Voto: 6.5/10 Titolo originale: Les Trois Mousquetaires : Milady , uscita: 13-12-2023. Budget: $39,000,000. Regista: Martin Bourboulon.
I Tre Moschettieri – Milady: la recensione della seconda parte del dittico di Martin Bourboulon
05/01/2026 recensione film I tre moschettieri - Milady di Marco Tedesco
Un film energico e imperfetto che rilegge Dumas con fisicità, ambiguità morale e una protagonista magnetica

Con I tre moschettieri – Milady, il regista Martin Bourboulon porta a compimento un’operazione ambiziosa e in parte spiazzante: trasformare un grande classico della letteratura popolare europea in un kolossal moderno, fisico, sporco, attraversato da un’energia quasi contemporanea, senza rinunciare del tutto allo spirito d’avventura che lo ha reso immortale. Se il primo capitolo, dedicato a D’Artagnan, colpiva per il suo impatto immediato e per una messa in scena nervosa, questo secondo atto sceglie una direzione più complessa, spostando il baricentro narrativo e tematico su Milady (Eva Green) e ridefinendo l’intero equilibrio morale del racconto.
La continuità è immediata: intrighi di corte, tentativi di assassinio, tradimenti incrociati. D’Artagnan (François Civil) viene catturato, torturato, costretto a stringere un’alleanza instabile proprio con la donna che incarna l’ambiguità assoluta del film. Sullo sfondo, la guerra si allarga fino a La Rochelle, offrendo a Bourboulon l’occasione per costruire sequenze d’azione di grande respiro, girate con una regia che privilegia la durata, il movimento continuo, la sensazione di immersione fisica. Qui il film trova uno dei suoi tratti più riconoscibili: duelli e assalti non sono mai coreografie astratte, ma corpi affaticati, lame che pesano, fango, sudore, paura.
Il racconto però procede a balzi, quasi galoppando tra nodi narrativi importanti, come se la priorità non fosse la completezza ma il ritmo. Alcuni personaggi finiscono così relegati ai margini: Porthos resta una presenza godibile ma funzionale, Aramis vive un conflitto familiare appena accennato, mentre Athos trova finalmente uno spazio emotivo più denso, legato al rapporto con il figlio e a un passato che torna a sanguinare. È una coralità meno equilibrata rispetto al primo film, ma anche una scelta consapevole: Milady occupa il centro della scena, non solo nel titolo.
La sua riscrittura è il vero cuore dell’operazione. Da villain archetipica, seduttrice crudele e manipolatrice, Milady diventa una figura tragica, segnata dalla violenza subita, dal tradimento, dall’uso sistematico del suo corpo come arma e come prigione. Il film non la assolve del tutto, ma ne sposta le motivazioni, chiedendo allo spettatore di guardarla non più come un mostro morale, bensì come il prodotto di un sistema di potere maschile che l’ha piegata e sfruttata. In questo senso, la sua sessualità non è mai decorativa: è una strategia di sopravvivenza, una lama affilata quanto i pugnali che nasconde sotto il corsetto.
Questa scelta ha conseguenze sull’intero impianto del film. L’antagonismo classico si sfuma, alcune figure storicamente centrali vengono ammorbidite, e il conflitto perde parte della sua nettezza ideologica. È un rischio che Bourboulon accetta, privilegiando un’aderenza emotiva al presente più che una fedeltà letterale. Non tutto funziona allo stesso modo: Constance, ad esempio, resta un personaggio debole, più simbolo che individuo, e il suo ruolo romantico appare scolorito se messo a confronto con la magnetica complessità di Milady. Ne deriva una curiosa tensione: il film dice di voler salvare Constance, ma sembra molto più interessato a raccontare l’attrazione pericolosa tra D’Artagnan e la sua nemesi.
Visivamente, l’opera continua a distinguersi per l’uso di location reali e per una fotografia che valorizza castelli, foreste e campi di battaglia senza mai trasformarli in cartoline. La Francia diventa uno spazio concreto, attraversabile, lontano dall’estetica artificiale di molti blockbuster contemporanei. È un cinema d’intrattenimento che non teme la fisicità, che sporca i volti e consuma i costumi, cercando un realismo sensoriale più che storico.
Nel suo insieme, I tre moschettieri – Milady è un sequel coerente e allo stesso tempo più audace del primo capitolo. Rinuncia a una parte dell’equilibrio corale per inseguire una figura femminile riletta alla luce del presente, e accetta di sacrificare chiarezza e compattezza pur di guadagnare ambiguità. Non è un film perfetto, ma è un raro esempio di grande cinema popolare europeo che tenta di parlare al pubblico di oggi senza travestirsi da prodotto seriale globale. Ed è forse proprio questa sua identità irrisolta, sospesa tra tradizione e reinvenzione, a renderlo più interessante di quanto ci si potesse aspettare.
Di seguito trovate il trailer doppiato in italiano di I Tre Moschettieri – Milady:
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