Squali contro passeggeri di un aereo precipitato: il thriller horror che fa da sequel spirituale di Blu Profondo
23/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Deep Water di Renny Harlin è il sequel spirituale di Blu Profondi che i fan aspettavano da 25 anni. Thriller con squali mako, suspense e azione pura in mare aperto.

Quarant’anni. È il tempo che ci separa dall’ultimo capitolo cinematografico del franchise di Lo Squalo, eppure il capolavoro horror di Steven Spielberg del 1975 continua a essere il metro di paragone assoluto per qualsiasi creature feature ambientato in mare aperto. La natura, si sa, aborrisce il vuoto: ed è proprio per questo che la fabbrica dei sogni continua a sfornare un flusso costante di cloni più o meno riusciti dello squalo più famoso della storia del cinema.
I risultati sono stati discontinui, ma nell’ultimo decennio abbiamo assistito a qualche piccola gemma: dai thriller di sopravvivenza ad alta tensione come The Shallows e 47 Meters Down, fino agli spettacoli patinati e sopra le righe come The Meg e il suo seguito. Tutti condividono una formula apparentemente semplicissima: mostrare quanto sia vasto e ostile l’oceano, costruire suspense attraverso il dramma visivo della pinna che fende l’acqua, e introdurre esseri umani troppo stupidi o troppo arroganti per capire che sono già chum.
Questa proliferazione ha però prodotto anche una marea di imitazioni scadenti che inquinano le acque, facendo affondare nell’oblio opere genuinamente valide. Sembra essere stato proprio questo il destino di Deep Water, diretto dal veterano dell’azione Renny Harlin. Il film ha incassato appena 8 milioni di dollari contro un budget di 40 milioni all’inizio del 2025, nonostante recensioni positive, per poi scomparire senza lasciare praticamente traccia nella cultura popolare. Ma se vi dicessimo che questo cult in divenire merita molto, molto di più?
Deep Water prova coraggiosamente a iniettare un elemento nuovo nella formula consolidata di Lo Squalo, anche se il poster strizzava l’occhio in modo autoironico ai fan del franchise originale. L’idea è piuttosto diretta: un volo commerciale diretto a Shanghai precipita nell’Oceano Pacifico, e i sopravvissuti si ritrovano aggrappati ai resti della fusoliera spezzata mentre un branco di squali mako li elimina uno dopo l’altro. Una sorta di versione cinematografica della famosa storia della USS Indianapolis raccontata da Quint in Jaws, ma con un aereo e vittime decisamente meno simpatiche.
Per gli appassionati di Blu Profondo, questo rappresenta una ghiotta occasione di vedere Renny Harlin tornare in acqua dopo il re dei cloni di Lo Squalo del 1999. Deep Water era stato originariamente pianificato come sequel del decisamente inferiore Bait 3D oltre dieci anni fa, ma venne messo in standby dopo la tragedia della scomparsa del volo MH370. Alla fine Gene Simmons dei Kiss lo ha resuscitato come progetto indipendente, con Harlin alla regia, e il risultato è molto meno bizzarro di quanto questo particolare collegamento potrebbe suggerire.
Per chi considera giustamente Blu Profondo un esempio eccellente di shark action ad alto numero di ottani, Deep Water funziona come l’ideale successore spirituale che abbiamo atteso per un quarto di secolo. Tornando al subgenre horror acquatico per la prima volta da quando ci regalò squali mako superintelligenti capaci di divorare Samuel L. Jackson, Harlin porta in dote la stessa gloriosa energia da B-movie di fine anni Novanta.
Sa come girare set-piece esplosivi, comprende l’arte della morte scioccante, e soprattutto padroneggia alla perfezione l’elemento mostruoso. Il film rappresenta un ponte perfetto tra il passato glorioso del genere e le sue possibilità future, confermando che a volte i migliori sequel sono quelli che non portano ufficialmente il nome dei loro predecessori spirituali.
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