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Intervista esclusiva | Milo Manara e il cinema: aneddoti su Il Gioco, Roman Polanski e il ‘regista’ Caravaggio

09/05/2019 news di Alessandro Gamma

Abbiamo incontrato faccia a faccia a Milano il maestro dell'erotismo illustrato, concentrandoci però sul suo insospettabile rapporto con la settima arte

milo manara milano

Esponente tra i più noti e amati d’Europa per quanto concerne il fumetto erotico d’autore, Milo Manara è però molto legato anche al mondo del cinema, e non solo per l’amicizia con Federico Fellini. Nel corso degli anni ha infatti visto trasposte in lungometraggi per la sala o per la televisione alcune storie da lui originariamente disegnate, da Il Gioco (1985) a Il Profumo dell’Invisibile (1997) e Parva e il principe Shiva (2003), ma sono state svariate anche le collaborazioni con noti registi internazionali per progetti non necessariamente collegati al grande schermo.

Abbiamo avuto la possibilità di approfondire tali aspetti della carriera di Milo Manara dal vivo al Mondadori Megastore di Piazza del Duomo a Milano, in occasione della presentazione della sua ultima fatica, Caravaggio – La grazia (Panini Comics, p. 64, 16,90 euro), omaggio all’arte e alla storia che conclude le vicende del travagliato artista nato a Milano nel 1571, cominciate nel volume La Tavolozza e la Spada del 2015.

le declic il gioco film poster 1985Cominciamo da Le Déclic, film francese del 1985 (regia di Jean-Louis Richard, protagonisti Florence Guérin e Jean-Pierre Kalfon) ispirato alla serie a fumetti Il Gioco di qualche anno prima. È stato coinvolto in qualche modo nella lavorazione?

Diciamo che ho partecipato al film in qualità di consulente. Ricordo che presi parte alla produzione fin dai primi sopralluoghi in Louisiana per trovare le varie location più adatte, anche a bordo di idrovolanti, per sorvolare dopo il tramonto le bayou di quelle zone. Un’esperienza molto interessante e divertente, vagamente avventurosa! [ride] Fummo invitati anche nella casa del Governatore della Louisiana, una villa dallo stile architettonico incredibile, lussuosissima negli interni, che aveva questo ingresso con un tunnel di alberi impressionante. Mi fecero seguire anche le diverse fasi della sceneggiatura e il casting.

Rimase soddisfatto del risultato finale poi?

No, sicuramente non condivido per nulla l’esito. In realtà, per contratto, potevo soltanto rimanere lì ad osservare, senza però poter dire la mia. Trovai la storia un po’ esile, poco erotica e molto orientata al thriller, una vicenda del tutto agli antipodi rispetto al mio fumetto. La mia idea di erotismo era – ed è – di tipo giocoso e ludico, là si optò opinabilmente per un taglio giallo. Florence Guérin era una bellissima ragazza e Jean-Pierre Kalfon era un ottimo attore, anche verosimile come prestanza e volto, ma l’idea generale non mi ha mai convinto troppo.

Ha qualche aneddoto del dietro le quinti della lavorazione di Le Déclic / Il Gioco?

Mi piacquero molto alcune riprese fatte per le strade di New Orleans, a Bourbon Street, realizzate però da un altro regista, Bob Rafelson. Tutti spezzoni che vennero cassati da Jean-Louis Richard. Quest’ultimo era stato vittima del colpo della strega – un malanno non insolito vista l’umidità di quei posti – e fu costretto ad assentarsi per qualche tempo dal set per riprendersi. Qui venni coinvolto in effetti direttamente io, perché mi sottoposero una lista di possibili registi per rimpiazzarlo. Quando vidi il nome di Bob Rafelson lo scelsi subito, perché lo adoravo fin dai tempi di Cinque pezzi facili e Il postino suona sempre due volte, sapevo che era in grado di mettere in scena anche un tipo di erotismo vicino a quello che intendevo io. Così, volò fin lì dalla costa Ovest e cominciò subito a girare, anche con la telecamera a spalla, scenette molto divertenti per le vie della città. Purtroppo furono poi tutte tagliate, per via di una certa gelosia professionale da parte di Jean-Louis Richard, ma ci fu anche una storia di donne che probabilmente fece il suo …

milo manara luc besson chanel cappuccettoPassiamo invece all’adattamento animato di Le Parfum de l’Invisible / Il Profumo dell’Invisibile del 1997, diretto dal francese Francis Nielsen

Anche in questo caso, non ebbi alcuna voce in capitolo circa la lavorazione del film. Fu girato per la televisione, un medium adatto a quel tipo di animazioni, che certo non avrebbero fatto una grande figura al cinema, ma che sicuramente – almeno all’epoca – si difendevano bene rispetto ai cartoni animati classici giapponesi.

Ricordo che si parlò anni fa di una sua possibile collaborazione con Roman Polanski 

Si, è vero. Non molto tempo prima che si dedicasse al film Venere in pelliccia [uscito poi nei cinema nel 2013], andai a pranzo con Roman Polanski, perché era intenzionato a girare un remake proprio di Il Gioco / Le Déclic. Mi disse che aveva già trovato la produzione francese, ma che stava incontrando grosse difficoltà nel trovare dei produttori americani, vista la sua delicata situazione giudiziaria. Io sarei stato coinvolto principalmente per la realizzazione degli storyboard del film. Fui onorato del suo invito, perché da sempre ero – e sono – un fan delle sue opere. Naturalmente, di quel rifacimento non se ne fece più nulla.

Lei ha lavorato anche con Luc Besson 

Esatto, ma non per il cinema in quel caso. Si trattò di uno spot televisivo per Chanel, forse ricorderai, quello con il lupo e Cappuccetto Rosso. Mi occupai degli storyboard. Luc Besson mi invitò cortesemente anche a Roma, sul set dove stava girando lo spot e mi diede anche la possibilità di guardare dentro alla cinepresa un paio di volte!

So anche di una particolare collaborazione anche con Woody Allen però

Quando venne in Italia in veste di clarinettista con la sua band, disegnai il programma di scena del suo spettacolo. Avrebbe dovuto esibirsi al Teatro La Fenice, ma purtroppo era appena bruciato, così dovette spostarsi al Teatro Goldoni, sempre a Venezia. Realizzai alcune illustrazioni e così mi fu presentato di persona. Ricordo che io ero molto imbarazzato, perché era un suo ammiratore, ma lui ancora di più! Mi fece un autografo con dedica sui miei disegni. Un momento divertente.

Milo Manara Caravaggio -La GraziaVeniamo infine al motivo principale della sua presenza qui a Milano oggi, ovvero la presentazione del secondo volume dedicato a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Una figura che si può accostare in qualche modo al cinema la sua?

Caravaggio raccontava la realtà così come la vedeva. Penso che i fumettisti e gli illustratori più in generale debbano moltissimo alla ‘rivoluzione caravaggesca’, ossia alla ‘rappresentazione narrativa’. Quando Vittorio Sgarbi accosta i modelli usati da Caravaggio ai ‘ragazzi di vita’ di Pier Paolo Pasolini, non sbaglia. Soprattutto perché accosta il pittore a un regista di cinema. A mio parere, se Caravaggio ritornasse ai nostri giorni, non penso si dedicherebbe alla pittura, quanto piuttosto alla regia di cinema. Ricordiamo che, come sappiamo dai testimoni, Caravaggio non dipingeva molto volentieri. Un lavoro perfetto, ma molto faticoso per lui. Anche per questo motivo ritengo che ora sceglierebbe il cinema, perché il regista svolge più che altro un lavoro intellettuale invece che manuale. Caravaggio organizzava dei veri e propri set, scegliendo e posizionando personalmente addirittura le luci artificiali, prima di cominciare a dipingere. Un lavoro che va oltre quello del direttore della fotografia, perché tutto era pensato in termini narrativi.

Di seguito il trailer internazionale di Il Gioco:

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