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Voto: 6/10 Titolo originale: Denial , uscita: 30-09-2016. Budget: $10,000,000. Regista: Mick Jackson.

La Verità Negata | La recensione del film di Mick Johnson

17/10/2016 recensione film di Giovanni Mottola

Un insolito dramma giudiziario sull'Olocausto tratto da una storia vera diretto con mano solida e interpretato magistralmente da Rachel Weisz e Timothy Spall

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Tratto dal libro autobiografico History on Trial: My Day in Court with a Holocaust Denier di Deborah Lipstadt, La verità negata è la storia di una battagliera storica americana ed ebrea che, per aver definito “partigiano di Hitler” il collega negazionista David Irving, viene da questi citata per diffamazione. Poiché la controversia ha luogo in Inghilterra, la procedura è strutturata in modo contrario a quello cui siamo abituati nel nostro sistema giuridico e si basa su quella che gli avvocati definiscono “prova diabolica”: non è il querelante a dover portare le prove a sostegno dell’accusa formulata, ma l’autore del presunto reato a dover dimostrare la propria non colpevolezza.

Con l’aiuto di una nutrita squadra di avvocati, composta dai più sopraffini giuristi del Regno Unito, la Lipstedt dovrà dunque dimostrare non solo che l’Olocausto è davvero esistito, ma anche che il suo collega Irving – che ha scelto di difendersi in proprio, senza l’assistenza di un legale – ha sostenuto la tesi opposta pur conoscendone la falsità.

la-verita-negata-locandinaLa verità negata s’inserisce nel filone del dramma giudiziario, le cui pietre miliari rimangono a nostro giudizio Testimone d’accusa e La parola ai giurati, diretti non a caso da due maestri come Billy Wilder e Sidney Lumet, i quali riescono a conferire ritmo, tensione e leggerezza a storie che inevitabilmente devono essere ambientate per gran parte nel chiuso di un’aula di tribunale e dunque pagano lo scotto della staticità dell’azione.

La principale differenza con gli altri film del genere sta nella scelta del regista Mick Johnson di concentrarsi sulla figura del cliente più che su quella dell’avvocato, o meglio sul rapporto tra i due soggetti e la loro non identità di vedute e di strategie, almeno nella fase iniziale del film.

Siamo infatti abituati a veder quasi sempre scomparire la figura del cliente, nascosta dietro avvocati ritratti o come idealisti (a questo scopo ben due volte, ne Il buio oltre la siepe e ne Il caso Paradine, si è fatto ricorso al volto bello, fiero, nobile di Gregory Peck) o come macchiette (su tutti il Joe Pesci di Mio cugino Vincenzo).

Di entrambi gli archetipi di legali cinematografici è stato ancora Wilder a fornirci le due figure più memorabili, grazie alle sfumature che li connotano e che non li rendono completamente virtuosi o cialtroni: da una parte il principe del foro Charles Laughton, protagonista proprio di Testimone d’accusa, così astuto da vincere in aula e beffare l’arcigna governante che vorrebbe impedirgli sigari e whisky; dall’altra il cialtrone truffaldino Walter Matthau di Non per soldi ma per denaro, caratterizzato dall’irresistibile simpatia del suo interprete, esaltata nei suoi confronti con gli avvocati del gigantesco studio (tipico allora dell’America, oggi anche dell’Italia) che assistono la controparte. Ne La verità negata Mick Johnson sceglie di ribaltare lo schema, facendo quasi scomparire gli avvocati dietro la cliente.

Interpretata da un’ottima Rachel Weisz, la Lipstedt mostra la grinta e la passione tipiche di chi è convinta di combattere la battaglia dalla parte giusta e non può accettare di difendere la propria causa a colpi di cavilli procedurali. Non riuscendo a digerire il cinismo di alcune scelte dei suoi legali, non mancano momenti di scontro sia con il sollicitor (l’avvocato che nel diritto inglese cura i rapporti con il cliente e prepara la causa rimanendo dietro le quinte, interpretato da Andrew Scott) sia con il barrister (quello abilitato a rappresentare l’assistito davanti alla Corte, interpretato da Tom Wilkinson). Gli aspetti storici ed etici che il film richiama attraverso la vicenda dell’Olocausto non fanno che esaltare questa diversità di vedute, con i due legali che a lungo si ritrovano a considerare il peggior nemico proprio la cliente e non la controparte (un grande Timothy Spall).

Tutti vogliono raggiungere il medesimo risultato e alla fine troveranno la chiave per comprendersi, ma la forza del film sta proprio nel dare l’impressione che in certi momenti gli avvocati lavorino più per sé stessi che per la loro assistita (e non saremmo poi molto lontani dalla realtà…). Esattamente come accade in sala operatoria quando, a seguito di un’operazione perfettamente riuscita per la felicità del chirurgo, il paziente è morto.

Di seguito il trailer di La verità negata, nelle sale dal 17 novembre:

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