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Titolo originale: The Exorcist , uscita: 31-05-1973. Budget: $8,000,000. Regista: William Friedkin.

Dossier | L’Esorcista e le reazioni del pubblico italiano alla prima del 1974: malori, risate e incassi record

25/01/2020 news di Redazione Il Cineocchio

Andiamo a spulciare i quotidiani dell'epoca, per vedere l'impatto del film di William Friedkin sugli spettatori

l'esorcista friedkin film set 1973

Probabilmente, L’Esorcista (The Exorcist) – insieme a Psycho e Non Aprite Quella Porta (la recensione) – ha inaugurato l’era moderna del cinema horror. L’horror demoniaco divenne un grande evento culturale quando fu presentato al pubblico americano nel dicembre del 1973.

Basato sull’omonimo romanzo di William Peter Blatty, L’Esorcista racconta la storia di una bambina (Linda Blair) posseduta dal demone Pazuzu e dai sacerdoti che sono chiamati a salvare la sua anima. Si narrano storie di persone così spaventate dal libro di Blatty da tenerlo in una parte separata delle loro case, come il garage, un armadio per la biancheria o persino un congelatore, come faceva Joey Tribiani di Friends con la sua copia di Shining.

Il film diretto da William Friedkin riuscì nell’intento di terrorizzare il pubblico forse ancora di più, tanto che taluni ritengono che il Male si manifesto per davvero sul set durante le riprese.

Linda Blair e William Friedkin setDopo quasi 50 anni, molto si è detto e scritto e tutti ormai si sono fatti un’idea del film, quindi ci è sembrato interessante spulciare i quotidiani italiani dell’epoca per capire quali siano state le primissime reazioni degli spettatori italiani di fronte a L’Esorcista. E il risultato, come evidenziamo all’interno dell’articolo apparso su l Corriere della Sera del 21 settembre 1974, è senz’altro curioso.

Il debutto milanese dell’Esorcista, autentica giornata campale per ben tre sale di prima visione milanesi, ha richiamato gran pubblico secondo le previsioni. Quattro mesi di «battage» pubblicitario hanno dato buoni frutti e la giornata, che pareva iniziala in un clima di quiete, si è conclusa in un’autentica « kermesse » del fanatismo, con ressa ai botteghini e bivacchi nei corridoi tra le poltrone.

I primi capannelli davanti al cinema Manzoni si erano formati verso le 14.15, ma poi l’affluenza del pubblico era proseguita, regolare e allo spegnersi delle luci i vuoti erano ancora numerosi. Ingresso ordinato, malgrado qualche coda in più, anche al Tonale, dove l’inizio del primo spettacolo vedeva gli ottocento posti del locale già completamente occupati. Il pubblico, composto di abitanti della zona, è assai diverso da quello del centro: famigliole, anziane signore sole, madri con figlie giovincelle, pensionati.

Ordine e compostezza anche al botteghino dell’Apollo, dove la sala è a malapena riempita da un migliaio di persone. Poi, allo spettacolo della sera, esplode la frenesia collettiva. All’Apollo, alle 22.15, il pubblico dell’ultimo spettacolo era già tutto in piedi, e molti continuavano a entrare. Al Tonale la coda si spingeva fino sulla strada, ordinata ma assai nutrita. Al Manzoni per regolare l’affluenza era addirittura necessario, sia pure a scopo precauzionale, l’intervento della polizia. Il pubblico in piedi pareva quasi più numeroso di quello seduto, e con l’aumentare di spettatori si scaldavano le emozioni: per uno spettatore era addirittura necessario l’intervento dell’ambulanza.

Da record anche l’incasso, che dopo l’ultimo spettacolo ammonta complessivamente, per i tre locali in cui il film è in programmazione, ad una ventina di milioni: una cifra più che ragguardevole che. per quanto riguarda la prima giornata di proiezione, supera i favolosi incassi del Padrino di ben 7 milioni.

Poi Roberto Serafin specificava meglio i ‘punti salienti’ di quella prima giornata di proiezioni, tra cronaca e ironia:

William Friedkin, Owen Roizman, and Jason Miller in The Exorcist (1973) l'esorcistaUn’ambulanza, arrivata a sirene spiegate fino all’atrio del cinema Manzoni, ha dato il necessario tocco di drammaticità alla «prima» milanese dell’Esorcista di William Friedkin. I barellieri però sono ripartiti a mani vuote. Un giovanotto troppo sensibile era svenuto quando sullo schermo erano apparse le immagini relative alle analisi cliniche cui si sottopone la sventurata protagonista (siringhe conficcate nelle vene, zampilli di sangue, pallore mortale sul volto della paziente). Riavutosi dal deliquio, si era rifiutato di lasciare il cinema: anche perché, ha spiegato, duemila lire aveva pagato quel posto di platea e lì aveva diritto di rimanere almeno fino all’altra scena cruciale, quella del crocefisso oltraggiato.

Tra gli altri diecimila milanesi che ieri si sono contesi il privilegio di tenere a battesimo il diavolo in tre cinema cittadini, vengono segnalati malesseri non preoccupanti, ma sufficienti a consolidare la fama sinistra del film di William Friedkin e perciò raccontati con abbondanza di particolari e con vivo compiacimento dagli addetti alle sale di proiezione. I cronisti mandati sul posto con l’ordine di registrare incidenti del genere ed eventuali parti prematuri di incaute gestanti (in America, pare, è successo anche questo), hanno tenuto d’occhio soprattutto le toilettes. Anche su questo fronte però le notizie risultano vaghe e contraddittorie. C’è chi giura di aver visto a metà pomeriggio alcuni signori al Manzoni dirigersi alla svelta verso la «ritirata» comprimendosi un fazzoletto sulla bocca, suggestionati evidentemente dai variopinti conati della giovane invasata. E non manca chi assicura che all’Apollo altri due signorini, bianchi come stracci, hanno dovuto guadagnare l’uscita alla svelta e buttarsi su un divano per riprender colore.

Su un particolare tuttavia le testimonianze concordano. Ad accusare malesseri e svenimenti erano soltanto ed esclusivamente rappresentanti del cosiddetto sesso forte. Signore e signorine uscivano a proiezione conclusa non ancora «sbloccate», ma pronte ugualmente a riderci su. Qualcuna si massaggiava lo stomachino per dire che un po’ di fastidio lì lo aveva provato. Quasi tutte erano concordi nel dire che si aspettavano di peggio e che quel diavolo stava quasi per diventare simpatico con la sequela di parolacce sfoggiata in più occasioni. Ma gli osservatori più puntigliosi del comportamento del pubblico insistevano nel dire che le reazioni vanno studiate durante la proiezione e non alla fine, quando un istintivo pudore impedisce allo spettatore di svelare le proprie sofferenze.

Friedkin l'esorcista setE allora eccoci seduti tra il pubblico pomeriggio e sera a registrare, verificare, sbirciare il vicino di poltrona. E un particolare non previsto salta subito fuori. La gente si diverte moltissimo alle sequenze più spaventose. Risate dopo 25 minuti di proiezione quando la madre va a frugare in soffitta, risate  quando la piccola (35° minuto) fa pipi sul tappeto, qualche giornale sventolato vicino alla faccia quando l’invasata va in clinica (45°), risate dopo un’ora quando arriva l’ipnotizzatore e ancora ilarità quando lei gira la testa di centottanta gradi (75° minuto), quando vomita (85° e quando vomita giallo sugli occhiali del prete (quasi alla fine).

A luci appena accese c’è anche un debole applauso, non si sa se per gli attori, il regista o lo spassoso diavolaccio. E in quest’ultimo caso c’è subito pronta la spiegazione. I milanesi spendono un miliardo al mese, 30 milioni al giorno, per maghi streghe e fattucchiere: di queste cose perciò se ne intendono. Ma corre l’obbligo di dire a questo punto che non tutti i commenti che i cronisti si affannano a registrare sono improntati a viva soddisfazione. C’è infatti il maturo signore che liquida il film qualificandolo con un aggettivo impubblicabile ma in sintonia con i dialoghi della pellicola: «un’accozzaglia di scene madri — dice — per incantare i gonzi». E ci sa no i giovanotti della nuova o vecchia sinistra che se la prendono con l’America di Nixon e di Ford dove «la gente deve aver la testa ben vuota per impressionarsi a queste pagliacciate».

Per stasera si prevede comunque il ripetersi di malori, del pigia pigia, dell’assalto ai botteghini: la cassa del Manzoni, piazzata in un angolo dell’atrio, è stata ieri sera spinta due metri più in là, cassiera compresa, dagli irriducibili cacciatori di biglietti.

Come avrete intuito, molti sono gli spunti di riflessioni dell’articolo, dai 10.000 spettatori in un solo giorno per tre sole sale al variopinto pubblico che aveva deciso di recarsi al cinema spinto dalla curiosità e dalla ‘impreparazione’. In ogni caso, costato 11 milioni di dollari, L’Esorcista – che venne sostanzialmente stroncato all’unanimità dalla critica italiana – alla fine ne incassò ben 441 milioni, diventando un fenomeno capace di entrare nella storia del cinema, non solo horror.

Di seguito la raccapricciante clip della spiderwalk di L’Esorcista:

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