convince

Una donna accusata di sedurre uomini più giovani, un erede scomparso, un investigatore incapace di tenere a bada i propri appetiti e un’antica leggenda che riaffiora nella modernità. Yaga, miniserie canadese di otto episodi ideata da Kat Sandler, mescola thriller investigativo, horror folklorico e provocazione erotica, recuperando una delle figure più ambigue della tradizione slava. Ma chi è davvero Baba Yaga? Una strega divoratrice di bambini, una custode di conoscenze proibite o una donna trasformata in mostro da chi ne teme il potere?
Sandler adatta la propria omonima pièce teatrale, trasformando il mito in una riflessione sulla sessualità, sul privilegio maschile e sull’oppressione femminile. Il risultato è una serie affascinante e provocatoria, benché non sempre capace di sostenere le proprie ambizioni.
La vicenda si svolge a Whittock, cittadina costiera canadese dominata economicamente da una potente famiglia proprietaria di un’impresa ittica. Quando Henry Park (Hudson Williams), giovane erede dell’impero familiare, scompare misteriosamente, il caso viene affidato alla poliziotta Carson (Clark Backo), convinta che il ragazzo si sia semplicemente allontanato per una delle sue abituali scappatelle.
La famiglia invia però sul posto Rapp (Noah Reid), investigatore privato tanto sicuro del proprio fascino quanto insofferente alle regole. Le loro indagini conducono tra feste sfrenate, relazioni ambigue e personaggi dalle intenzioni poco trasparenti. Tra questi emerge Katherine (Carrie-Anne Moss), docente universitaria specializzata nello studio delle ossa, circondata da pettegolezzi sulle proprie relazioni con studenti più giovani. A complicare il mistero c’è Logan, coinquilino e sosia di Henry, interpretato ancora da Williams in un doppio ruolo.
L’aspetto più interessante di Yaga è il modo in cui recupera e sovverte l’immaginario della strega. Nel folklore slavo, Baba Yaga può essere una creatura mostruosa, una figura sapienziale o entrambe. Sandler sfrutta questa ambivalenza per interrogarsi su come le donne indipendenti, sessualmente libere o difficili da controllare siano state storicamente rappresentate come minacciose.

Katherine incarna perfettamente questa contraddizione. Carrie-Anne Moss è magnetica nel trasformare la maturità femminile in una forma di potere, rovesciando l’idea secondo cui una donna dovrebbe diventare invisibile con l’età. Provocatoria, intelligente e consapevole del proprio fascino, usa il desiderio come strumento di manipolazione, ma anche di emancipazione. La persecuzione delle streghe diventa così una metafora dell’oppressione femminile, suggerendo che il vero orrore possa nascondersi nei rapporti di potere che una comunità considera perfettamente normali.
Sandler costruisce un mondo nel quale tutti sembrano nascondere qualcosa. La fotografia valorizza il paesaggio umido e nebbioso, mentre uccelli morti, simboli misteriosi, allucinazioni e inquietanti rituali introducono elementi soprannaturali. Il tono oscilla tra perturbante, commedia nera e sensualità volutamente esagerata.
Ne è un esempio Rapp, presentato come un investigatore irresistibile che, appena sceso dall’elicottero con atteggiamento da divo, finisce goffamente a terra. La scena promette una divertente decostruzione dello stereotipo del detective seduttore. Peccato che la sceneggiatura insista eccessivamente sulle sue conquiste e sull’arroganza del personaggio, finendo per rendere prevedibile ciò che inizialmente appariva provocatorio. La critica alla mascolinità tossica si riduce così alla ripetizione dei comportamenti che vorrebbe mettere in discussione.
Noah Reid affronta il ruolo con disinvoltura, ma Rapp occupa uno spazio sproporzionato rispetto a Carson, che avrebbe meritato maggiore approfondimento. Clark Backo riesce comunque a suggerirne l’interiorità attraverso gesti e reazioni trattenute. Anche Hudson Williams dimostra versatilità nel distinguere l’arroganza di Henry dall’insicurezza di Logan, benché entrambi rimangano personaggi poco sviluppati.
Il limite principale di Yaga risiede nella distanza tra la ricchezza delle idee e la loro elaborazione narrativa. La serie affronta la rabbia femminile, la costruzione culturale della mostruosità e le responsabilità collettive della violenza, ma spesso preferisce evocare questi temi attraverso simboli e dialoghi provocatori anziché approfondirli.
Anche il mistero della scomparsa perde progressivamente urgenza, mentre l’horror rimane più suggerito che realmente sviluppato. Gli episodi di circa mezz’ora garantiscono comunque una visione scorrevole, sostenuta dal cast e da un’atmosfera suggestiva.
Yaga è dunque una reinterpretazione intelligente nelle intenzioni, seducente nella forma, ma discontinua nell’esecuzione. La sua forza maggiore rimane Carrie-Anne Moss, convincente incarnazione di una donna che rifiuta di essere definita dallo sguardo maschile. Almeno nei sette episodi resi disponibili in anteprima alla critica, però, il potenziale del mito supera quello del mistero. Una strega affascinante, insomma, il cui incantesimo avrebbe potuto essere molto più potente.
La serie è disponibile su HBO Max dal 23 ottobre.
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