Voto: 5/10 Titolo originale: Apocalipsis Z: Nuevo mundo , uscita: 09-10-2026. Regista: Carles Torrens.
Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo, la recensione: più zombie e più sangue, ma su Prime Video si perde qualcosa
31/10/2026 recensione film Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo di Marco Tedesco
Carles Torrens torna nell'universo postapocalittico di Manel Loureiro con un sequel più spettacolare e militarizzato, che cambia radicalmente prospettiva rispetto al primo capitolo

Più zombie, più sparatorie, più sangue. Ma non necessariamente più tensione. A due anni da Apocalipsis Z: L’inizio della fine, il regista Carles Torrens torna su Prime Video con Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo, secondo capitolo della saga horror spagnola ispirata ai romanzi di Manel Loureiro. Un sequel che abbandona il racconto intimo della sopravvivenza per trasformarsi in un film d’azione bellica, con risultati decisamente meno convincenti.
Il primo episodio, uscito nel 2024, aveva trovato una propria identità seguendo un uomo comune, Manel, alle prese con il collasso improvviso della società. A funzionare non erano soltanto gli infetti, ma soprattutto il legame emotivo con il protagonista e il suo gatto Lúculo. Questa volta, invece, la dimensione personale lascia spazio a operazioni militari, conflitti tra sopravvissuti e interminabili raffiche di mitra.
L’epidemia provocata dal virus TSJ ha ormai devastato la Spagna. Le Isole Canarie rappresentano uno degli ultimi rifugi sicuri d’Europa, ma anche qui la situazione sta precipitando: le risorse scarseggiano, il potere è nelle mani dei militari e la popolazione vive sotto la costante minaccia del contagio.
Al centro della storia troviamo Roberto (Carlos Alcaide), giovane figlio di un politico coinvolto nelle responsabilità della catastrofe. Quando viene organizzata una missione sulla terraferma per recuperare rifornimenti indispensabili, il ragazzo si unisce alla spedizione, nascondendo però motivazioni personali tutt’altro che altruistiche.
Il gruppo raggiunge Madrid, dove l’operazione si trasforma rapidamente in una lotta per la sopravvivenza. Tra orde di infetti e interessi contrastanti, i protagonisti devono affrontare una minaccia che non concede tregua.
Il cambiamento rispetto al predecessore è evidente fin dalle prime sequenze. Torrens sostituisce la vulnerabilità dell’individuo con l’organizzazione militare, puntando su squadre armate, incursioni in territorio ostile e scontri contro centinaia di infetti.
Sul piano spettacolare, l’ambizione è maggiore. Gli zombie si muovono rapidamente, gli assalti sono numerosi e alcune sequenze riescono a trasmettere una notevole sensazione di caos. In particolare, l’arrivo della squadra a Madrid e il successivo confronto in una plaza de toros mostrano una regia capace di gestire spazi ampi e gruppi di comparse.
Il problema è che l’azione finisce presto per sostituire qualsiasi autentica progressione drammatica. I personaggi corrono, sparano, fuggono, si riparano e ricominciano a sparare, secondo una struttura che ricorda più uno sparatutto videoludico che un horror costruito sulla paura.
La minaccia degli infetti è costante, ma proprio questa esposizione continua ne riduce progressivamente l’efficacia. Quando ogni sequenza propone sostanzialmente lo stesso pericolo, anche un attacco particolarmente violento rischia di diventare prevedibile.
A pesare maggiormente è però la scrittura di Roberto. Il protagonista viene presentato come un giovane egoista, arrogante e poco incline a preoccuparsi degli altri. Una scelta che potrebbe funzionare se il film costruisse un percorso credibile di trasformazione, ma la sua evoluzione rimane troppo affrettata per suscitare un reale coinvolgimento.
Il confronto con Manel, protagonista del primo capitolo, diventa inevitabile. Là dove il precedente film riusciva a far percepire la perdita, la solitudine e la paura attraverso piccoli gesti quotidiani, Il Nuovo Mondo fatica a dare spessore persino ai momenti più drammatici.
Anche i comprimari rimangono figure prevalentemente funzionali all’azione. Le tensioni all’interno del gruppo vengono introdotte senza essere approfondite, mentre i conflitti personali sembrano esistere soprattutto per complicare la missione.
Il risultato è paradossale: la posta in gioco è molto più alta, ma ciò che accade ai protagonisti ci interessa molto meno.
Qualche spunto emerge dalla rappresentazione di una società militarizzata, nella quale la gestione dell’emergenza sanitaria ha lasciato spazio al controllo delle risorse e alle lotte per il potere.
Il film accenna anche alle responsabilità politiche nella diffusione del virus e alle contraddizioni di un’Europa che cerca di difendere i propri ultimi territori sicuri. Sono elementi che potrebbero trasformare l’apocalisse zombie in una riflessione sulle crisi contemporanee, ma rimangono suggestioni periferiche, rapidamente sommerse dalle esigenze dell’azione.
Nemmeno la maggiore presenza di sangue e violenza riesce a compensare del tutto questa mancanza di profondità. Alcuni effetti digitali risultano piuttosto evidenti e, nonostante l’aumento della scala produttiva, il film perde quella sensazione di imprevedibilità che aveva sostenuto il predecessore.
Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo non è un sequel privo di qualità. Carles Torrens dimostra di saper orchestrare sequenze movimentate e il passaggio a una dimensione più ampia offre alcune immagini efficaci. Chi cerca soprattutto orde di zombie e combattimenti potrebbe trovare un intrattenimento soddisfacente.
Ma la scelta di privilegiare lo spettacolo sacrifica proprio ciò che distingueva il primo capitolo: la capacità di raccontare l’apocalisse dal punto di vista di persone comuni, rendendo tangibili la paura e la perdita.
Invece di espandere davvero il mondo narrativo, il sequel finisce per assomigliare a molti altri prodotti del genere. E il finale, più interessato a preparare un possibile terzo capitolo che a dare piena soddisfazione a questa storia, rafforza la sensazione di aver assistito a un lungo episodio di raccordo.
Su Prime Video dal 30 ottobre.
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