Home » Cinema » Azione & Avventura » James Gunn confessa: “Non ho mai capito le fasi dell’MCU”

James Gunn confessa: “Non ho mai capito le fasi dell’MCU”

11/07/2025 news di Stella Delmattino

Una rivelazione che la dice lunga sulla confusione che regnava in casa Marvel

james gunn sul set

James Gunn ha trascorso diversi anni nel Marvel Cinematic Universe dirigendo i film dei Guardiani della Galassia, contribuendo a definire il tono della narrazione Marvel durante la Infinity Saga.

Ma ora, Gunn rivela un dettaglio sorprendente: non ha mai compreso davvero il concetto delle famose “fasi” dell’MCU.

In una recente intervista con GQ, il regista è stato diretto:

Non ho mai capito cosa fossero le fasi della Marvel. Non so cosa significhino, davvero, non ho idea di cosa significhi tutto questo. Non ho mai capito cosa volesse dire nulla di tutto ciò.”

Gunn era presente in un momento cruciale, quando la Marvel stava costruendo l’arco narrativo delle Gemme dell’Infinito. Gli venne chiesto di inserirle nel primo film dei Guardiani, inclusa la famosa scena col Collezionista (interpretato da Benicio del Toro) che spiega il funzionamento delle Gemme.

Ho scritto quella scena in circa tre minuti, e mi dissero solo: ‘Spiega cosa sono le Gemme dell’Infinito’, e l’ho scritto. Fine.”

Nonostante questo importante contributo al lore del MCU, Gunn ammette che non aveva idea di come tutto si collegasse alla trama più ampia.

All’epoca, la Marvel stava iniziando appena a tessere la narrativa unificata delle Gemme. Alcune erano già comparse in altri film, ma non c’era ancora un vero piano coerente, finché non è stato deciso di puntare davvero sulla narrazione condivisa.

Quando Gunn lavorò a Guardiani della Galassia, gli fu detto di includere una delle Gemme. Ma anche in quel caso, il processo non fu chiarissimo:

Pensava che la sua Gemma dovesse essere rossa, ma poi venne informato che il rosso era già stato usato in Thor: The Dark World. Così, la sua Gemma venne cambiata in viola… durante la post-produzione.

Le prime fasi del MCU erano relativamente ben definite: la Fase Uno terminava con The Avengers, la Fase Due con Ant-Man (scelta discussa), la Fase Tre con Endgame.

Oggi, con le serie TV integrate nell’universo Marvel e una maggiore frammentazione narrativa, la confusione di Gunn appare più che comprensibile.

Basti pensare che recentemente è stata Ironheart a segnare la fine della Fase Cinque, quando i fan si aspettavano che fosse Thunderbolts a concluderla. Una dimostrazione ulteriore, secondo Gunn, che le “fasi” sono più una convenzione flessibile che una strategia rigida, almeno dal punto di vista di chi dirige i film.

Pirates of the Caribbean Tales of the Code Wedlocked (2011) cortometraggio
Azione & Avventura

Pirati dei Caraibi ha un prequel ufficiale che quasi nessuno ha visto

di Stella Delmattino

Dura appena dieci minuti, racconta cosa accadde a Scarlett e Giselle prima de La maledizione della prima luna e nasconde diversi collegamenti con la saga di Jack Sparrow

la fine di oak street film 2026
Azione & Avventura

La Fine di Oak Street, la recensione: Anne Hathaway contro i dinosauri, ma Spielberg è troppo vicino

di William Maga

David Robert Mitchell torna dopo otto anni con un'avventura fantascientifica che mescola dinosauri, crisi familiare e nostalgia anni Ottanta. Il risultato guarda continuamente ad Amblin e Spielberg, divertendo a tratti ma senza trovare un'identità altrettanto forte

Callum Turner e Monica Barbaro in One Night Only (2026) sesso
Azione & Avventura

One Night Only taglia sesso e nudità: perché il pubblico non vuole più vederli al cinema?

di William Maga

Il regista Will Gluck ha eliminato molta della nudità dopo le reazioni del pubblico ai test screening. Ma dietro il caso della rom-com con Monica Barbaro e Callum Turner potrebbe esserci qualcosa di più interessante del semplice ritorno al puritanesimo

Hugh Jackman in robin hood il prezzo del sangue (2026)
Azione & Avventura

Robin Hood – Il prezzo del sangue, recensione: Hugh Jackman distrugge il mito in un Medioevo senza eroi

di William Maga

Michael Sarnoski trasforma Robin Hood in un uomo consumato dalla violenza e dal rimorso. Un film A24 cupo, fisico e magnificamente fotografato, che trova nella rilettura del mito la sua forza ma rischia di soffocarla sotto il peso della propria austerità