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6/10 su 5095 voti. Titolo originale: Jumanji: Welcome to the Jungle, uscita: . Budget: $90,000,000. Regista: Jake Kasdan.

Recensione | Jumanji – Benvenuti nella Giungla di Jake Kasdan

di Alessandro Gamma

Dwayne Johnson ci guida direttamente dentro al gioco, in un'avventura formativa guidata dalla comicità puerile e senza alcun legame col capostipite

Partiamo dal presupposto che il Jumanji del 1995 non è certo unanimemente considerato un classico. Era andato piuttosto bene al botteghino è vero, potendo contare sulla presenza del sempre apprezzabile Robin Williams e sulla capacità di gestire un film avventuroso del regista Joe Johnston, ma non è riuscito mai a sconfinare nei territori del mito. Ora, in un momento storico dove gli studi hollywoodiani fanno a gara per rifare o dare seguiti ai titoli più o meno di punta presenti nei loro cataloghi, la Sony ha pensato bene di metterci mano, ripescandolo dal baule polveroso in cui lo aveva infilato per oltre venti anni e aggiornandone ovviamente la confezione a quelli che dovrebbero essere i gusti dei ragazzini di oggi, ben poco avvezzi ai giochi da tavolo – pur se ‘magici’ -, ma smaniosi di prendere in mano un controller ed essere letteralmente risucchiati all’interno delle console.

Per chi se lo chiedesse, Jumanji: Benvenuti nella Giungla (Jumanji: Welcome to the Jungle) parte come un sequel diretto del capostipite, con il ritrovamento della scatola tamburellante sulla spiaggia che si vedeva alla fine del primo film. Poi però, la pellicola prende una piega differente, divenendo prima una sorta di reboot, con un giovane giocatore che sparisce misteriosamente senza lasciare tracce, la sua casa che va allo sfacelo, altri che vengono in possesso del gioco e lo ‘ritrovano’ dopo 20 anni, e infine riducendosi a essere una capatina proprio in quel mondo in cui Williams era rimasto intrappolato e che a quanto pare la squadra di sceneggiatori guidati da Chris McKenna (LEGO Batman – Il film) ha ritenuto sarebbe stato adesso interessante esplorare, proprio per non venir considerato un mero seguito o un rifacimento pedissequo.

I nuovi giocatori sono quattro tipi degni del Breakfast Club, i cui destini si intrecciano inesorabilmente e per puro caso dopo essere stati messi in punizione dal Preside del loro liceo. In questa squadra multirazziale e naturalmente eterogenea troviamo Spencer (Alex Wolff), tipico nerd gracilino e pallido appassionato di videogiochi, la cui camera da letto è puro product placement (The Last Guardian è ora disponibile per Playstation 4), Martha (Morgan Turner), rossa molto timida ma dalle idee chiare, “Fridge” (Ser’Darius Blain), ragazzone nero star della squadra di football e pertanto para-analfabeta e Bethany (Madison Iseman), biondina belloccia che si preoccupa soltanto del suo aspetto fisico e di come essere apprezzata da tutti, che passa le giornate a postare selfie su Instagram. Se tali archetipi vi suonano fin troppo triti, preparatevi a stupirvi quando questo improbabile gruppo di eroi viene spedito nell’imprevedibile mondo di Jumanji, dove le loro complesse personalità trovano rifugio negli avatar scelti casualmente all’avvio del gioco, nel corso della tipica schermata di selezione del personaggio.

Spencer diventa così l’enorme e muscolosissimo Dott. Xander Bravestone (un Dwayne Johnson ormai espertissimo di questi ruoli che decostruiscono la sua carriera parallela di uomo d’acciaio). Martha assume l’aspetto di Ruby Roundhouse (Karen Gillan), esploratrice evidentemente ricalcata sulla Lara Croft di Tomb Raider, shorts e scollatura inappropriati alla giungla inclusi. Fridge diviene invece il piccolo e scarsamente atletico Finbar “Mouse/Topo” (Kevin Hart, di nuovo al fianco di Johnson dopo il ‘buddy movie’ Una spia e mezzo della scorsa estate), e infine Bethany assume le sembianze del Professor Shelly Oberon (un Jack Black la cui autoironica interpretazione di una bella ragazza imprigionata nel corpo di “uomo in sovrappeso e di mezza età” potrebbe essere la cosa più simpatica del film, se il doppiaggio italiano non la vanificasse, dandogli connotazioni ben più omosessuali, o pansessuali, che a quanto pare dovrebbero sortire lo stesso effetto sul pubblico italico …). Ah, c’è anche Nick Jonas. Insieme dovranno riposizionare una pietra preziosa nell’occhio di un’enorme scultura situata ai piedi di una montagna e vincere così il gioco. Tutto chiaro? Ognuno dei protagonisti diventa esattamente, per purissima coincidenza, la persona che nella vita reale non è …

Questa situazione alla Quel pazzo venerdì si riduce quindi a un lunghissimo e semplicissimo coming of age, in cui piano piano, livello dopo livello, i quattro impareranno grandi lezioni di vita come il rispetto reciproco, il gioco di squadra, l’importanza della vera amicizia, il non giudicare dalle apparenze, l’esprimere i sentimenti senza pensare alle conseguenze, il trovare il coraggio dentro di sé ecc. ecc. ecc. Il regista Jake Kasdan, visti i trascorsi (Walk Hard, Bad Teacher), si trova decisamente molto più a suo agio con i momenti da commedia pura che con le grandi scene d’azione in CGI, che peraltro – un po’ a sorpresa – decidono di non citare affatto quelle della pellicola del 1995. Non abbiamo quindi nè il leone, nè le scimmie dispettose, nè le sabbie mobili o i rampicanti. Manca pure il cacciatore Van Pelt (Jonathan Hyde), sostituito qui dal cattivissimo (?) Bobby Cannavale, un villain che avrà si e no 8 pose in totale, e dalla sua squadra di motociclisti armati fino ai denti ma alla mira sbilenca. Dove Benvenuti nella Giungla fa centro è senza dubbio quando palesa la sua natura intrinseca di videogioco, assegnando a ciascuno dei personaggi tre “vite” (un espediente che almeno all’inizio funziona) e alcune abilità specifiche che torneranno utili a lui e al team nel corso delle prove successive che dovranno affrontare.

Un discorso a parte – ma totalmente fuori luogo – meriterebbe il finale, che se da un lato sembrerebbe non lasciare adito a possibili sequel, dall’altro apre a curiose, quanto nerd, riflessioni sulle conseguenze dello scombussolare le linee temporali. Ma questa è un’altra storia. In definitiva, un’opera che difficilmente potrà essere apprezzata da un pubblico di età superiore ai 15 anni, ma che a tutti gli altri potrebbe strappare più di una risata nel corso dei suoi 118′. D’altra parte, ai bambini basta sentire un omone con la voce da ragazzina che si stupisce di cosa tiene in mano quando deve fare la pipì per sghignazzare no?

Di seguito i trailer in italiano di Jumanji – Benvenuti nella Giungla, che arriverà nei cinema italiani l’1 gennaio 2018:

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