Home » Cinema » Horror & Thriller » Recensione | Blood Feast di Marcel Walz

4/10 su 15 voti. Titolo originale: Blood Feast , uscita: 27-08-2016. Regista: Marcel Walz.

Recensione | Blood Feast di Marcel Walz

21/05/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Il regista tedesco gira un remake del cult del 1963 all'altezza dell'originale per inventiva negli omicidi, ma un po' confuso e frettoloso nel delineare l'omicida rituale protagonista

Nel 1963, Herschell Gordon Lewis girò Blood Feast, primo capitolo di quella che viene definita la ‘Trilogia del Sangue’ e che viene non a torto ritenuto il primo film splatter della storia per il quantitativo di sangue contenuto, decisamente inusuale per l’epoca. Il controverso classico (tale almeno lo definiscono i cultori del sottogenere) era incentrato su un singolare individuo, Fuad Ramses (Mal Arnold), che adorava una antica divinità sensuale e sanguinaria a cui tributava costanti sacrifici, fino all’apoteosi di un banchetto all’egiziana le cui inusuali portate celavano invero un terribile mistero.

A distanza di più di cinquant’anni, il tedesco Marcel Walz (La Petite Mort II) decide di girarne l’omonimo remake, da lui anche sceneggiato, che ne conserva lo spirito gore e conturbante, ma variandone l’ambientazione, da Miami a Parigi, e diversi elementi della trama. Il risultato è un film assai straniante, come d’altra parte il predecessore, in cui purtroppo però il protagonista / assassino rituale, sempre Fuad Ramses, è meno convincente, non tanto per mancanze attoriali da parte di Robert Rusler che lo incarna, quanto per alcuni dettagli trattati in maniera sin troppo superficiale.

La storia è, come detto, ambientata nella capitale francese, e si apre con una voice over che ammonisce gli spettatori più impressionabili incoraggiandoli a lasciar perdere il tutto, visto il contenuto particolarmente truce, mentre un uomo e una donna, ambedue nudi e legati, vengono torturati e tagliati in plurime parti con una lama affilata. Un’ouverture ad effetto, non c’è che dire! Stacco netto. Fuad Ramses è marito e padre devoto, si è trasferito dagli Stati Uniti alla Francia assecondando il desiderio della moglie Louise (Caroline Williams), che voleva tornare alla terra natìa. I coniugi hanno insieme aperto un diner americano, in cui nel tempo libero dallo studio lavora anche la figlia Penny (Sophie Monk), ma i clienti purtroppo sono pochi, i debiti molti e l’uomo è costretto a lavorare di notte come custode in un museo per arrotondare. Proprio qui, durante uno dei suoi turni, s’imbatte in una fascinosa e misteriosa entità femminile, la dea Ishtar (Sadie Katz), che richiede un cospicuo tributo di sangue e un banchetto rituale perchè si possa entrare nelle sue grazie … L’uomo, ammaliato, si adopererà con solerzia per soddisfare la sensuale divinità.

Film stravagante, Blood Feast di Marcel Walz è anzitutto indubbiamente suggestivo e non scarseggia in termini di messa in scena di truci omicidi, innegabile pregio per gli estimatori del truculento in videovisione. Si susseguono allora sequenze e immagini ad alto impatto, tra occhi cavati con le dita, con tanto di lapilli di sangue che guizzano dalle cavità oculari della vittima ancora viva, sgozzamenti con taglierino e cene in famiglia cannibaliche a base di brandelli di carne e interiora, da gustare mangiandoli rigorosamente con le mani. A ciò si aggiunge poi un “sexy squartamento” in cui a una delle povere vittime, con una lingerie assai pruriginosa, vengono asportate le natiche a scopo nutrizionale. Insomma, la fantasia non manca in questo senso, né la dovizia nel descrivere gli scabrosi particolari, resi tutti con auspicabili e discreti effetti pratici, anche se, ad essere proprio puntigliosi, il sangue in alcuni accoltellamenti appare un tantino troppo rosso e liquido, mentre i lembi di pelle di un collo tagliato sembrano un po’ troppo “cartacei”. A ogni modo,  il livello nel complesso è certo più che soddisfacente.

Meno esaltante è altresì lo sviluppo psicologico del personaggio cardine di Blood Feast, ossia Fuad Ramses, che da amorevole padre disposto a terribili sacrifici per i suoi cari, diviene d’un tratto un serial killer antropofago. Difatti, il momento cruciale della trasformazione della sua personalità, non indifferente, è contenuto in pochi abbozzati fotogrammi. Un secondo prima è normale, poi interrompe le pillole per un giorno e inizia a vedere una donna bellissima – non è chiaro se sia un’allucinazione o un’entità sovrumana – che gli indica l’assassinio di massa come unica via per il di lei corteggiamento, e lui giulivo inizia ad eliminare nei modi più truci possibili sfortunati estranei e addirittura amici della figlia. Un fatto questo piuttosto peculiare, diversamente dall’originale di Herschell Gordon Lewis, non solo le fanciulle designate a vittime sacrificali, ma anche un po’ quello che capita sotto mano. Certo, anche nel film del 1962 volutamente la figura di Fuad era lasciata indeterminata, ma in quel caso del suo background non si assolutamente diceva nulla. Rimaneva uno stralunato, dagli occhi sempre sbarrati, che gestiva un negozio di alimentari e catering, con uno scabroso segreto. Nel remake, al contrario, si forniscono alcuni dettagli sul protagonista, come i famigliari, le medicine, l’incontro con la divinità … Così facendo però si dice troppo perché il soggetto rimanga del tutto ammantato  dall’arcano, ma comunque troppo poco per motivare una plausibile evoluzione, visto l’incisivo cambiamento che ci viene mostrato. Vero è che più si lascia indistinto, più l’effetto di mistero ne giova, ma in questo caso restiamo sospesi tra il troppo e il troppo poco. Sopperisce in parte al problema la performance di Robert Rusler, che riesce a dipingere uno squilibrato bipolare con accessi di follia che si aggira ad uccidere col volto coperto da una maschera dalle egizie sembianze, eppure riesce ad avere momenti di inquietante lucidità, un po’ alla Shining. Purtroppo invece, le caratterizzazioni di alcune delle vittime – e non solo – soffrono del medesimo difetto di indecisione tra l’eccesso e l’insufficiente, facendone più che altro delle mere maschere.

In definitiva, Blood Feast resta un ottimo intrattenimento per gli estimatori del gore e coloro che cercano un approccio diverso e più fantasioso tema del serial killer ne rimarranno probabilmente soddisfatti.

Di seguito trovate il trailer originale: