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Voto: 6/10 Titolo originale: In guerra per amore , uscita: 27-10-2016. Regista: Pif.

In Guerra per Amore: la recensione del film diretto da Pif

29/10/2016 recensione film di Teresa Scarale

Pierfrancesco Diliberto racconta la fine di una guerra e l’inizio di un’altra, molto più lunga, senza però la freschezza e la forza del suo film d'esordio

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Storia di una rinascita, quella mafiosa. New York, 1943. Arturo Giammarresi (Pif), giovane emigrante siculo negli stati Uniti, fa il lavapiatti in un ristorante di suoi corregionali. Si innamora, ricambiato, della bella Flora (Miriam Leone), nipote del proprietario, tal zio Alfredo (Orazio Stracuzzi). La ragazza però è stata da quest’ultimo già promessa in sposa a Carmelo (Lorenzo Patanè), figlio del capomafia locale, Don Tano Piazza (Mario Pupella).

Nonostante l’ostacolo, il nostro Arturo si fa avanti e propone a Flora di sposarlo. Lei accetta, ma a una condizione: Arturo dovrà fare le cose in regola, ossia chiedere la sua mano direttamente al padre di lei. Che vive in Sicilia. Senza batter ciglio, il ragazzo si arruola come volontario per lo sbarco in Sicilia degli Alleati con l’unico scopo nemmeno tanto celato di incontrare l’anziano e malandato padre della fidanzata.

poster-in-guerra-per-amoreSuo severo e fraterno amico in Sicilia sarà il sergente Philip Catelli (un ottimo Andrea Di Stefano), irreprensibile capo militare e detentore suo malgrado di scomodi segreti bellici. Sarà proprio Catelli a scuotere Arturo dal suo torpore, totalmente disinteressato com’è a ciò che sta accadendo nella sua terra natia: l’esercito americano sta facendo accordi a tappeto con la grande criminalità per non avere problemi di insediamento, e libera incessantemente di prigione la feccia della delinquenza mafiosa attenendosi scrupolosamente alle liste degli “antifascisti” debitamente compilate da Cosa Nostra; gli stessi figuri, pluriomicidi, saranno messi a governare i paesi via via liberati dagli Alleati.

La storia d’amore che sottende al lungometraggio è dunque il pretesto per raccontare tali amare vicende in maniera lieve, e si basa su documenti storici, il cosiddetto Rapporto Scotten, dal nome dell’ufficiale cui è ispirato il personaggio di Philip Catelli; Scotten fu colui che, con lucidità e preveggenza impressionanti, stilò nel 1943 la relazione “Il problema della Mafia in Sicilia”, ed esaminò l’opzione di combattere Cosa Nostra versus quella di accordarsi con essa scegliendo come spesso accade anche nelle guerre odierne il “male minore”, causando in tal modo danni incalcolabili e inestinti al territorio liberato.

Con lo sguardo privo di giudizio di un bambino, Pif osserva, o meglio fa osservare agli altri, il disastro compiuto dagli americani nella sua Sicilia, la quale all’indomani del fascismo finì dalla padella alla brace, e si ritaglia volutamente un ruolo all’apparenza neutro e stralunato. Chi ha amato La mafia uccide solo d’estate amerà meno In guerra per amore. Vuoi perché si tratta della “seconda volta” dopo la sorprendente prima, vuoi perché c’è meno slancio narrativo, meno corpo, più stanchezza e la storia principale sembra più volte sfaldarsi nell’arrivare all’epilogo.

Aiutano a sostenere la pellicola le sotto trame, come quella di Teresa (Stella Egitto) e di suo figlio Sebastiano (Samuele Segreto) che attendono col nonno (Antonello Puglisi) il ritorno del marito/papà dal fronte, e soprattutto quella dei due amici Mimmo (Maurizio Bologna) e Saro (Sergio Vespertino) la quale forse vale da sola tutto il film, che resta un’occasione sprecata. Peccato, perché la delicatezza e la poesia de La mafia uccide solo d’estate ci sono, ma vengono fuori solo a tratti.

Di seguito il trailer ufficiale di In Guerra per Amore:

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