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Voto: 7/10 Titolo originale: Hagazussa , uscita: 17-05-2018. Regista: Lukas Feigelfeld.

Hagazussa – La Strega: la recensione del film horror di Lukas Feigelfeld

11/10/2017 recensione film di Sabrina Crivelli

Il regista tedesco mette in scena una dark story densa di suggestioni e interpretata con inquietante evocatività da Aleksandra Cwen

hagazussa film horror

Non sempre la stregoneria è affrontata con quella spettacolarizzazione con cui Hollywood spesso approccia il soggetto. Nella cinematografia indipendente, americana e non, le spose del demonio abbandonano sovente la duplice veste mostruosa alla Sturdust o fascinosa a Le streghe di Eastwick per una parvenza ben più ruvida e realistica, priva della patina propria di una certa falsificazione fabulistica e ben più vicina a quella storica. Questo è il caso della singolarissima produzione franco-tedesca Hagazussa – La Strega di Lukas Feigelfeld (Interferenz).

Hagazussa posterLa storia, sviluppata in diversi episodi (Horn, Fire e Blood) resi oscuri da una netta frattura tra inizio ed epilogo, è ambientata in un disperso villaggio nelle Alpi austriache, dove Albrun (Aleksandra Cwen) vive sola con la figlia appena nata, emarginata dagli altri abitanti del villaggio, perché del padre della piccola non si sa l’identità e non v’è traccia. Difficile è definire con chiarezza il dipanarsi della trama, che tutt’altro che lineare segue i passaggi attraverso cui la donna, sottoposta a ogni vessazione, decide di cedere la propria anima al demonio.

Tuttavia non si tratta di un percorso narrativo, ma di una silente successione di fatti e simboli misterici che rimandano solo in maniera mediata alla lenta perversione della protagonista, senza mai arrivare a una definizione chiaro o univoca dei segni messi in scena.

Sospesa tra realtà, lenta perdita della ragione e forze luciferine, Hagazussa – La Strega mantiene pressoché sempre una certa ambiguità sulla reale presenza di magia o di qualcosa di sovrumano; a parte una breve apparizione demoniaca, che potrebbe essere tranquillamente frutto di un’allucinazione, sembra altresì sovente di assistere più a un caso di nevrosi alla I diavoli di Loudun di Aldous Huxley. Molto simile dunque per tematica e ambito culturale di riferimento a The Witch, il film mette in scena la demonizzazione (in senso sia letterario di acquisizione di demoniache arti del soggetto e proiettivo, ossia da parte di altri) di una protagonista inizialmente remissiva e presa di mira ingiustamente da una società superstiziosa e da un cattolicissimo rigido, duro e primitivo.

Allo stesso modo, similmente al suddetto horror sui generi sono utilizzati elementi naturali quali i segni del Maligno, dagli scricchiolii nel bosco, a un serpente, ai piedi ricoperti di vermi, al fruscio del vento tra gli alberi, ed è ripreso il topos del capanno isolato dalla civiltà e al limitare della foresta. Il tangibile in ambedue i film cela un perverso paganesimo magico, di cui però non è sicura la reale efficacia, o se sia semplicemente frutto dalla mente delle protagoniste e determinato dal loro credo imperante. A ciò si aggiunge poi la cattiveria dell’uomo contro una debole e innocente: i famigliari, in particolare la madre nella pellicola di Eggers, o gli abitanti del villaggio e in particolare della falsa e crudele Swinda (Tanja Petrovsky) in quella di Feigelfeld sono i reali artefici della deriva che porta entrambe le protagoniste al loro avvicinamento al maligno.

Tuttavia, la più recente differisce dalla pellicola del 2015 per la totale mancanza di linearità nello sviluppo, che determina se possibile un ancora maggior ermetismo, acuito dal fatto che i dialoghi e lo scambio verbale siano ridotti al minimo e siano più che altro la mimica e le immagini a fungere da vettori del significato, delineando un iter più che altro mentale, interiore.

Hagazussa 2L’intimismo, difatti, è carattere portante di Hagazussa – La Strega, che si regge su un numero limitatissimo di attori e che più che mostrare eventi straordinari o terrificanti gioca su piccoli dettagli significativi, su cui indulge con grande meticolosità al limite dell’ossessivo. Così la gran parte dei capitoli in cui si suddivide lo svolgimento, è incentrata sulla performance incredibilmente espressiva di Aleksandra Cwen: ogni sensazione, ogni percezione la viviamo attraverso il suo volto, attraverso i suoi gesti.

La disperazione, la tristezza e soprattutto la paura sono suscitate dallo spettatore non da apparizioni fantasmatiche, ma sono gli occhi sgranati e pieni di pazzia di lei a comunicarcelo immediatamente. A completare l’atmosfera surreale e disturbante è la fotografia, fortemente giocata sul netto chiaroscuro, quasi fiammingo, negli interni notturni, e nell’impalpabile nebulosità degli esterni diurni nella natura che ne comunica gli arcani misteri; inoltre i campi lunghi a volo d’uccello ne fanno percepire la disarmante estensione a perdita d’occhio. Infine ci sono i particolari scabrosi, i bubboni della peste, le pile di cadaveri, l’altare circondato e sormontato di ossa, infine addirittura l’infantofagia.

Hagazussa – La Strega non è, in definitiva, certo un film per tutti né un film immediato, ma l’estrema complessità e visionarietà che lo contraddistinguono ne fanno un’opera densa di fascino e suggestioni, brutale e affascinante danza di morte degna delle vanitas nordiche, che attraverso un’iconografia macabra ci ricorda l’estrema fragilità dell’uomo.

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