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Intervista esclusiva | Douglas Trumbull sul rifiuto a Star Wars, gli Oscar rubati, Blade Runner 2049 e il finto sbarco sulla Luna

23/10/2018 di Alessandro Gamma

Abbiamo incontrato faccia a faccia il 76enne esperto di effetti speciali visivi, col quale abbiamo ripercorso alcune tappe importanti della sua carriera, tra aneddoti, rimpianti e speranze

Tra chi mastica un po’ di cinema, e soprattutto di fantascienza, il nome di Douglas Trumbull non è certamente sconosciuto. Regista, produttore ed effettista statunitense candidato a tre Premi Oscar, ha contribuito alla creazione degli effetti speciali di film seminali del genere come 2001: Odissea nello Spazio di Stanely Kubrick (1968), Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg (1977), Star Trek di Robert Wise (1979) e Blade Runner di Ridley Scott (1982). Ha invece diretto personalmente 2002: la seconda odissea (1972) e Brainstorm generazione elettronica (1983).

Abbiamo avuto il piacere di incontrare faccia a faccia Douglas Trumbull, oggi arzillo 76enne, all’ultimo Festival di Sitges, dove è giunto per presentare in anteprima europea il documentario Trumbull Land, cogliendo l’occasione per ripercorrere con lui alcune tappe fondamentali della sua lunga carriera.

Lei ha collaborato con registi del calibro di Ridley Scott e Stanley Kubrick, peraltro su pellicole che hanno fatto la storia del cinema. Mi può raccontare qualcosa dei loro metodi di lavoro sul set?

Quando ebbi la fortuna di essere contattato per lavorare con Stanley Kubrick su 2001: Odissea nello Spazio, capii presto che si trattava di qualcosa di speciale. Lavoravo ogni giorno a contatto con questo genio, quindi seppi da subito che sarebbe stato un film inusuale, differente e spettacolare. Ero così orgoglioso di farne parte. E quando poi uscì nei cinema, ne ebbi la conferma. Ridley Scott è un filmmaker molto differente invece. E’ un artista meraviglioso, sa disegnare e sa parlare molto chiaramente a chi gli sta intorno. Disegnava idee su un tovagliolo o su foglietti di carta … e comunicava in modo preciso e ‘visivo’ ciò che aveva in mente. Fu semplicissimo quindi per me e il resto del team capire cosa volesse da noi per Blade Runner. Allo stesso tempo però, Ridley sapeva che ero stato io stesso un regista, quindi mi affidò intere sequenze da progettare per lui. Così creai ciò che pensai fosse meglio per il film. Ad esempio, i paesaggi all’inizio del lungometraggio sono fondamentalmente una mia idea, che Ridley approvò senza problemi. Fu molto collaborativo a riguardo. Stanley Kubrick era al contrario aveva un approccio più intellettuale, non disegnava … Lui non decideva nulla se prima non lo vedeva concretamente davanti a sé e allora diceva: ‘Ora ho capito cosa intendevi’.

So che lei ha dovuto tuttavia lasciare il set di Blade Runner prima della fine delle riprese …

In realtà era stato tutto pianificato già prima di partire con la produzione del film. Dissi chiaramente a Ridley Scott che a un certo punto avrei dovuto dirigere Brainstorm. Anche il direttore della fotografia di Blade Runner, Richard Yuricich, sarebbe venuto via con me. Prima di lasciare il film ‘istruimmo’ il nostro successore, David Dryer, che portò avanti le riprese e si occupò degli effetti speciali visivi secondo lo stile che avevamo creato in maniera fantastica. Anche lui proveniva dal mondo della pubblicità, proprio come Ridley. Arrivo a dirti che Blade Runner per me andato avanti in modo migliore sotto la supervisione di David di come avrebbe fatto se fossi rimasto io fino alla fine, perchè lui portò nuova energia, mentre io ero piuttosto stanco a quel punto … Non mi andava a genio la cupa distopia di Blade Runner … uno stile piuttosto lontano dal mio gusto personale, anche se naturalmente feci al meglio quello che Ridley mi chiese.

Ha avuto modo di vedere Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve?

Si, e non sono rimasto soddisfatto del risultato finale. Ho visto alcuni video del dietro le quinte … hanno costruito in CGI dei set di grandi città, aggiungendo poi strati su strati di atmosfera … un risultato così denso che alla fine non vedi nemmeno più la città. Il film è così diventato piuttosto ‘vago’, privo di una stimolazione visiva accattivante, molto distillato … Ma questa è un’idea di Denis Villeneuve suppongo, quindi ok … ma personalmente l’avrei reso in modo diverso, avrei cercato di rimanere maggiormente fedele al film originale, pur senza ricrearne le atmosfere esattamente allo stesso modo. Inoltre è un po’ troppo lungo!! [ride] Ritengo che la storia e la regia siano ottime, ma visivamente avrei optato per altre soluzioni.

Lei è stato nominato ben tre volte agli Oscar, senza mai riuscire ad aggiudicarsi la statuetta. In quale occasione si è sentito maggiormente deluso per la sconfitta?

Quella per 2001: Odissea nello Spazio [1969]. All’epoca eravamo quattro special photographic effects supervisor sul film [gli altri erano Con Pederson, Wally Veevers e Tom Howard], ma, secondo le regole dell’Academy, poteva essere consegnata solo una statuetta ogni tre nomi. Un tecnicismo. Così, nel dubbio, Stanley Kubrick decise di tenersi l’Oscar per sé. Tuttavia, ho sempre pensato che avrei dovuto prenderlo io, assieme ai miei tre colleghi. Penso che sia stato inappropriato per l’Academy optare per una scelta del genere. In ogni caso, all’epoca, e probabilmente ancora oggi, l’Academy non ha idea di cosa siano gli effetti speciali visivi … Va bene comunque … non lavoro perchè miro a vincere un premio Oscar.

Mi conferma che fu contattato per il primo Guerre Stellari (Star Wars) ma che rifiutò la proposta di George Lucas?

Si, è vero. Avvenne poco dopo l’uscita di 2002: la seconda odissea [1972]. George Lucas mi contattò e mi chiese se sarei stato interessato ad occuparmi degli effetti speciali visivi di quello che sarebbe diventato Guerre Stellari [1977]. Io gli risposi però che avevo intenzione di occuparmi della regia, che non avrei avuto tempo per gli effetti speciali di film di altri. E lui rispettò la mia scelta. Lo aiutai comunque a mettere insieme l’intera troupe per Una Nuova Speranza, quella che sarebbe diventato poi la Industrial Light & Magic (ILM). Fu una soluzione decisamente di successo per lui! [ride]

Suo padre Donald si è occupato degli effetti speciali visivi di Il Mago di OZ del 1939. E’ stato in qualche modo influenzato dal suo lavoro?

Mio papà era un ingegnere brillante. Sono cresciuto nella sua bottega vedendolo lavorare. Non ho mai avuto problemi con macchinari pericolosi come seghe circolare ecc. Mi ha insegnato i principi ingegneristici, che sono entrati a far parte della mio formazione artistica. Mi madre invece commerciava in arte. Quindi ho assimilato questa sorta di codice genetico fatto di ingegneria e arte visiva, che si è poi rivelato fondamentale per la creazione di effetti speciali e per il lavoro nell’industria cinematografica, perchè io vedo i film come una forma d’arte tecnica. Non si tratta soltanto di attori. Fare un film significa per me risolvere nuovi problemi e progettare nuove tecnologie per rendere possibili immagini o intere scene, che altrimenti non potrebbero esistere.

Cosa pensa dell’abuso di CGI nella Hollywood odierna? Pensa che ci sia ancora una speranza per il cinema ‘old school’?

Oh si! E non parlerei di modo di fare cinema di vecchio ‘vecchio’, quanto di ‘grande’ tipo. Sono frustato dalla computer graphic … Io però penso che le miniature, o quelli che chiamo ‘effetti organici’, siano molto più interessanti e visivamente stimolanti e stupefacenti della CGI, che si basa interamente su matematica e algoritmi. E’ giusto che esista, ma vedo che ultimamente si fa un affidamento eccessivo sulla CGI, affidando la realizzazione degli effetti speciali a società sparse in tutto il mondo. Gli studi stanno andando dove conviene finanziariamente, non guardano a dove siano allocati i migliori artisti del settore. E per questo motivo tutti i film stanno pian piano cominciando a sembrare uguali, ma il pubblico sta cominciando a rendersene conto e ad annoiarsi. Penso che creare effetti visivi sia una forma d’arte, da continuare a perfezionare. Per esempio, io mi sto battendo per l’aggiornamento del frame rate attuale, che è la stessa dal 1927. Il 24 fps è terribile, ma lo usiamo per ogni film, ogni giorno. James Cameron sui nuovi Avatar sta sperimentando il 48 fps per quanto ne so, usato coraggiosamente da Peter Jackson nella trilogia di Lo Hobbit. Ang Lee, che è un visionario ed è molto attento alle nuove tecnologie, ha già sperimentato, sotto la mia supervisione, il 120 fps senza grosso successo in passato, ma ci sta riprovando ora con Gemini Man. Il punto è che sono certo che ogni regista si renda conto dei problemi dati dal 24 fps, in termini di fluidità dei movimenti ecc. Io l’ho capito 35 anni fa e da allora mi batto non tanto per il modo di raccontare una storia, ma per il modo di riprenderla al meglio.

Al momento sta lavorando a qualcosa?

Si, mi sto occupando della sceneggiatura originale di un grande film di fantascienza avventuroso, che spero anche di poter dirigere. L’idea è proprio quello di girarlo a 120 fps HD.

Una curiosità un po’ bizzarra: si è a lungo parlato del ‘finto’ allunaggio del 1969, che sarebbe stato inscenato dalla NASA proprio con l’aiuto dell’esperto Stanley Kubrick …

[ride] In effetti io ero presente [durante le riprese di 2001: Odissea nello Spazio]. Posso dirti che è impossibile che abbiano in qualche modo falsificato lo sbarco sulla Luna. Resta comunque simpatico immaginare che qualcuno possa davvero aver pensato a un simile ipotesi. Un’idea buona per un episodio da 20′ di Ai Confini della Realtà, ma non degna di un lungometraggio intero.

Visto che ha nominato The Twilight Zone, lei nel 1964 ha lavorato su To the Moon and Beyond, mini-documentario diretto da Con Pederson, che vanta la presenza ‘vocale’ di Rod Serling. Per caso l’ha conosciuto dal vivo?

Purtroppo no, lui fece appunto solo il commento vocale, ma non ci incontrammo mai.

Di seguito il trailer italiano delle’edizione restaurata in 4K di 2001: Odissea nello Spazio:

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